Il suicidio d'Europa
KIEV - Se l’Europa continua a descrivere Putin come l’unico colpevole dei contraccolpi economici, finanziari ed energetici del conflitto in Ucraina, dopo oltre ...
dopo oltre sei mesi dall’inizio delle operazioni militari russe la vera realtà del suicidio di fatto del vecchio continente è ormai sotto gli occhi di tutti. Scriteriate politiche di liberalizzazione e sottomissione degli interessi nazionali a quelli degli Stati Uniti fanno dell’imbarazzante classe dirigente europea la sola responsabile della corsa verso il baratro in nome della difesa della (nazi-)democrazia ucraina.
L’analista americano William Engdahl, tra gli altri, ha ricordato un’altra delle ragioni dell’impennata del prezzo del gas di questi mesi. I governi europei e i burocrati non eletti di Bruxelles continuano a puntare il dito contro Putin per “nascondere accuratamente la trasformazione che essi stessi hanno favorito delle modalità con cui il prezzo del gas naturale viene attualmente determinato”. Per quasi due decenni, spiega Engdahl, “la Commissione europea, con l’appoggio di mega banche come JP Morgan Chase o grandi fondi speculativi, ha creato le basi di quella che è oggi una completa deregolamentazione del mercato del gas naturale”.
Si tratta in sostanza della consolidata truffa delle “liberalizzazioni” che, nel caso del gas, ha ridotto o ridurrà ai minimi termini i “contratti a lungo termine a prezzo fisso”, quasi sempre basati su forniture tramite gasdotti, sostituendoli con “un mercato libero in tempo reale e senza regole”, collegato a costose partite di LNG. La deregolamentazione e la promozione dei grandi interessi speculativi, in nome di inesistenti benefici per gli utenti, rivela in questo frangente storico la sua vera faccia, mostrando a tutti come la presunta malefica “dipendenza” dal gas russo non fosse altro che sicurezza delle forniture, prezzi bassi e stabili fissati da contratti a lungo termine.
In questa prospettiva acquistano tutto il loro significato la chiusura e il boicottaggio di gasdotti che assicurano i collegamenti energetici dalla Russia all’Europa. Primo fra tutti il Nord Stream 2, oggetto da anni delle pressioni USA e alla fine bloccato con una mossa suicida decisa dal governo del paese che ne avrebbe maggiormente beneficiato, ovvero la Germania. Proprio la Germania è, tutt’altro che casualmente, la vittima di una vera e propria cospirazione attuata sotto forma di (auto-)sanzioni e partorita non a Mosca, bensì a Washington, Bruxelles e Berlino.
Apparentemente, la strada verso il suicidio europeo non ha alternative, vuoi perché la salvaguardia della (nazi-)democrazia ucraina e la lotta contro la dittatura putiniana rappresentano valori più importanti, vuoi perché il ricatto del Cremlino non lascia altra scelta. In realtà, non solo un’alternativa razionale esiste ma nel mare del fanatismo europeo c’è chi ha già scelto una via diversa, privilegiando gli interessi domestici a quelli della finanza internazionale e dell’Impero. L’Ungheria del “dittatore” Orban ha infatti precocemente preso le distanze dal delirio di Bruxelles, dei vicini polacchi e dei mini-stati baltici, incassando in aggiunta un vastissimo consenso popolare per la sua agenda ultra-nazionalista e, secondo le impeccabili democrazie occidentali, “autoritaria”.
È di questi giorni la notizia di un nuovo accordo tra il governo di Budapest e Gazprom per l’aumento delle forniture di gas. La Russia assicurerà all’Ungheria altri 5,8 milioni di metri cubi al giorno, in aggiunta a quelli già previsti dai contratti esistenti. Questo paese riceve dalla Russia l’80% del gas necessario al proprio fabbisogno e aveva da subito limitato al minimo l’adesione alle sanzioni UE e alla campagna di demonizzazione di Mosca, ovviamente non senza conseguenze politiche.
Anch’egli a Praga per partecipare alla già ricordata conferenza che ha regalato la perla di democrazia di Annalena Baerbock, il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, è intervenuto sul recentissimo accordo con Gazprom, affermando che, in vista dell’inverno e a differenza di altri paesi europei, “l’Ungheria disporrà di gas a sufficienza”. Più semplice di così.
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