Biden vuole una guerra con la Cina?
washington - Da Taiwan al Kosovo fino alle Isole Salomone e naturalmente l’Ucraina: gli Usa sembra che vogliano una guerra con la Cina o, perlomeno, mantenere alto il livello di tensione.
Dopo 160 giorni di guerra in Ucraina, con una inflazione record in tutto l’Occidente, una crisi energetica che rischia di costringere l’Europa a dei razionamenti, una possibile catastrofe alimentare in Africa a causa del blocco del grano e una recessione che è già realtà in diversi Paesi nonostante il rimbalzo post-Covid, una domanda sorge spontanea in merito al comportamento degli Stati Uniti: perché?
Perché dopo oltre cinque mesi di guerra in Ucraina gli Usa non solo hanno evitato ogni tentativo diplomatico con la Russia, ma hanno boicottato anche ogni iniziativa di dialogo degli altri Paesi con dichiarazioni incendiarie?
Gli eventi di questi ultimi mesi in Europa orientale sembrano rappresentare sempre più una specie di campo di prova di quanto potrebbe accadere a breve in Asia orientale, dove il confronto tra Cina e Stati Uniti rischia di sfociare in un conflitto ancora più caldo e distruttivo di quello in corso tra Washington e Mosca. A tracciare un collegamento tra i due casi è frequentemente lo stesso governo americano, i cui piani in primo luogo di carattere militare per “contenere” la Cina avanzano ormai alla luce del giorno. In un’intervista di questa settimana al Financial Times, un altissimo ufficiale dei Marines ha ammesso in maniera insolitamente esplicita i preparativi degli USA e dei loro alleati regionali per una guerra contro Pechino in un futuro probabilmente non molto lontano.
Il generale James Bierman comanda un contingente di stanza in Giappone che, in caso di guerra contro la Cina, svolgerebbe un ruolo di fondamentale importanza per le forze americane. Bierman ha spiegato che “il livello di successo” ottenuto dal suo paese contro la Russia in Ucraina è dovuto ai preparativi e a una pianificazione in atto da ben prima dell’inizio delle ostilità. Queste manovre, attuate in anticipo, sono quello che i militari americani chiamano “preparare il teatro” di guerra e, in parallelo agli eventi ucraini, il generale Bierman ha spiegato che i preparativi sono ben avviati anche nel continente asiatico, “in Giappone, nelle Filippine” e altrove.
Se l’Ucraina costituisce un modello, è facile immaginare come in Estremo Oriente sia Taiwan l’esca per la Cina e, come si può osservare da tempo, attorno allo status dell’isola continuano a verificarsi provocazioni da parte di Washington che sembrano avere come scopo quello di spingere Pechino verso un intervento militare. Per concludere il parallelo con la situazione ucraina, gli Stati Uniti intendono assegnare al Giappone, alle Filippine e ad altri alleati, come ad esempio l’Australia o la Corea del Sud, il compito assegnato all’Europa, ovvero quello di pedine da utilizzare per le loro esigenze militari e logistiche in un’ipotetica guerra contro la Cina.
Lo stesso comandante americano ha spiegato in maniera più circostanziata il lavoro fatto con il regime ucraino a partire dal 2014. Mentre la Russia e le popolazioni del Donbass attendevano inutilmente l’implementazione degli accordi di pace di Minsk (I e II), Washington si preparava per “il futuro conflitto” addestrando le forze ucraine, “pre-posizionando le forniture [di armi] e identificando i siti da cui operare” sul campo.
Le parole del generale James Bierman suscitano più di un interrogativo, oltre al legittimo timore per l’escalation militare in corso. Per cominciare, la pretesa che il conflitto in Ucraina sia un “successo” per Kiev e Washington è semplicemente assurda. La guerra sta distruggendo letteralmente le forze armate, l’economia e la società ucraine. Allo stesso tempo, l’Occidente è andato incontro a una gravissima crisi economica a causa delle politiche suicide anti-russe, soprattutto in ambito energetico. Infine, i riflessi della guerra voluta dagli Stati Uniti stanno accelerando le spaccature all’interno della NATO, mentre l’invio di armi ed equipaggiamenti all’Ucraina sta svuotando gli arsenali dei paesi membri.
Vista la situazione, c’è da chiedersi quale sia la ragione dell’ottimismo ostentato al Financial Times dal generale Bierman. Non si tratta probabilmente solo di retorica al fine di sostenere la propaganda occidentale che vuole la Russia in ginocchio e l’Ucraina sull’orlo del trionfo militare. È del tutto possibile che la classe dirigente americana ritenga realmente un successo il solo risultato di trascinare una potenza rivale come la Russia in un pantano bellico senza via d’uscita o di spezzare i rapporti che la legavano all’Europa.
Potete seguirci sui seguenti Social Media:
Instagram: @parstodayitaliano
Whatsapp: +9809035065504, gruppo Notizie scelte
Twitter: RadioItaliaIRIB
Youtube: Redazione italiana
VK: Redazione-Italiana Irib
E il sito: Urmedium