May 19, 2018 07:00 CET

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Oggi, inizia la lettura della 34esima sura del sacro Corano, la sura o il brano di Saba, nome di un popolo che come abbiamo accennato nella sura delle Formiche, abitava nello Yemen, la regione meridionale della penisola arabica. 

Ecco i versetti 25, 26 e 27 della sura di Saba’a:

 

«قُل لَّا تُسْأَلُونَ عَمَّا أَجْرَمْنَا وَلَا نُسْأَلُ عَمَّا تَعْمَلُونَ»،  

Di': “Non sarete interpellati a proposito di quel che noi avremo commesso e noi non lo saremo a proposito di quel che avrete fatto voi”. (34:25)

 

«قُلْ یَجْمَعُ بَیْنَنَا رَبُّنَا ثُمَّ یَفْتَحُ بَیْنَنَا بِالْحَقِّ وَهُوَ الْفَتَّاحُ الْعَلِیمُ»،

Di': “Il nostro Signore ci riunirà, quindi giudicherà tra noi, secondo verità. Egli è il Giudice che tutto conosce”. (34:26)

 

 

«قُلْ أَرُونِیَ الَّذِینَ أَلْحَقْتُم بِهِ شُرَکَاءَ  کَلَّا  بَلْ هُوَ اللَّـهُ الْعَزِیزُ الْحَکِیمُ»

Di': “Mostratemi quelli che Gli avete attribuito come soci. Niente affatto: Egli è Allah, l'Eccelso, il Saggio”. (34:27)

 

Questi versetti, riallacciandosi al concetto della liberta’ di scelta dell’uomo in questa vita, ricordano che anche nel Giorno del Giudizio, ognuno dovra’ rispondere solo ed esclusivamente delle proprie azioni e non certo di quelle degli altri. Giudicare sara’ compito del Signore, che tutto sa riguarda agli uomini ed al creato e che per questo sara’ in grado di esprimersi con giustizia assoluta.

Nella vita mondana tutti sostengono di essere nel giusto e dicono di aver intrapreso la via migliore, e non e’ facile poter distinguere tra chi e’ sincero e chi no; nell’altra vita pero’, Dio dividera’ benefattori da malfattori grazie alla sua sapienza infinita. L’ultimo dei versetti letti ritorna sulla questione degli associatori e sfida loro a mostrare uno solo di quei dèi che loro ritengono partecipi, insieme a Dio, nell’amministrazione del Creato. La realta’ e’ che tali dèi, statue di legno o di pietra, erano solo frutto della superstizione di quella gente.

Da questi versetti apprendiamo che:

Primo – Nel giorno del giudizio, il discrimine tra le diverse azioni degli uomini sara’ il bene e non certo le relazioni mondane come quelle di parentela o amicizia. E’ solo in base alla giustizia che ogni persona viene giudicata, e non in base ad altro.

Secondo – Quando parliamo con chi non la pensa come noi, non dobbiamo accusarla di essere peccatrice o criminale.

Terzo – Nessuno si e’ mai considerato socio di Dio, ne gli angeli e nemmeno gli dèi di pietra; sono gli uomini ad aver creato tali pensieri con la propria immaginazione.

Ed ora passiamo alla lettura del versetto 28 della sura di Saba:

 

«وَمَا أَرْسَلْنَاکَ إِلَّا کَافَّةً لِّلنَّاسِ بَشِیرًا وَنَذِیرًا وَلَـکِنَّ أَکْثَرَ النَّاسِ لَا یَعْلَمُونَ»

Non ti abbiamo mandato se non come nunzio ed ammonitore per tutta l'umanità, ma la maggior parte degli uomini non sanno. (34:28)

 

Dopo aver parlato del culto monoteista e di quello degli associatori, qui il Corano parla dell’aspetto universale del messaggio di Mohammad (s), il profeta dell’Islam.

Infatti, anche se i primi a cui il messaggero si rivolse furono gli arabi della penisola, ed il suo testo sacro venne trasmesso in arabo, il messaggio proveniente da Dio non riguarda chiaramente un popolo specifico e un’era particolare; e’ un messaggio per tutti i popoli e per tutti i tempi; anche altrove nel Corano, per esempio nel primo versetto della sura del Discrimine, si ricorda che il messaggio del profeta e’ rivolto a tutti gli esseri umani.

In questo versetto, si chiarisce pure quale sia il metodo di invite del profeta, che ancora oggi dovrebbe essere seguito dai musulmani; Mohammad (s) prometteva la felicita’ eterna ai benefattori e metteva in guardia dalle fiamme dell’inferno i malfattori; purtroppo, molte persone, ignorano il ruolo della fede o al contrario della mancanza di fede nel loro destino e nella loro felicità ignorando questi insegnamenti.

Dalla riflessione su questo versetto possiamo trarre almeno due conclusioni:

Primo – La missione profetica di Mohammad (s) era rivolta a tutta l’umanità; e’ ridicolo che alcuni lo ritengano solo della loro etnia; e’ come se qualcuno andasse dicendo che solo i palestinesi devono essere cristiani dato che lui e’ vissuto solo in quella terra.

Secondo – I profeti avevano il compito di riferire il messaggio divino ma non di “costringere” la gente ad accettare la fede. Il loro sistema, quindi, metteva al centro, in ogni caso, il diritto di libera scelta delle persone.

 

Ed ora leggiamo i versetti 29 e 30 della sura di Saba’:

E dicono: “Quando si realizzerà questa promessa? [Ditecelo], se siete veridici!”. (34:29)

Di': “Vi aspetta un Giorno che non sapreste né ritardare, né anticipare di un'ora”. (34:30)

 

In questi versetti si risponde in qualche modo ai rinnegatori del Giorno del Giudizio; chi dice che non arrivera’ mai non ha argomentazioni logiche per dirlo, ma ha solo voglia di rinnegare.

In generale, non conoscere quale sia il momento preciso in cui un fatto si verifichera’ non significa che quel fatto non esiste. Tutti sappiamo che un giorno moriremo e ne siamo anche sicuri, anche se non sappiamo quando; il Corano ribadisce che il Giorno del Giudizio, arrivera’ ed esattamente nel momento prestabilito e che questo arrivo non potra’ essere ritardato o anticipato. Per questo, ognuno deve cercare di prepararsi per poter rispondere delle proprie azioni e non rinnegarlo.

Dalla riflessione su questi versetti possiamo arrivare come minimo alle seguenti conclusioni:

Primo – Solo Dio e’ a conoscenza del momento esatto in cui arrivera’ il Giorno del Giudizio. Nemmeno i profeti erano al corrente di questo segreto.

Secondo – Invece di fare capricci e chiedere del prima o del poi, gli uomini dovrebbero pensare invece ad agire in maniera corretta per potersi preparare a quel difficile giorno.