Gen 07, 2017 05:55 CET

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Oggi proseguiamo la lettura della sura Ar-Rum (I Romani), la 30esima del sacro testo, meccana per la maggiorparte e composta da 60 versetti. Il nome della sura proviene dal secondo versetto, quando si cita la sconfitta dei Romani, quella ovvero subita da Eraclio nel 614 d.C. dinanzi ai persiani.

Ed ora leggiamo il versetto 35 della sura Ar-Rum:

 «أَمْ أَنزَلْنَا عَلَیْهِمْ سُلْطَانًا فَهُوَ یَتَکَلَّمُ بِمَا کَانُوا بِهِ یُشْرِ‌کُونَ»

Abbiamo, forse, fatto scendere su di loro un'autorità che dia loro ragione di ciò che Gli associano? (30:35)

Questo versetto del Corano chiede agli associatori del periodo del profeta dell’Islam ed in un senso più ampio agli associatori in generale, se abbiano una qualsiasi argomentazione logica o una prova per ciò che in cui credono. C’e’ forse in natura un qualcosa che lasci pensare e ipotizzare l’esistenza di più di un Dio? Oppure Dio, nelle sacre scritture portate dai profeti, ha mai trasmesso una simile nozione? E’ chiaro che associare altre divinità all’unico Dio e’ una superstizione ed i politeisti, di solito, dicono in difesa di se’ di seguire il credo dei propri padri, ma questa non può essere considerata una buona ragione visto che i padri possono anche aver sbagliato e non tutto quello che si credeva e si faceva in passato e’ giusto.

Da questi versetti apprendiamo che:

Primo – L’Islam e’ la religione della logica e del ragionamento e invita sempre i propri oppositori a riflettere per capire e comprendere la verità.

Secondo – Al contrario del concetto del Monoteismo che e’ profondamente radicato nell’essere umano e la cui esattezza può essere dimostrata in mille modi, il politeismo e’ privo di sostegno logico ed e’ solo frutto delle superstizioni e delle fantasticherie umane.

Ed ora leggiamo il versetto numero 36 della sura dei Romani:

 «وَإِذَا أَذَقْنَا النَّاسَ رَ‌حْمَةً فَرِ‌حُوا بِهَا وَإِن تُصِبْهُمْ سَیِّئَةٌ بِمَا قَدَّمَتْ أَیْدِیهِمْ إِذَا هُمْ یَقْنَطُونَ»

Quando gratifichiamo gli uomini di una misericordia, se ne rallegrano. Se poi, li coglie una disgrazia per ciò che le loro mani hanno perpetrato, ecco che se ne disperano. (30:36)

Il versetto cita una delle caratteristiche delle persone dalla fede debole: oscillano sempre tra l’estrema superbia e l’estremo sentimento di rassegnazione. Quando ricevono i doni divini subito divengono superbi ed appena dinanzi a loro si presentano dei problemi, si rassegnano. In contrapposizione a questa gente, vi sono i fedeli che invece ringraziano il Signore quando ricevono i Suoi doni ed invece sono pazienti quando incontrano problemi ed avversità. Facendo attenzione ai versetti coranici ci accorgiamo che i doni e tutto ciò che incontriamo di buono nella nostra vita e’ esito della Grazia divina mentre i problemi sono indubbiamente risultato dei nostri stessi errori. Dio non vuole altro che il bene, per i propri servi, e la maggiorparte dei problemi di noi esseri umani sono esito dei nostri errori, dei nostri peccati e delle nostre ingiustizie ai danni del prossimo.

Da questo versetto possiamo quindi trarre le seguenti conclusioni:

Primo – Le persone dalla fede debole o quelle senza fede, hanno una bassa capacità di tolleranza e solo con un pò di grazia divina diventano superbi, mentre al contrario, solo con un pò di problemi, si sentono rassegnati.

Secondo – I doni materiali e mondani non sono stabili e l’uomo non deve affezionarsi ad essi; se l’uomo si affeziona a questi doni, dopo averli persi, verrà assalito dalla rabbia e dalla tristezza.

