Il sentiero della luce
Il sentiero della luce (773)
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.
Amici, oggi concluderemo la lettura della 34esima sura del sacro Corano, la sura o il brano di Saba’a, nome di un popolo che come abbiamo accennato nella sura delle Formiche, abitava nello Yemen, la regione meridionale della penisola arabica.
Ecco a voi la lettura dei versetti numero 48 e 49, a cui fara’ seguito il commentario:
«قُلْ إِنَّ رَبِّی یَقْذِفُ بِالْحَقِّ عَلَّامُ الْغُیُوبِ»
،Di': “Certamente il mio Signore rivela la Verità, Egli ha perfetta conoscenza di ogni cosa nascosta”. (34:48)
« قُلْ جَاءَ الْحَقُّ وَمَا یُبْدِئُ الْبَاطِلُ وَمَا یُعِیدُ»
Di': “È giunta la Verità. Il falso non può dar inizio a nulla e nulla rinnovare”. (34:49)
Nel primo dei due versetti, si ricorda che Dio conosce ogni cosa, anche nascosta, e secondo gli esegeti qui si intende dire, considerando i versetti precedenti, che solo il Signore sa a quali suoi servi affidare la missione di profeta e di guida tra le genti; Egli comunica il suo messaggio al cuore di questi prescelti che lo comunicano a loro volta alla gente, senza modifiche. Con l’invito dei profeti, si chiarisce il fatto che solo Egli e’ la fonte della verita’ e che oltre al puro culto del Signore, qualsiasi altra forma di adorazione e religione e’ totalmente falsa; gli dèi falsi che gli uomini adoravano ed in alcuni casi adorano tutt’ora, hanno tutti una cosa in comune: non possono creare nulla e non possono distruggere nulla, non possono dare vita a niente e non possono porre fine a niente.
E’ anche scontato, comunque, che fino a quando la maggiorparte della gente non comprende la verita’, chi diffonde e invita al falso ed al torto, puo’ anche avere la meglio, ma e’ chiaro che tale condizione, non puo’ durare a lungo.
Da questi versetti apprendiamo che:
Primo – Iddio e’ la verita’ assoluta ed e’ giusto tutto cio’ che proviene da Egli. Il discrimine per distinguere il bene dal male e’ esattamente la Sua parola.
Secondo – Il bene avra’ sempre la meglio sul male ed il falso non puo’ resistere a lungo contro il vero.
Terzo – L’inizio e la fine dell’esistenza di tutto cio’ che c’e’ e’ nelle mani di Dio; tutto cio’ che va contro Dio e’ come la schiuma bianca che si forma sulle onde del muore; si muove e ad un certo punto puo’ apparire minacciosa, ma poi si dilegua dopo un pò di tempo.
Ed ora leggiamo il versetto 50 della sura di Saba’a:
«قُلْ إِن ضَلَلْتُ فَإِنَّمَا أَضِلُّ عَلَى نَفْسِی وَإِنِ اهْتَدَیْتُ فَبِمَا یُوحِی إِلَیَّ رَبِّی إِنَّهُ سَمِیعٌ قَرِیبٌ»
Di': “Se mi smarrisco, è solo contro me stesso che mi perdo; se mi mantengo sulla Retta via, è grazie a quello che il mio Signore mi ha rivelato. In verità Egli è Colui Che ascolta, Colui Che è vicino”. (34:50)
Persino il profeta di Dio, qui, riceve dal Signore il compito di dichiarare che persino lui stesso ha trovato la Retta Via grazie alla parola divina e che sarebbe stato lui stesso uno smarrito, senza la guida di Dio. Questo passo ribadisce anche che la ragione umana, pur essendo forte e potente, potrebbe non riconoscere tra le diverse vie, quella autentica ed infatti, nella teologia islamica, si stabilisce che l’ispirazione divina e’ cio’ che integra la ragione nel mostrare all’uomo la via della giustizia e del bene. Dalla riflessione su questo versetto possiamo trarre, come minimo, le seguenti conclusion:
Primo – Le conseguenze della scelta tra il bene ed il male, per ogni persona, prima ancora di influire sugli altri, influiscono sulla persona stessa.
Secondo – Dio ha creato l’uomo ed e’ Lui a conoscere meglio le sue necessita’.
