Il sentiero della luce
Il sentiero della luce (764)
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.
Oggi, inizia la lettura della 34esima sura del sacro Corano, la sura o il brano di Saba, nome di un popolo che come abbiamo accennato nella sura delle Formiche, abitava nello Yemen, la regione meridionale della penisola arabica.
Ecco il versetto 14 della sura di Saba’:
«فَلَمَّا قَضَیْنَا عَلَیْهِ الْمَوْتَ مَا دَلَّهُمْ عَلَى مَوْتِهِ إِلَّا دَابَّةُ الْأَرْضِ تَأْکُلُ مِنسَأَتَهُ فَلَمَّا خَرَّ تَبَیَّنَتِ الْجِنُّ أَن لَّوْ کَانُوا یَعْلَمُونَ الْغَیْبَ مَا لَبِثُوا فِی الْعَذَابِ الْمُهِینِ»
Quando poi decidemmo che morisse, fu solo la “bestia della terra” che li avvertì della sua morte, rosicchiando il suo bastone. Poi, quando cadde, ebbero la prova i dèmoni, che se avessero conosciuto l'invisibile, non sarebbero rimasti nel castigo avvilente. (34:14)
Dopo aver descritto alcuni segni della potenza e della forza che Dio aveva donato a Salomone, compresa la capacita’ di lavorare alcuni metalli, in questo versetto si ricorda il momento in cui sopraggiunse l’ora della morte di Salomone; il versetto spiega che Salomone era appoggiato al suo bastone al momento della morte e che una piccola formica iniziò a cibarsi di esso e che quindi dopo molto tempo lui cadde e la gente capì che il loro re era morte. I Jinn o demoni che lavoravano alla corte di Salomone, alla pari degli uomini, non si erano accorti della sua morte e come spiega il versetto, continuarono a svolgere lavori pesanti per un lungo periodo, quando lui era appoggiato al suo bastone e pur essendo gia’ morto appariva vivo.
L’Imam Alì (la pace sia con lui), nell’orazione 182 del Nahj al Balagha afferma: “Se qualcuno fosse riuscito a salvarsi dalla morte e a vivere per sempre nel mondo, quel qualcuno sarebbe stato il profeta Salomone, che aveva il dominio su uomini e demoni ed aveva la carica di messaggero del Signore ed era tra coloro che gli sono vicini.”
Dalla riflessione su questo versetto concludiamo che:
Primo – Se l’uomo raggiunge persino la carica di re o profeta, non può considerarsi immune dalla morte. Per questo non dobbiamo mai sentirci intoccabili per via della nostra ricchezza o del nostro potere e dobbiamo perennemente ricordarci che un giorno dovremo lasciare tutto per passare ad altra vita.
Secondo – Salomone, con tutta la sua potenza e la sua magnificenza, cadde a terra per colpa di una formica che gli aveva masticato il bastone.
Ed ora leggiamo il versetto numero 15 della sura di Saba’a:
«لَقَدْ کَانَ لِسَبَإٍ فِی مَسْکَنِهِمْ آیَةٌ جَنَّتَانِ عَن یَمِینٍ وَشِمَالٍ کُلُوا مِن رِّزْقِ رَبِّکُمْ وَاشْکُرُوا لَهُ بَلْدَةٌ طَیِّبَةٌ وَرَبٌّ غَفُورٌ»
C'era invero, per la gente di Sabâ', un segno nella loro terra: due giardini, uno a destra e uno a sinistra. “Mangiate quel che il vostro Signore vi ha concesso e siateGli riconoscenti: [avete] una buona terra e un Signore che perdona!” (34:15)
Da qui in poi si parla del popolo di Saba, che secondo gli studiosi popolava il sud della penisola araba e zone corrispondenti all’odierno Yemen. Questo popolo, secondo la descrizione coranica, viveva in una zona dal clima piacevole e loro, costruendo una grande diga, erano riusciti a controllare l’acqua rendendo cosi’, con l’agricoltura e l’allevamento, ricca e fiorente la loro civiltà. Ai lati del corso d’acqua che fuoriusciva dalla diga, vi erano giardini immensi che nel corso dell’anno producevano frutti vari; la fertilità del terreno, il clima mite, la generosità della terra, erano, spiega il Corano, tutti segni ed anzi esito della benevolenza e della grazia divina; nonostante i loro peccati, Dio perdonava quella gente e non riduceva la loro ricchezza.
Dalla riflessione su questo versetto apprendiamo che:
Primo – La natura, i paesaggi affascinanti, gli alberi ed i loro frutti, sono tutti segni dell’esistenza e della potenza immensa del Signore.
Secondo – Lavorare e arricchire la vita mondana, attraverso attività come l’agricoltura o la pastorizia, che per esempio sono citate nel versetto, getta le basi per la ricezione dei doni divini e non e’ affatto in contrasto con la spiritualità e la fede nell’aldilà.
Ora leggiamo i versetti 16 e 17 della sura di Saba’a:
«فَأَعْرَضُوا فَأَرْسَلْنَا عَلَیْهِمْ سَیْلَ الْعَرِمِ وَبَدَّلْنَاهُم بِجَنَّتَیْهِمْ جَنَّتَیْنِ ذَوَاتَیْ أُکُلٍ خَمْطٍ وَأَثْلٍ وَشَیْءٍ مِّن سِدْرٍ قَلِیلٍ»،
Si allontanarono [da Noi] e allora inviammo contro di loro lo straripamento delle dighe e trasformammo i loro due giardini in due giardini di frutti amari, tamarischi e qualche loto. (34:16)
«ذَلِکَ جَزَیْنَاهُم بِمَا کَفَرُوا وَهَلْ نُجَازِی إِلَّا الْکَفُورَ»
Così li ricompensammo per la loro miscredenza. Castighiamo in tal modo altri che il miscredente? (34:17)
Le persone, di fronte ai doni divini, sia materiali che spirituali, si comportano in due modi diversi. Ci sono coloro che sono riconoscenti e coloro che non lo sono; un gruppo di persone, vedendo la propria ricchezza, materiale o spirituale, si ricorda di Dio mentre ci sono altri che difronte alle stesse cose, dimenticano Dio e pensano solo alle proprie voglie e passioni, anche se ciò può andare contro la legge di quello stesso Dio che li ha riempiti di doni.
Il popolo di Saba, pur essendo ampiamente in possesso dei doni divini, pensò solo alle sue voglie e dimenticò l’origine della propria ricchezza; i ricchi di questo popolo ne umiliarono i poveri, tutti dimenticarono Dio e così, un grande alluvione, li colpì e distrusse la loro diga; e così i giardini attorno alla loro citta’ andarono distrutti, la terra non fu più fertile e gli alberi smisero di dare frutti.
Da questi versetti apprendiamo che:
Primo – L’irriconoscenza nelle parole e nelle azioni, può innescare il castigo divino anche in questa stessa vita mondana.
Secondo – Il destino delle persone e dei popoli dipende da loro stessi e questa e’ la tradizione divina su chi ha vissuto prima di noi e chi vivra’ anche dopo.
Terzo – Perseverare nel peccato getta le basi per l’arrivo del castigo divino ma i peccati accidentali, che capitano a tutti gli uomini, vengono perdonati dal Signore, il più Misericordioso che esista.
Davood Abbasi