Germania entra in recessione
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BERLINO - Il Pil tedesco è calato per il secondo trimestre di fila, spingendo il paese tedesco in quella che viene definita “recessione tecnica”.
(last modified 2024-11-17T06:24:12+00:00 )
May 30, 2023 06:10 Europe/Rome
  • Germania entra in recessione

BERLINO - Il Pil tedesco è calato per il secondo trimestre di fila, spingendo il paese tedesco in quella che viene definita “recessione tecnica”.

I dati confermano che la più grande economia dell'Unione Europea è entrata in recessione tecnica. La seconda stima del PIL tedesco per il primo trimestre è stata rivista in ribasso e riflette una contrazione dell’economia dello 0,3%. Questo dato, unito al calo dello 0,5% del quarto trimestre 2022, indica che la Germania è entrata in recessione tecnica durante l'inverno. La locomotiva tedesca, quindi, ha smesso di trainare in coincidenza con la chiusura delle importazioni di idrocarburi dalla Russia in obbedienza ai voleri degli Stati Uniti, abbandonando così l’elemento di maggiore incidenza del suo sviluppo industriale e commerciale, sia in chiave di importazione che attraverso la rivendita a terzi. Sholtz, uno dei politici meno carismatici e capaci della storia tedesca, è riuscito a portare la Germania in recessione consegnando la sua politica economica alla disponibilità degli USA.

La recessione tecnica tedesca è la spia di una condizione più generale e ben più grave nella quale versa l’economia del Vecchio Continente, già messa in crisi dalle diseguaglianze e sociali e dalla povertà diffusa. L’Europa è tutto meno che un giardino circondato da una giungla, come ha affermato Joseph Borrell, il ministro meno autorevole della compagine di Bruxelles. Abbandonata ogni velleità di indipendenza e di progetto politico-sociale autonomo, flagellato da deflazione, disoccupazione, crisi industriale, insicurezza sociale, povertà diffusa, difficoltà di accoglienza e integrazione dell’immigrazione, il Vecchio Continente è sottoposto alla più grave crisi socioeconomica della sua storia.La UE, nel suo complesso, non investe per la riduzione della povertà. L’Eurostat certifica che l’obiettivo di ridurre gli indigenti di 20 milioni entro l’anno prossimo è fallito. I cittadini poveri sono ancora 109,2 milioni.La crescita della povertà non trova risposte adeguate nel vocabolario liberista e benché la spesa per la protezione sociale risulti apparentemente alta, così non è. A maggior ragione dopo l’epidemia di Covid-19, la spesa sanitaria europea si dimostra inefficace a fronteggiare le emergenze e la crescente riduzione degli investimenti nella sanità pubblica ha prodotto uno sfascio gestionale che si ripercuote duramente sui livelli di assistenza.Lo stesso per la protezione sociale in ambito lavorativo. Qui addirittura i dati ufficiali vengono sottoposti ad un vero e proprio raggiro statistico per portare la spesa pro-capite a livelli accettabili. Si censisce il livello di disoccupazione prendendo in esame una fascia d’età che va dai 15 ai 74 anni, e così risulta che i disoccupati sono il 6% della forza lavoro disponibile. Ma se si volesse esaminare davvero il livello di disoccupazione reale, si dovrebbe esaminare un’età che va dai 25 ai 67 anni, perché mediamente fino ai 25 di studia e dopo i 67 si è in pensione. Ecco allora che la percentuale di disoccupazione cambia immediatamente, dal momento che lavora il 68,4 della forza lavoro disponibile, mentre è disoccupata il 31,6.Sono numeri che imporrebbero misure di reddito pubblico urgenti e parametrate al costo della vita nei rispettivi paesi ed un rilancio delle politiche industriali che dovrebbero essere tirate fuori dal Patto di Stabilità. All’aumento drammatico di povertà e diseguaglianze, non può essere posto un argine con i decimali di rapporto tra PIL e Deficit. L’aspetto politico più importante e dannoso al tempo stesso, è infatti il dover sottoporre le spese per la protezione sociale ai vincoli di Bilancio dettati dal Fiscal Compact, ovvero lo strumento di stabilità finanziaria dell’Unione che è la pietra tombale per la lotta alla povertà e al disagio sociale.

 

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