Feb 22, 2017 07:59 CET

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Oggi inizia la lettura della sura Luqman, la 31esima del sacro testo, meccana per la maggiorparte e composta da 34 versetti. Il nome della sura proviene dal dodicesimo versetto, quando si cita appunto Luqman. La vera identità del personaggio che dà il nome a questa sura è avvolta nel mistero, nonostante lo sforzo dell'esegesi. La tradizione è concorde sul fatto che fu longevo (“muammar”) e molti autori ritengono che appartenesse al popolo degli ‘Âd. Molti hanno ritenuto che fosse uno schiavo nero che esercitava il mestiere di falegname, altri gli hanno attribuito dignità regale. Il Corano ci parla della sua saggezza, delle sue doti morali e della sua fede nell'Unicità di Dio (gloria a Lui l'Altissimo). Luqmân istruisce suo figlio a coltivare in sé la fede e l'assiduità rituale, a raccomandare il bene e a condannare il male, alla pazienza e alla modestia.

Ora però ecco i primi 3 versetti della sura:

 

بسم الله الرحمن الرحیم

 

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso.

«الم»،

 

Alif, Lâm, Mîm. (31:1)

«تِلْکَ آیَاتُ الْکِتَابِ الْحَکِیمِ»،

Questi sono i versetti del Libro saggio (31:2)

 

«هُدًى وَرَحْمَةً لِّلْمُحْسِنِینَ»

guida e misericordia per coloro che compiono il bene (31:3)

 

29 sure del Corano, tra le quali pure quella di Luqman, iniziano con le “lettere separate” o “horuf-e-muqattaa”. Queste lettere sono probabilmente un ricordo del fatto che il Corano, con tutta la sua bellezza estetica e la nobiltà di contenuti, e’ fatto dalle semplici lettere dell’alfabeto. Alcuni esegeti pensano che siano anche dei codici tra Dio ed il profeta; altri, pensano che indichino le lettere maggiormente usate in una sura.

In ogni caso, la sura di Luqman inizia con una sorta di presentazione del testo sacro, un testo i cui versetti insegnano la saggezza; un qualcosa che aiuta i pii ed i puri, in altre parole, coloro che compiono il bene. Come spiegano altre parti del Corano, le persone peccatrici ed impure, non hanno la preparazione necessaria per ricevere il messaggio divino; o non ascoltano la verità, oppure, anche sentendola, la ignorano.

Da questi versetti apprendiamo che:

Primo – La guida della gente deve essere condotta con saggezza e sulla base di prove certe. Il Corano ha queste caratteristiche.

Secondo – La guida della gente deve essere accompagnata dalla misericordia e dalla benevolenza per poter dare i frutti necessari.

Ed ora leggiamo i versetti 4 e 5 della sura di Luqman:

 

«الَّذِینَ یُقِیمُونَ الصَّلَاةَ وَیُؤْتُونَ الزَّکَاةَ وَهُم بِالْآخِرَةِ هُمْ یُوقِنُونَ»،

che assolvono all'orazione e pagano la decima e fermamente credono nell'altra vita, (31:4)

 

«أُولَـئِکَ عَلَى هُدًى مِّن رَّبِّهِمْ  وَأُولَـئِکَ هُمُ الْمُفْلِحُونَ»

che seguono la guida del loro Signore: questi sono coloro che prospereranno. (31:5)

 

Questi versetti descrivono la parola araba Muhsinin, “coloro che compiono il bene” o benefattori.

Secondo l’Islam, si e’ benefattori se si hanno due requisiti; primo quello di compiere nelle pratica le buone azioni, come la preghiera o l’aiuto ai bisognosi; e poi la fede, il credo, soprattutto nell’ultimo giorno, nella Resurrezione.

Le opere di bene, sono sia individuali che societarie; la preghiera cura la sfera individuale della religiosità mentre l’aiuto ai bisognosi, dona un ruolo sociale ai fedeli. Questi due aspetti sono inseparabili e purtroppo, una delle piaghe del nostro tempo, e’ proprio il fatto che alcune persone pensano che la preghiera ed i riti individuali bastino a garantire la loro salvezza. Sul versante opposto c’e’ anche chi e’ molto presente nella società a favore dei ma che non rispetta le leggi religiose e non cura la sua relazione con Dio attraverso la preghiera. Per l’Islam devono essere presenti entrambi questi aspetti e devono essere motivati dalla fede in Dio. Se qualcuno prega o aiuta i bisognosi per mettersi in mostra, e’ chiaro che la sua azione non viene considerata meritoria.

Da questi versetti possiamo trarre diverse conclusioni tra le quali rientrano le seguenti:

Primo – Nella cultura islamica, la preghiera e l’elemosina ai poveri non sono divisi l’uno dall’altro. Questo e’ ciò che devono fare i credenti.

Secondo – Il vero benefattore e’ colui che pensa anche al prossimo oltre che al progresso suo personale, sia nell’ambito materiale che spirituale. Nessuna di queste cose deve essere sacrificata per l’altra.

Terzo – La salvezza si ottiene con la fede in Dio e nel Giorno del Giudizio e con opere come la preghiera e l’aiuto ai bisognosi. Credere senza compiere il bene, o compiere il bene senza credere in Dio, sono senza esito.

Ed ora leggiamo il sesto versetto della sura di Luqman:

 

«وَمِنَ النَّاسِ مَن یَشْتَرِی لَهْوَ الْحَدِیثِ لِیُضِلَّ عَن سَبِیلِ اللَّـهِ بِغَیْرِ عِلْمٍ وَیَتَّخِذَهَا هُزُوًا  أُولَـئِکَ لَهُمْ عَذَابٌ مُّهِینٌ»

Tra gli uomini vi è chi compra storie ridicole per traviare gli uomini dal sentiero di Allah e burlarsi di esso: quelli avranno un castigo umiliante. (31:6)

 

Nei testi storici si narra che quando il profeta dell’Islam trasmetteva alla gente i versetti coranici che raccontavano le vicende dei popoli del passato, alcuni mercanti pagani, che magari avevano viaggiato in terre lontane come la Persia, radunavano la gente e raccontavano loro i miti persiani o di altri popoli per distoglierla dall’ascolto del verbo di Dio. Altri ingaggiavano ballerine e danzatrici per distrarre le persone; altri si mettevano a prendere in giro il profeta.

Il versetto comunica che coloro che distoglieranno la gente dalla via del Signore e che senza alcun motivo, definiranno priva di valore la parola divina, verranno toccate da un castigo umiliante, sia in questa che nell’altra vita.

Da questi versetti apprendiamo che:

Primo – La religione ritiene nocivo ogni messaggio, accompagnato da musica o meno, che allontani le persone dalla giustizia e dalle buone azioni.

Secondo – Uno dei motivi del declino etico e morale, e’ quello di ascoltare canzoni con contenuti insulsi e talvolta nocivi, che incitano a compiere azioni ingiuste.

Terzo – I nemici si sono sempre avvalsi di strumenti anche culturali ed artistici come la musica, il teatro ed il cinema per danneggiare l’Islam; queste cose non sono proibite in se e per se ma e’ chiaro che quando sono fatte per danneggiare, vanno prese in considerazione con attenzione.

 

Davood Abbasi