Feb 25, 2018 09:29 CET

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Oggi proseguiamo la lettura della 33esima sura del Corano ossia la Al-Ahzab o dei Coalizzati, ispirata al profeta a Medina e quindi medinese e di 73 versetti. La coalizione che viene evocata dal nome di questa sura è quella che si formò nel quinto anno dall'Egira e che vedeva alleati i politeisti coreisciti, gli ebrei e gli ipocriti medinesi. Li fronteggiarono non più di tremila combattenti musulmani con la strategia suggerita da un liberto di origine persiana, Salmân Pak detto “al Farsi” (“il persiano” appunto) il quale propose lo scavo di un ampio e profondo fossato capace di fermare le cariche della cavalleria beduina.  Il progetto ebbe successo: dopo qualche giorno di inutili tentativi “i coalizzati”, stanchi e snervati, travolti da un'improvvisa furiosa bufera, si ritirarono in disordine.

 

Ed ora leggiamo i versetti numero 18 e 19 della sura dei Coalizzati:

«قَدْ یَعْلَمُ اللَّـهُ الْمُعَوِّقِینَ مِنکُمْ وَالْقَائِلِینَ لِإِخْوَانِهِمْ هَلُمَّ إِلَیْنَا  وَلَا یَأْتُونَ الْبَأْسَ إِلَّا قَلِیلًا»،

Certamente Allah conosce quali di voi frappongono ostacoli e quali dicono ai loro fratelli: “Venite da noi”, e ben di rado vanno a combattere, (33:18)

 

أَشِحَّةً عَلَیْکُمْ  فَإِذَا جَاءَ الْخَوْفُ رَأَیْتَهُمْ یَنظُرُونَ إِلَیْکَ تَدُورُ أَعْیُنُهُمْ کَالَّذِی یُغْشَى عَلَیْهِ مِنَ الْمَوْتِ  فَإِذَا ذَهَبَ الْخَوْفُ سَلَقُوکُم بِأَلْسِنَةٍ حِدَادٍ أَشِحَّةً عَلَى الْخَیْرِ  أُولَـئِکَ لَمْ یُؤْمِنُوا فَأَحْبَطَ اللَّـهُ» أَعْمَالَهُمْ  وَکَانَ ذَلِکَ عَلَى اللَّـهِ یَسِیرًا

sono avari verso di voi. Quando li prende il panico, li vedrai guardarti con gli occhi allucinati di chi è svenuto per paura della morte. [Poi], appena passata la paura, vi investono con toni esacerbati, avidi di bottino. Costoro non sono affatto credenti e Allah vanificherà le loro azioni. Ciò è facile per Allah. (33:19)

 

Proseguono i versetti che narrano le vicende della battaglia di Ahzad o dei Coalizzati, di cui vi abbiamo parlato nell’introduzione. Qui si parla di alcuni ipocriti che nel momento del bisogno, quando la citta’ di Medina, assediata dai nemici, aveva bisogno di protezione, dicevano alla gente di non combattere e di non opporre resistenza; queste persone, spiega il Corano, mentono quando dicono di essere fedeli e nel momento del pericolo hanno una tale paura da farli sembrare morti. Quando pero’ i fedeli vinsero respingendo l’assedio di Medina, si ritenevano partecipi della vittoria e furono subito pronti a salire sul carro dei vincitori, senza avere avuto merito alcuno e per di piu’ dopo avere avuto un ruolo negativo. Dio spiega che questa gente voleva avere una parte nel bottino di guerra e lo esigeva con prepotenza e arroganza.

Bisogna spiegare che cio’ che il Corano ricorda sugli ipocriti del periodo del profeta, e’ senza dubbio un qualcosa che riguarda gli ipocriti in generale e non solo la gente di quel periodo; in ogni era, nella societa’ islamica, si trovano degli individui del genere che scappano nel momento del bisogno e che cercano invece di arraffare ed arricchirsi in tempo di pace.

Da questi versetti apprendiamo che:

Primo – Quando si combatte contro un nemico esterno di solito vi sono anche personaggi all’interno della societa’ che si lasciano sopraffare dalla paura; queste persone non solo si sotraggono al loro dovere di difesa, ma con le proprie argomentazioni, cercano di distogliere pure gli altri da cio’ che e’ giusto.

Secondo – Gli ipocriti, nei momenti sensibili e di grande necessita’, negano il loro aiuto ai fedeli che combattono; tornano dopo che il pericolo se ne e’ andato e vengono alla ricerca della ricchezza. Questi sono i segni delle persone ipocrite.

