Il sentiero della luce (732)
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.
Oggi proseguiamo la lettura della sura Luqman, la 31esima del sacro testo, meccana per la maggiorparte e composta da 34 versetti. Il nome della sura proviene dal dodicesimo versetto, quando si cita appunto Luqman. La vera identità del personaggio che dà il nome a questa sura è avvolta nel mistero, nonostante lo sforzo dell'esegesi. La tradizione è concorde sul fatto che fu longevo (“muammar”) e molti autori ritengono che appartenesse al popolo degli ‘Âd. Molti hanno ritenuto che fosse uno schiavo nero che esercitava il mestiere di falegname, altri gli hanno attribuito dignità regale. Il Corano ci parla della sua saggezza, delle sue doti morali e della sua fede nell'Unicità di Dio (gloria a Lui l'Altissimo). Luqmân istruisce suo figlio a coltivare in sé la fede e l'assiduità rituale, a raccomandare il bene e a condannare il male, alla pazienza e alla modestia.
Ora ecco il versetto numero 12 di questa sura:
«وَلَقَدْ آتَیْنَا لُقْمَانَ الْحِکْمَةَ أَنِ اشْکُرْ لِلَّـهِ وَمَن یَشْکُرْ فَإِنَّمَا یَشْکُرُ لِنَفْسِهِ وَمَن کَفَرَ فَإِنَّ اللَّـهَ غَنِیٌّ حَمِیدٌ«
Ed in verità fummo Noi a dare la saggezza a Luqmân: “Sii riconoscente ad Allah: chi è riconoscente lo è per se stesso. Quanto a colui che è ingrato, in verità Allah è Colui Che basta a Se Stesso, il Degno di lode”. (31:12)
Questo versetto e quelli successivi parlano di Luqman e dei suoi consigli al figlio. In base a ciò che si apprende dal Corano e dalle affermazioni del profeta e dei suoi sacri discendenti, Luqman non fu un profeta ma una persona sincera nell’adorazione di Dio e proprio per questa sua virtù aveva ricevuto in dono dal Signore la saggezza.
La saggezza, per come viene intesa quì, e’ un sapere che influenza le azioni dell’uomo, lo induce ad avere padronanza della propria lingua, a controllare la sua pancia e le sue voglie sessuali, ad evitare azioni futili ed inutili. Certo non fu solo Luqman a raggiungere questo grado di saggezza e secondo il Corano, ogni fedele e’ in grado di arrivarci soprattutto con la sincerità e la purezza d’intenti.
La questione che non dobbiamo ignorare e’ che i consigli di Luqman, Dio, li poteva dare direttamente nel sacro libro ma lascia che sia Luqman a parlare, intanto per mostrare ai fedeli un buon modello e poi per ricordare loro che guidare e dare le giuste indicazioni ai figli e’ un dovere importante.
Riasssumendo le raccomandazioni di Luqman al figlio, possiamo dire che vertono attorno a due questioni principali: parlare con accortezza ed essere miti nelle relazioni sociali e famigliari e poi attuare gli ordini di Dio; questa secondo Luqman e’ la vera saggezza ed il vero saggio e’ colui che sia cosi’ ed inviti a ciò pure chi gli sta attorno.
Per ricevere un dono così grande le persone devono essere riconoscenti; essere riconoscenti significa adoperare i doni ricevuti; approfittare di essi o usarli in maniera poco adeguata, e’ ingratitudine nei confronti del Signore che ce li ha concessi e porta danni a noi stessi e non certo a Dio.
Da questo versetto apprendiamo che:
Primo – Anche le persone normali, a patto che siano sincere, benefattrici e pure, ricevono i doni divini e la sua grazia e possono raggiungere il grado della saggezza, anche se non hanno fatto studi universitari e sono di un ceto basso della societa’.
Secondo – Le azioni umane, che siano proficue o dannose, sono proiettate su egli stesso e non su altri o su Dio. Chi fa del bene lo fa per se, chi fa del male, lo fa a se stesso.
Ed ora il versetto 13 della sura Luqman:
«وَإِذْ قَالَ لُقْمَانُ لِابْنِهِ وَهُوَ یَعِظُهُ یَا بُنَیَّ لَا تُشْرِکْ بِاللَّـهِ إِنَّ الشِّرْکَ لَظُلْمٌ عَظِیمٌ»
E [ricorda] quando Luqmân disse a suo figlio: “Figlio mio, non attribuire ad Allah associati. Attribuirgli associati è un'enorme ingiustizia”. (31:13)
Il primo consiglio di Luqman al figlio e’ di non attribuire mai associati al Signore. Sia a livello teorico che nella fase pratica; l’adorazione del sole, della luna, delle stelle e persino degli animali, e’ un qualcosa che e’ esistito tra tutte le popolazioni del passato. Molti pensavano che questi fenomeni o questi animali, potessere avere un qualsivoglia ruolo nella loro vita e per questo li adoravano.
Altri uomini sono teoricamente monoteisti, ma nella pratica rimangono associatori; loro infatti, adorano il denaro, il potere ed altri fenomeni e li associano al Signore come delle divinità. Luqman il saggio inizia le parole rivolte al figlio dicendogli di allontanarsi da qualsiasi tipo di associazionismo, definito una grande ingiustizia; in primo luogo nei confronti della persona stessa e poi un chiaro segno di ingratitudine nei confronti del Signore.
Questo versetto ci mostra anche quanto sia importante il ruolo di padre per l’educazione di un figlio; secondo gli esperti e’ importante anche il linguaggio affettuoso usato da Luqman con termini come “figlio mio”, una scuola per i padri di tutti i tempi.
Da questo versetto apprendiamo che:
Primo – Tutti gli esseri umani hanno bisogno di buoni consigli. Secondo le documentazioni storiche, alcune volte Alì (la pace sia con lui) diceva ai suoi apostoli di dargli dei consigli.
Secondo – Bisogna apprendere dai grandi personaggi della religione i metodi per educare ed allevare i propri figli per ridurre al minimo gli errori.
Terzo – Non dobbiamo mai ignorare il fatto che i nostri figli hanno bisogno della nostra guida e dei nostri consigli. Uno dei migliori modi per educare i propri figli e’ dare loro personalità, amarli e parlare con loro con affetto.
Davood Abbasi