Parlamento europeo, scandalo corruzione? Si chiama "lobbismo"
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BRUXELLES - Lo scandalo dei fondi del Qatar a eurodeputati per produrre una immagine democratica dell’emirato è già stato deglutito
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Dic 25, 2022 02:03 Europe/Rome
  • Parlamento europeo, scandalo corruzione? Si chiama

BRUXELLES - Lo scandalo dei fondi del Qatar a eurodeputati per produrre una immagine democratica dell’emirato è già stato deglutito

e assorbito con un accordo tra socialisti e popolari. Fanno muro per tutelare ognuno la propria parrocchia e monitorano quello che potrebbe assumere, ogni giorno che passa, una dimensione maggiore.

L’obiettivo è limitare l’azione della magistratura, che pure per qualche settimana dovrà proseguire; l’intenzione è ridurre i fatti a contingenza e non a costume consolidato, garantendosi così reciprocamente la riduzione del danno, che risulterà questione di alcuni e non un modo di procedere, derubricandolo a responsabilità ad personam e non al sistema. 

Decisivo sarà aggirare la questione di fondo, ovvero la permeabilità alla corruzione di singoli o gruppi di deputati, trasversali a tutte le forze politiche. Dopo la prima settimana di indagini e copertura mediatica, abbiamo già esaurito in quella deputata all’indignazione; ne arriverà una di dibattito astratto e quindi si assorbirà il tutto senza nessuna conseguenza politica sostanziale.

Questo scandalo di centinaia di migliaia di Euro distribuiti dal Qatar e dal Marocco, tra spie, affaristi e deputati idealisti a un tanto al chilo racconta una formidabile ipocrisia europea. Si tratta chiamare le cose con il loro nome: si può chiamare corruzione quando vi sono episodi isolati, ma quando la corruzione si ripete regolarmente si chiama lobbismo, che da caso isolato si fa sistema.

La Vicepresidente Kaili e il suo compagno Francesco Giorgi, insieme all’ex europarlamentare Panzeri erano parte del meccanismo che puntava a corrompere un numero sufficiente di eurodeputati così da votare ordini del giorno e documenti che attestassero l’emirato di Doha come affidabile e sostenibile sotto il profilo dei diritti umani, compresi quelli rispettosi della dignità del lavoro.

Rifare l’immagine di un Paese è attività strategica, perché le posizioni di Strasburgo hanno comunque un rilievo politico e mediatico che impatta sugli affari, sulla realizzazione di accordi di partnership e di assicurazione degli investimenti e accrescere la relazione politica offre aspetti reciprocamente utili.

Ma in Qatar sono 6500 gli operai uccisi in questi anni dall’assenza di ogni misura di sicurezza nella costruzione degli stadi che servivano per giocare il mondiale di calcio appena terminato. Costretti a vivere in 30 negli appartamenti in 80 metri quadri senza aria condizionata e con l’obbligo di lavoro di 13 ore al giorno, compresa la fascia mediana della giornata dove la temperatura segna oltre 50 gradi, gli immigrati percepivano 300 dollari al mese. Il fatto che in un Paese con un PIL da 180 miliardi di dollari annui per circa 3 milioni di persone e con un reddito pro-capite di 62.000 dollari all’anno, la paga per gli edili immigrati fosse di 300 Dollari al mese e che il lavoro fosse ad altissimo rischio (molti dei 6500 morti sono arrivati per collassi e cadute dai ponteggi) non ha destato nessun tipo di preoccupazione tra gli europarlamentari col ditino puntato sui diritti umani di tutti quelli con cui non fanno affari.

C’è infatti l’aspetto ridicolo, che non manca mai. Come quello che riguarda Andrea Cozzolino, europarlamentare del PD, che come la Kaili si è battuto per difendere il Qatar sul piano dei diritti umani. Ebbene Cozzolino deve avere una concezione stravagante dei diritti umani, perché è uno di quegli eurodeputati firmatari e votanti di una mozione di condanna al Nicaragua per presunte violazioni dei diritti umani, stante l’assoluta inconsistenza dell’accusa. Ricapitolando: Managua, che si difende da un colpo di stato e incarcera i suoi ispiratori e violerebbe i diritti umani, mentre il Qatar che Cozzolino mostra di apprezzare finanzia guerre nello Yemen e il golpe contro Gheddafi, nega dignità giuridica e civile alle donne e fa crepare 6500 operai, è invece un esempio di salvaguardia di quegli stessi diritti. Certo, Managua non paga gli europarlamentari eDoha sì, sebbene il gender gap nicaraguense sia al quinto posto nel mondo mentre l’emirato qatariota nega i diritti fondamentali delle donne: non possono lavorare, possedere la terra, avere denaro, dire la loro opinione; non hanno alcun potere decisionale all'interno del nucleo familiare e non sono rappresentate a livello istituzionale. Ma che vuoi che sia?

Si comprende la furia di Cozzolino and friends contro Managua: le ONG, come afferma Giorgi (il triangolatore della combine) servono solo a far transitare i soldi, ma la magistratura nicaraguense ha messo le mani dove doveva, ovvero nei conti opachi delle ONG. Molte di esse non sono in mare a salvare migranti, ma hanno uffici, personale e finanziamenti corposi dall’estero e svolgono una precisa funzione a favore del paese che li paga destabilizzando quello che le ospita. Sono il volto pulito dell’ingerenza, la versione esportabile del golpe soave, vendono solidarietà e incassano Dollari.

 

 

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