Ed ora i versetti 37 e 38 della sura dei Romani:

«أَوَلَمْ یَرَ‌وْا أَنَّ اللَّـهَ یَبْسُطُ الرِّ‌زْقَ لِمَن یَشَاءُ وَیَقْدِرُ‌ إِنَّ فِی ذَلِکَ لَآیَاتٍ لِّقَوْمٍ یُؤْمِنُونَ»، «فَآتِ ذَا الْقُرْ‌بَى حَقَّهُ وَالْمِسْکِینَ وَابْنَ السَّبِیلِ ذَلِکَ خَیْرٌ‌ لِّلَّذِینَ یُرِ‌یدُونَ وَجْهَ اللَّـهِ وَأُولَـئِکَ هُمُ الْمُفْلِحُونَ»

Non hanno visto che Allah dona con larghezza a chi vuole e lesina anche? Questi sono segni per coloro che credono. (30:37)

Riconosci il loro diritto al parente, al povero e al viandante diseredato. Questo è il bene per coloro che bramano il volto di Allah: questi sono coloro che prospereranno. (30:38)

I fedeli, invece, ritengono ciò che hanno e la loro ricchezza un dono del Signore e sanno che l’aumento o la diminuizione dei loro averi e’ esito della scienza e della saggezza divina. Sono tanti gli uomini che si impegnano parecchio per ottenere ricchezza mentre dall’altra parte vi sono anche persone che lavorano normalmente ma ottengono una grande ricchezza.

E’ vero, e’ importante che l’uomo si dia da fare, ma oltre all’impegno umano ci sono tanti altri elementi influenti che sono fuori dal nostro potere; consci di questo, non dobbiamo rattristarci se il nostro impegno non dà risultati. Dobbiamo sempre ricordarci che il nostro dovere e’ impegnarci; per quanto riguarda il frutto del nostro lavoro dobbiamo affidarci al Signore ed alla Sua volontà e dobbiamo pure ricordare che Dio non e’ in debito con noi e quindi qualsiasi cosa ci dia, poco o tanto, dobbiamo esserGli riconoscenti in ogni caso.

In questo versetto si ricorda inoltre che coloro che usufruiscono maggiormente dei doni divini hanno anche maggiori responsabilità ed oltre alla propria famiglia devono pure persone ai bisognosi; l’Islam, però, ricorda che prima bisogna pensare ai poveri ed ai bisognosi della propria famiglia e poi a quelli al di fuori di essa.

Il versetto ribadisce inoltre che le buone azioni di una persona che dona ai bisognosi sono valide solo se la sua intenzione e’ quella di soddisfare il Signore; se invece l’elemosina viene fatta per mettersi in mostra dinanzi alla gente allora tale azione non ha alcun valore; altra condizione e’ che chi dona non deve umiliare chi riceve la donazione altrimenti la sua azione perde nuovamente valore al cospetto di Dio.

Da questi versetti apprendiamo che:

Primo – Avendo la giusta visione del mondo l’uomo comprende che tutto ciò che ha gli e’ stato elargito dal Signore e per questo non ha difficoltà nel donare parte di ciò ai bisognosi.

Secondo – Se chi dona ai bisognosi lo fà per fama o in ogni caso non per amore del Signore, la sua azione non verrà calcolata tra le sue buone azioni nell’altra vita.

Terzo – Dio ha posto nei nostri averi anche una parte per i nostri parenti poveri e per i bisognosi e per tale ragione bisogna donare loro parte dei propri averi.

Quarto – I ricchi devono darsi da fare per sconfiggere la povertà e non devono nemmeno limitarsi al Khums ed alla Zakat, le due imposte islamiche ordinarie.

Quinto – L’Islam riserva un’attenzione particolare alla lotta contro la povertà nella società e sostiene con forza i bisognosi ed i poveri.

 

 

Davood Abbasi