Terzo – Farsi sopraffare dalla paura dinanzi al nemico ed invece comportarsi male con i propri fratelli e’ un altro dei segni degli ipocriti.

Ed ora leggiamo il versetto numero 20 della sura dei Coalizzati:

 

«یَحْسَبُونَ الْأَحْزَابَ لَمْ یَذْهَبُوا وَإِن یَأْتِ الْأَحْزَابُ یَوَدُّوا لَوْ أَنَّهُم بَادُونَ فِی الْأَعْرَابِ یَسْأَلُونَ عَنْ أَنبَائِکُمْ وَلَوْ کَانُوا فِیکُم مَّا قَاتَلُوا إِلَّا قَلِیلًا»

Pensavano che i coalizzati non se ne sarebbero andati. Se i coalizzati ritornassero, se ne andrebbero nel deserto a vagare tra i beduini e chiederebbero vostre notizie. Se fossero rimasti con voi avrebbero combattuto ben poco. (33:20)

 

Questo versetto vuole indicare l’enorme paura degli ipocriti e spiega che anche dopo il ritiro dei Coalizzati, queste persone continuavano ad avere paura pensando che le schiere nemiche non se ne fossero andate. Quando sentivano in lontananza un cammello o un cavallo pensavano che fossero i nemici ed erano cosi’ impauriti che sognavano di poter scappare e vivere nei deserti per sottrarsi al pericolo e poi potere avere le notizie della citta’ dai viaggiatori e da lontano e tornarsi solo dopo avere avuto la sicurezza della fine dello scontro.

Il versetto spiega che questa gente non aiuta e non partecipa alla difesa, nemmeno se non scappa e rimane; per questo, vuole dire il Corano, non bisogna affliggersi per la fuga di queste persone e non bisogna nemmeno rallegrarsi per il fatto che rimangano.   

Da questi versetti apprendiamo diverse conclusioni tra le quali citiamo le seguenti:

Primo – Gli ipocriti e le persone dalla fede debole, immaginano sempre i nemici piu’ forti dei fedeli. Loro pensano che l’esito dello scontro sia sempre a favore dei nemici dell’Islam e si regolano in base a ciò.

Secondo – La paura e l’incapacita’, portano le persone ipocrite a scappare dinanzi al nemico mentre la ragione e la religione ordinano di resistere e di non farsi sopraffare dalla paura.

Ed ora leggiamo il versetto numero 21 della sura dei Coalizzati:

 

«لَّقَدْ کَانَ لَکُمْ فِی رَسُولِ اللَّـهِ أُسْوَةٌ حَسَنَةٌ لِّمَن کَانَ یَرْجُو اللَّـهَ وَالْیَوْمَ الْآخِرَ وَذَکَرَ اللَّـهَ کَثِیرًا»

Avete nel Messaggero di Allah un bell'esempio per voi, per chi spera in Allah e nell'Ultimo Giorno e ricorda Allah frequentemente. (33:21)

 

Questo passo del sacro testo si rivolge ai fedeli e rammenta loro che invece di ascoltare le parole degli ipocriti, devono seguire il buon esempio del profeta, nella parola e nelle azioni; il messaggero di Dio era forte e deciso nella difesa della citta’ di Medina e dei fedeli, che venivano aggrediti solo per la loro fede ed il fatto di voler seguire il volere divino.

Dopo che, il profeta e la gente, decisero di scavare un fossato intorno alla citta’ per impedire l’ingresso del nemico, lo stesso profeta si mise a lavoro insieme a tutti gli altri per scavare il fossato; lavorando il profeta teneva allegri i cuori dei fedeli, li incoraggiava e prometteva loro la vittoria.

Da questi versetti apprendiamo che:

Primo – Il messaggero di Dio, Mohammad il prescelto, lode di Dio su di Lui e sulla sua pura famiglia, nel momento del pericolo scendeva in campo e prendeva in mano persino la spada, a fianco di tutti gli altri e senza pretese. Nella societa’ guidata da lui, la politica non era separata dalla religione e lui voleva la felicita’ ed il benessere per la gente, sia in questa che nell’altra vita.

Secondo – Il profeta viveva come la gente comune e quindi tutti potevano e possono tutt’ora collocarlo come proprio modello di vita. Aveva una natura umana in tutte le sue azioni, anche nella battaglia seguiva le consuetudini e gli accorgimenti dell’epoca.

Terzo – Se i musulmani del mondo seguissero veramente il modello di vita del profeta, indubbiamente, la loro situazione sarebbe migliore di quella attuale.

Davood Abbasi