Terremoto in Siria, Usa, nessun aiuto con Assad al potere
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WASHINGTON (Pars Today Italian) - I terremoti più potenti degli ultimi cento anni hanno colpito lunedì 7 febbraio, prima la Turchia e poi la Siria.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Feb 09, 2023 00:50 Europe/Rome
  • Terremoto in Siria, Usa, nessun aiuto con Assad al potere

WASHINGTON (Pars Today Italian) - I terremoti più potenti degli ultimi cento anni hanno colpito lunedì 7 febbraio, prima la Turchia e poi la Siria.

Mentre il mondo si è subito dato da fare per esprimere la solidarietà ad Ankara, per Damasco, solo l’Iran e la Russia. I presidenti iraniano e russo, Raisi e Putin, hanno chiamato omologo siriano Assad per cordoglio e offrire aiuti. Subito dopo la Repubblica islamica ha mandato alla Siria un aereo con a bordo 45 tonnellate di generi alimentari, medicinali e farmaci. Il velivolo e' arrivato nella mattinata di martedì 8 febbraio, all'aeroporto di Damasco e da li’gli aiuti vengono trasportati alla popolazione terremotata del Nord-Ovest siriano, una regione abitata da quasi quattro milioni di persone. Quindi solo Tehran. Nessun altro governo ha organizzato soccorsi alla Siria. Per la Turchia, la storia è completamente diversa. Oltre 70 governi fra cui - quello americano -, hanno fatto richiesta di aiutare la Turchia, quattordici richieste sono state già accolte e tremila specialisti internazionali in operazioni di soccorso sono già al lavoro. Gli Stati Uniti e la Siria? Durante una conferenza stampa il portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Ned Price, ha praticamente risposto al popolo siriano che, finché ci sarà Bashar al Assad in Siria possono pure morire di fame o sotto le macerie, nonostante il devastante terremoto che ha colpito, oltre la Turchia, anche la Siria.

Qui in seguito le parole del diplomatico statunitense, Ned Price nella stessa conferenza stampa: “Siamo solidali con gli alleati turchi. Naturalmente, la Turchia è un importante alleato della NATO. Ci impegniamo afare il possibile per aiutare i nostri alleati turchi a rispondere in prima istanza con sforzi di salvataggio e recupero. Tale sforzo sarà presto avviato con l'assistenza degli Stati Uniti, ma anche con finanziamenti per la ripresa e sforzi di risposta più ampi”. “In Turchia” - ha proseguito il portavoce agli Esteri Usa -, “abbiamo un partner nel governo; in Siria, abbiamo un partner sottoforma di ONG sul campo che forniscono sostegno umanitario. I siriani dovranno morire, almeno quelli che vivono nelle aree controllate dal governo siriano”. Price non ha parlato del continuo furto di petrolio e grano che avviene ogni giorno ai danni del popolo siriano, almeno Donald Trump era sincero, ammettendo che in Siria i soldati statunitensi erano presenti per rubare il petrolio. Insomma, sanzioni, furti, bombe, appoggio ai gruppi terroristici di ogni risma e quello brutale sarebbe il governo siriano. I brutali sarebbero l’Iran, la Cina, la Russia che hanno subito inviato aiuti umanitari alla Siria. Le sanzioni, tra l’altro, non permettono al personale preposto in Siria, di agire per limitare i danni. Scarseggiano gli strumenti sanitari, le medicine per curare i feriti. Soprattutto, non c’è elettricità, in quanto il petrolio e il gas è saccheggiato quotidianamente da Washington. Quella di Price non è stata la prima volta che l’Impero a stelle e strisce ci regalava un’altra “perla”. Il 12 maggio del 1996 Madeleine Albright, allora Segretario di Stato dell’amministrazione Usa guidata da Bill Clinton, in un'intervista con Lesley Stahl, alla domanda della giornalista sulla morte di mezzo milione di bambini iracheni a causa delle sanzioni, giustificò queste misure coercitive con una frase celebre: "ne valeva la pena" pur di rovesciare l’allora Presidente iracheno Saddam Hussein.

 

 

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