Perché Deutsche Bank è una bomba pronta a esplodere (2a parte)
Lo si è visto anche in Italia. La politica, meno attenta di quella tedesca, ha accettato la stretta delle regole Ue. Gli effetti della recessione si sono manifestati sulle banche con più evidenza dopo il 2013.
Così il settore, in assenza di bad bank e risorse pubbliche (ma anche di uno strumento privato come il Fitd), ha dovuto ingegnarsi con soluzioni come il fondo Atlante, che tuttavia hanno avuto l’inevitabile difetto delle risorse limitate a disposizione. Così i problemi di alcune banche si sono trascinati a lungo: basti pensare alla vicenda Mps, tuttora alle prese con manovre per realizzare l’aumento di capitale senza risorse pubbliche. Lo stesso è accaduto negli altri Paesi del Sud Europa che hanno sperimentato il burden sharing. Nel frattempo le banche tedesche hanno goduto di maggiore tranquillità, grazie alla protezione (esplicita o implicita) dello Stato, dovuta anche a un debito pubblico sotto controllo (altro merito della politica tedesca).
Ora però i problemi delle banche in Germania, rimasti per anni sotto il tappeto, sono riemersi. I 250 miliardi di aiuti non sono bastati. Sono tornati i dubbi sulle attività finanziarie e sulla solidità degli istituti. La maggior parte degli osservatori ritiene che, se necessario, la Merkel non esiterebbe a sfuggire alle regole Ue che proprio la Germania ha imposto all’Europa. La stampa tedesca non prende neppure in considerazione obiezioni da Bruxelles. In teoria ogni sostegno statale sarebbe vincolato al burden sharing. Non è escluso, però, che la cancelliera possa sfuggire al coinvolgimento dei privati, utilizzando le deroghe previste per i rischi sistemici (e Deutsche Bank ne ha più di ogni altra banca al mondo secondo il Fmi) e per gli istituti già pubblici (come le landesbank).
La strada della risoluzione e del bail-in di una grande banca sarebbe molto pericolosa, non solo per la Germania. La nuova legge tedesca che ha adattato la Brrd prevede dal 2017 la subordinazione dei titoli senior rispetto ad altre passività. Merkel potrebbe attingere al Fondo di risoluzione alimentato dalle banche Ue, ma solo dopo aver fatto pagare i privati (anche senior), con pesantissime conseguenze per il Paese e per l’Europa. Ecco perché questa opzione da molti è considerata di fatto impossibile. Le regole europee in ogni caso sembrano spaventare la cancelliera meno delle elezioni. Molti tedeschi sono contrari all’impiego di nuove risorse. E comunque anche un mancato salvataggio avrebbe conseguenze per il voto. Perciò Merkel oggi spera innanzitutto che la situazione non si aggravi. Negli altri Paesi c’è la speranza che le difficoltà delle banche tedesche spingano la Germania a una maggiore ragionevolezza sulle regole dei salvataggi bancari.
Fonte: formiche.net