Lug 25, 2018 09:23 CET

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Amici, nelle puntate precedenti abbiamo avviato la lettura di una nuova sura del Corano, esattamente la 35esima, ossia la sura di Fatir o del Creatore. Meccana per la maggiorparte, prende nome dal primo versetto che ricorda la creazione degli angeli ad opera del Signore.

 

Nella nostra lettura siamo giunti al versetto numero 18 della sura di Fatir o del Creatore:

«وَ لا تَزِرُ وازِرَةٌ وِزْرَ أُخْرَى‏ وَ إِنْ تَدْعُ مُثْقَلَةٌ إِلى‏ حِمْلِها لا یُحْمَلْ مِنْهُ شَیْ‏ءٌ وَ لَوْ کانَ ذا قُرْبى‏ إِنَّما تُنْذِرُ الَّذینَ یَخْشَوْنَ رَبَّهُمْ بِالْغَیْبِ وَ أَقامُوا الصَّلاةَ وَ مَنْ تَزَکَّى فَإِنَّما یَتَزَکَّى لِنَفْسِهِ وَ إِلَى اللَّهِ الْمَصیرُ»

 

Nessuno porterà il peso di un altro. Se qualcuno pesantemente gravato chiederà aiuto per il carico che porta, nessuno potrà alleggerirlo, quand'anche fosse uno dei suoi parenti. Tu devi avvertire solo coloro che temono il loro Signore in ciò che non è visibile e assolvono all'orazione. Chi si purifica è solo per se stesso, e la meta è in Allah. (35:18)

 

Questo versetto parla di uno dei concetti in cui i musulmani credono fermamente ossia “la giustizia” divina. Il versetto numero 18 della sura del Creatore, ricorda che nell’altra vita, la premiazione o la punizione divina sara’ basata solo sulle azioni delle persone e nessuno potra’ interferire in questo giudizio in base alla parentela o alle relazioni mondane. Dio, soprattutto, non permettera’ che il fardello dei peccati di una persona venga sopportata da un’altra, semplicemente perche’ cio’ non e’ giusto e Dio e’ il piu’ giusto che ci sia; nel Giorno del Giudizio, come ci spiega lo stesso Corano, ci sara’ comunque chi addossera’ ad altri la responsabilita’ delle sue malefatte, ma cio’ non sara’ chiaramente accettato dal tribunal divino.

E’ anche vero che se qualcuno, in vita, incoraggia gli altri a peccare e a fare del male, nell’altra verra’ punito pure per questo, ma chi lo ha seguito, visto che lo fatto liberamente e senza essere costretto, non potra’ dire che tutta la colpa sia di chi lo ha incoraggiato, e dovra’ assumersi le proprie responsabilita’.

Nella parte finale del versetto, si ricorda che solo coloro che hanno un cuore puro e sono alla ricerca della verita’ sono disposti ad ascoltare e che coloro che sono immersi nel peccato, non possono essere raggiunti nemmeno dalla parola dei profeti; nel senso che nemmeno la loro sacra parola puo’ destarli dal sonno in cui sono caduti.

Da questi versetti apprendiamo che:

Primo – Nel Giorno del Giudizio, i peccati, sono un vero e proprio peso per chi li ha commessi.

Secondo – In vita non dobbiamo farci ingannare da chi dice che alcune azioni non sono un peccato e che se lo sono, loro saranno disposti a sopportarne le conseguenze. Nessuno puo’ assumersi la responsabilita’ del peccato altrui, cio’ non puo’ avvenire per via della giustizia divina.

Terzo – Ognuno ha la responsabilita’ delle sue azioni e non quella degli altri; in alcuni casi previsti dalla religione, come quando ad esempio si assiste a un’ingiustizia, il nostro dovere e’ protestare; se non lo facciamo, allora abbiamo mancato al dovere e quindi cio’ considerato un peccato per noi.

Quarto – Nel Giorno del Giudizio ognuno e’ responsabile delle proprie azioni e nessuno puo’ far niente, anche se e’ molto vicino a noi.

Ed ora ci occupiamo della lettura dei versetti 19, 20 e 21:

«وَ ما یَسْتَوِی الْأَعْمَى‏ وَ الْبَصِیرُ»،

Non sono uguali il cieco e colui che vede, (35:19)

«وَلَا الظُّلُمَاتُ وَلَا النُّورُ»، «وَلَا الظِّلُّ وَلَا الْحَرُورُ»

 

né le tenebre e la luce, (35:20)

 

"الظِّلُّ وَ لاَ الْحَرُورُ»

né l'ombra e la calura, (35:21)

 

Il Corano, per farci comprendere la differenza tra credente e non credente, usa un paragone; ci fa notare che la sensazione che un cieco ha del mondo e’ totalmente diversa da quella di una persona che invece vede; una vede solo buio, l’altro vede anche la luce e tutto cio’ che ha attorno.

La questione di chi vede e non vede pero’ e’ legata alla creazione, mentre la fede o la mancanza di essa, e’ una scelta che gli uomini possono fare liberamente; e secondo il Corano, possono scegliere di vedere le realta’ dell’universo oppure chiudere totalmente gli occhi su di esse.

Anche in altre parti del Corano si ricorda che i profeti e le sacre scritture sono stati inviati da Dio agli uomini per guidarli dalle tenebre verso la luce; ed e’ un termine sulla quale bisogna riflettere, anche perche’ in natura, e’ la luce che sta alla base della vita di tutti gli esseri.

Anche lo spirito umano, per quanto si evince dal Corano, e’ una creatura che ha bisogno della luce, quella divina.

Ed ora riassumiamo alcune delle conclusioni che possiamo trarre dalla lettura di questi versetti:

Primo – Paragonando il bene al male e comparando la vita di benefattori e malfattori, possiamo identificare la giusta via da seguire nella nostra vita.

Secondo – La religione da’ all’uomo la giusta capacita’ di vedere le cose ed e’ proprio come se illuminasse il tragitto che abbiamo davanti; un tragitto che altrimenti rimarrebbe buio e avvolto dalle tenebre.

Terzo – Nel Corano si parla sempre della luce al singolare in contrapposizione alle tenebre, utilizzate al plurale. E cio’ significa che la via giusta e’ solo una mentre le vie sbagliate possono essere tante.

 

Davood Abbasi