Ed ora eccovi i versetti 51 e 52 della sura di Saba’a:
«وَلَوْ تَرَى إِذْ فَزِعُوا فَلَا فَوْتَ وَأُخِذُوا مِن مَّکَانٍ قَرِیبٍ»،
Se li vedessi quando saranno atterriti, senza nessuna via d'uscita e afferrati da presso! (34:51)
«وَقَالُوا آمَنَّا بِهِ وَأَنَّى لَهُمُ التَّنَاوُشُ مِن مَّکَانٍ بَعِیدٍ»
Allora diranno: “Crediamo in Lui”. Ma come raggiungeranno [la fede] da così lontano. (34:52)
Da qui in poi, nella parte finale della sura di Saba’a, Dio descrive per il profeta e per i credenti, le condizioni di coloro che hanno rinnegato in vita il Corano e la venuta del Giorno del Giudizio. Questa gente, nel Giorno del Giudizio, gridera’ ad alta voce la propria fede, ma ormai sara’ inutile, dato che sara’ finito il tempo a disposizione; inoltre, la fede senza le opere di bene, non ha alcun valore; altra spiegazione e’ che la loro sara’ una fede dettata dalla paura e dall’evidenza dei fatti, mentre la fede ha valore quando e’ volontaria e coscente.
In quel Giorno finale, nessun criminale riuscira’ a scampare al giudizio divino, e la giustizia divina sara’ vicina sia a malfattori che benefattori. Da questi versetti apprendiamo che:
Primo – Il pentimento e’ possibile e ben accetto in questa vita, mentre e’ inutile nel Giorno del Giudizio, anche se si verifichera’ per gli iniqui.
Secondo – E’ chiaro che persino i rinnegatori, davanti all’evidenza del castigo divino, accettano la fede, ma in questo caso non si tratta di quella scelta coscente e volontaria che ha invece grande valore al cospetto del Signore.
Terzo – Il castigo divino non e’ lontano dai peccatori e puo’ piombare su di loro in ogni istante ed ogni luogo.
Ed ora leggiamo gli ultimi due versetti della sura di Saba’a, il numero 53 ed il numero 54:
«وَقَدْ کَفَرُوا بِهِ مِن قَبْلُ وَیَقْذِفُونَ بِالْغَیْبِ مِن مَّکَانٍ بَعِیدٍ»،
quando in precedenza erano miscredenti e da lontano rifiutavano l'invisibile? (34:53)
«وَحِیلَ بَیْنَهُمْ وَبَیْنَ مَا یَشْتَهُونَ کَمَا فُعِلَ بِأَشْیَاعِهِم مِّن قَبْلُ إِنَّهُمْ کَانُوا فِی شَکٍّ مُّرِیبٍ»
Si porrà [un ostacolo] tra loro e quel che desiderano, come già avvenne per i loro emuli, che rimasero in preda al dubbio e all'incertezza. (34:54)
Coloro che nel Giorno del Giudizio si pentono per non aver accettato la fede, sono proprio coloro che in vita non credevano perche’ ritenevano sbagliato credere nell’invisibile. Queste persone accusavano inoltre il profeta di essere un folle o uno stregone e non erano disposti a riflettere sul suo monito.
E’ chiaro che i rinnegatori del giorno del Giudizio, erano propensi per questa idea anche perche’ per loro era la soluzione piu’ comoda e permetteva loro di procedere con i peccati ed i piaceri proibiti, a cui loro pero’ erano affezionati.
La fine di questa sura, biasima l’inutile dubbio, che e’ indicato come la radice della disgrazia dei dannati nell’altra vita; il dubbio e’ un qualcosa che si viene a creare nella mente di tutti gli esseri umani ed e’ una fase, anche utili, che pero’ l’uomo deve superare con lo studio e la riflessione e raggiungere la certezza. Dire “io avevo dubbi sul fatto che questo uomo fosse davvero il messaggero di Dio”, non e’ una scusa accettabile, nell’altra vita, dinanzi al Signore. Gli uomini hanno l’arma della ragione e del pensiero e con questa possono raggiungere la certezza, in questa vita.
Da questi versetti apprendiamo che:
Primo – L’atto del rinnegare l’altra vita e il giorno del giudizio, non ha assolutamente alcun fondamento logico ed e’ l’esito di un particolare modo di pensare, o per meglio dire, l’esito di una forma specifica di dubbio.
Secondo – I piaceri mondani sono fugaci, e’ piu’ saggio pensare all’eterna felicita’ dell’aldilda’.
Terzo – Dobbiamo decidere una volta per tutte per quanto riguarda la questione della veridicita’ del Corano e del Giorno del Giudizio; rimanere nel dubbio fino alla fine dei nostri giorni, e’ un qualcosa di molto dannoso.
Davood Abbasi