Il sentiero della luce
Il sentiero della luce (745)
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.
Oggi proseguiamo la lettura della 33esima sura del Corano ossia la Al-Ahzab o dei Coalizzati, ispirata al profeta a Medina e quindi medinese e di 73 versetti. La coalizione che viene evocata dal nome di questa sura è quella che si formò nel quinto anno dall'Egira e che vedeva alleati i politeisti coreisciti, gli ebrei e gli ipocriti medinesi. Li fronteggiarono non più di tremila combattenti musulmani con la strategia suggerita da un liberto di origine persiana, Salmân Pak detto “al Farsi” (“il persiano” appunto) il quale propose lo scavo di un ampio e profondo fossato capace di fermare le cariche della cavalleria beduina. Il progetto ebbe successo: dopo qualche giorno di inutili tentativi “i coalizzati”, stanchi e snervati, travolti da un'improvvisa furiosa bufera, si ritirarono in disordine.
Ed ora leggiamo il versetto numero 6 della sura dei Coalizzati:
«النَّبِیُّ أَوْلَى بِالْمُؤْمِنِینَ مِنْ أَنفُسِهِمْ وَأَزْوَاجُهُ أُمَّهَاتُهُمْ وَأُولُو الْأَرْحَامِ بَعْضُهُمْ أَوْلَى بِبَعْضٍ فِی کِتَابِ اللَّـهِ مِنَ الْمُؤْمِنِینَ وَالْمُهَاجِرِینَ إِلَّا أَن تَفْعَلُوا إِلَى أَوْلِیَائِکُم مَّعْرُوفًا کَانَ ذَلِکَ فِی الْکِتَابِ مَسْطُورًا»
Il Profeta è più vicino ai credenti di loro stessi e le sue spose sono le loro madri. Secondo il Libro di Allah, [nella successione] i legami parentali hanno priorità su quelli tra i credenti e tra gli immigrati, a meno che non vogliate lasciare un legato a favore dei vostri fratelli nella religione. Questo è scritto nel Libro [di Allah]. (33:6)
In questa parte della sura, come ricorderete, Dio enuncia alcune delle leggi; in questo versetto ricorda che anche se il profeta e’ come il padre della comunita’ dei fedeli, ed anche se le sue mogli sono come le madri della comunita’, gli altri non beneficiano della sua eredita’ e nemmeno lui eredita dalle altre persone.
Queste regole vengono spiegate anche per una ragione storica; dopo la migrazione dei musulmani dalla Mecca a Medina, il profeta stabilì un patto di fratellanza tra ognuno degli abitanti della Mecca, i cosiddetti Muhajirin o immigrati e ognuno degli abitanti di Medina o Ansar, i soccorritori. Questi versetti spiegano pero’ che l’eredita’ e’ un qualcosa che solo i veri parenti ricevono e che quindi non va ai fratelli dichiarati in religione; se qualcuno vuole donare la propria eredita’ a qualche persone che non sia suo parente, e’ chiaro che lo puo’ fare attraverso il proprio testamento.
Dal versetto appena letto si evince anche che il profeta deve essere ascoltato dai fedeli e che lui ha il diritto di esprimersi per loro; anche il versetto 36 di questa sura, che leggeremo più avanti, ricorda che quando Dio ed il suo profeta prendono una decisione, il fedele obbedisce a tale decisione.
E’ scontato ricordare che il profeta e’ infallibile e puro e che nelle sue decisioni vuole solo il bene delle persone e della societa’ e che mai e’ alla ricerca di interessi, voglie o passioni personali. Da questo versetto apprendiamo che:
Primo – Il profeta e’ il capo supremo di tutti i fedeli e questi devono obbedirgli in tutte le questioni individuali, sociali e famigliari.
Secondo – E’ obbligatorio rispettare le consorti del profeta, considerate come le madri dei fedeli.
Terzo – Nella cultura islamica, per rafforzare il sistema della famiglia, i legami di parentela vengono considerati molto importanti.
Ed ora leggiamo i versetti numero 7 e 8:
«وَإِذْ أَخَذْنَا مِنَ النَّبِیِّینَ مِیثَاقَهُمْ وَمِنکَ وَمِن نُّوحٍ وَإِبْرَاهِیمَ وَمُوسَى وَعِیسَى ابْنِ مَرْیَمَ وَأَخَذْنَا مِنْهُم مِّیثَاقًا غَلِیظًا»،
[Ricorda] quando accettammo il patto dei profeti: il tuo, quello di Noè, di Abramo, di Mosè e di Gesù figlio di Maria; concludemmo con loro un patto solenne, (33:7)
«لِّیَسْأَلَ الصَّادِقِینَ عَن صِدْقِهِمْ وَأَعَدَّ لِلْکَافِرِینَ عَذَابًا أَلِیمًا»
affinché Allah chieda conto ai sinceri della loro sincerità. Per i miscredenti ha preparato un castigo doloroso. (33:8)
In questi versetti si parla della grande responsabilità del profeta dell’Islam e dei messaggeri divini a lui precedent nei confronti della gente; la responsabilita’ di riferire la parola divina e di non rinunciare a nessuno sforzo per guidare la gente sulla retta via.
Il versetto numero 7 e’ di importanza centrale perche’ cita i profeti che nell’Islam vengono considerati i principali o gli Ulul-Azm, ossia Noè, Abramo, Mose’, Gesu’ e Mohammad (la pace sia con loro).
Il versetto numero 8 ricorda poi che dinanzi all’invito la gente si divide in due gruppi: i sinceri e i rinnegatori! I sinceri sono coloro che dicono di avere accettato la fede e si comportano da fedeli; ci sono poi anche coloro che si definiscono fedeli a parole, ma non risultano tali nei fatti; nell’altra vita, entrambi i gruppi riceveranno il risultato delle loro azioni.
Nei versetti 23 e 24 di questa stessa sura, i veri credenti vengono definiti coloro che sono sinceri nel patto con Dio e che vengono premiati infine proprio per la fedelta’ al patto stretto con il Signore. Sono proprio questi quelli che per la difesa della religione e per il bene, sono disposti a sacrificare la loro vita e che dimostrano la propria sincerita’ nei momenti difficili e dinanzi ai problemi.
Un’altra questione e’ che in ogni caso, nel Giorno del Giudizio, Iddio, al di la’ delle azioni, stabilira’ il grado di sincerita’ di ogni persona nella sua fede, dato che in quel giorno diverranno palesi le sensazioni e tutto ciò che si nasconde nell’anima degli uomini.
Da questi versetti apprendiamo che:
Primo – La conoscenza della storia dei profeti e dei popoli del passato e’ un qualcosa di necessario per i fedeli; in questa maniera possono conoscere le tradizioni divine e quindi avviarsi sul giusto sentiero.
Secondo – Dio ha posto un dovere dinanzi ad ogni diritto; più una posizione ha una posizione elevata, più e’ pesante la sua responsabilità.
Terzo – Essere sinceri nelle azioni e nelle parole e’ una condizione per la fede e non a caso i fedeli, nel Corano, vengono detti “i sinceri”.
Quarto – Dio, nel Giorno del Giudizio, stabilisce il valore delle azioni dell’uomo e oltre alla loro apparenza, esamina anche la volonta’ e le idee che stavano dietro ad ogni azione.
Davood Abbasi