Testamento politico-spirituale dell’Imam Khomeyni 1a P.
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Il testamento dell’Imâm Khomeyni merita di essere studiato ed approfondi­to, in quanto concerne in modo diretto il futuro dell’Islam nell’epoca con­temporanea.
(last modified 2025-11-02T07:43:40+00:00 )
Giu 08, 2021 03:56 Europe/Rome
  • Testamento politico-spirituale dell’Imam Khomeyni 1a P.

Il testamento dell’Imâm Khomeyni merita di essere studiato ed approfondi­to, in quanto concerne in modo diretto il futuro dell’Islam nell’epoca con­temporanea.

Prologo al Testamento

Col Nome di Dio il Clemente, il Misericordioso

Disse l’Inviato di Dio (l) su di lui e sulla sua Famiglia effusione di grazia e pace:

“In verità lascio fra voi due beni preziosi (thaqalayn): il Libro di Dio e la progenie della Gente della mia Casa. Esse non si separe­ranno l’uno dall’altra sino a quando mi incontrerete presso la fonte (del Kawthar) (2).”(3)

Lode a Dio e gloria a Te. O Dio, effondi la Tua grazia su Muham­mad e sulla sua Famiglia, esteriorizzazione della Tua bellezza e della Tua maestà e custodi dei segreti del Tuo Libro nel quali si epifanizza l’Unicità (Ahadiyyah) mediante la totalità dei Tuoi nomi, sino al no­me imperscrutabile che non è noto ad altri all’infuori di Te. Siano maledetti gli oppressori, origine dell’albero ingannatore (4)

Ci sembra in questa sede appropriato rammentare brevemente il valore dei due beni preziosi lasciati in eredità alla Ummah. Non intendiamo parlare dell’aspetto gnostico, spirituale ed esoterico della tradizione profetica in questione, dacché penne quali la mia non hanno l’ardire di addentrarsi in un dominio la cui conoscenza ricomprende la totalità delle cerchie dell’esistenza, da questo mon­do sino ai cieli e dai cieli sino alla Sua divina presenza, nella quale sono ricompresi stati che trascendono la nostra e la vostra facoltà di intuizione intellettuale. Quand’anche l’addentrarsi in simile aspetto dell’insegnamento non risultasse impossibile, richiederebbe certo grande applicazione e perseveranza. Né d’altra parte inten­diamo trattare della sorte cui è andata incontro l’umanità a causa della negligenza e dell’abbandono della sua natura primordiale e del rango dei due beni preziosi lasciati in eredità. Quanto ad essi, il primo, cioè il Sacro Corano è più grande del secondo, cioè la Fami­glia del Profeta Muhammad (S); può dirsi anzi che il primo possie­de l’ordine della grandezza in assoluto (akbar mutlâq). Né inten­diamo descrivere il trattamento riservato ai due beni preziosi dai nemici di Dio e degli empi tiranni (taghûtiyan), in quanto le loro colpe sono troppo gravi per poter essere enumerate, mentre la mia conoscenza è limitata ed il mio tempo fra voi scarso. Riteniamo in­vece utile menzionare brevemente ciò che è accaduto ai due lasciti costituenti l’eredità.

La frase: “Essi non si separeranno l’uno dall’altra sino a quando mi incontrerete presso la fonte” può forse essere letta come allusio­ne al fatto che, dopo la dipartita del Profeta Muhammad (S), la sor­te dell’un bene è stata condivisa dall’altra e la negligenza nei con­fronti dell’una ha sempre rappresentato negligenza anche nei con­fronti dell’altro, sino a quando i due beni si uniranno all’Inviato di Dio (S) presso la fonte di al-Kawthar. L’intelletto umano e la co­noscenza ad esso propria non sono in grado di stabilire se la men­zione della fonte di al-Kawthar concerna l’immersione della molte­plicità (kathrât) nell’Unità (Wahdah), l’assorbimento delle gocce nell’oceano o qualcosa di analogo. Va inoltre ribadito che l’ingiusti­zia e l’oppressione nei confronti dei due lasciti testamentari dell’In­viato di Dio (S) si è sempre estesa alla Comunità islamica ed all’intera umanità, con nefandezze tali che le penne non sono in grado di descrivere.

Va sottolineato che la tradizione (5) concernente i due beni pre­ziosi è stata trasmessa dall’Inviato di Dio (S) per il tramite di nu­merose fonti attendibili, autorevoli (6) ed ininterrotte (mutawâtir), ed è riportata dai Sunniti nelle loro opere, incluse le sei raccolte autorevoli, mediante diverse redazioni e con modalità di trasmis­sione differenti. Questa nobile tradizione è inequivocabilmente evi­dente per l’umanità in generale e per i Musulmani di tutte le scuo­le giuridiche (madhhâ’ib). Tutti i Musulmani sono pertanto respon­sabili riguardo alla sua applicazione e se vi è una giustificazione per gli ignoranti non ve ne sarà alcuna per i sapienti.

Vediamo dunque cos’è accaduto al Libro di Dio, dono divino e lascito dell’Inviato di Dio (S). Le sue tristi vicende, tali da indurre a piangere sino a quando gli occhi escano dalle orbite, iniziarono in seguito al martirio dell’Imâm ‘Alî, la pace sia con lui. Individui egoisti ed oppressori sfruttarono il Glorioso Corano come strumen­to al servizio di governi che si opponevano ai dettami del Sacro Co­rano stesso. Dietro molteplici pretesti, con intento premeditato essi sottoposero a costrizione i sapienti che avevano appreso tutto il Co­rano direttamente dal Profeta (S), nelle cui orecchie echeggiavano ancora le parole: “Lascio tra voi due beni preziosi.” Abusando in tal modo del Corano, Libro contenente il più perfetto degli orientamen­ti spirituali e materiali per il genere umano sino al giorno dell’In­contro con il Profeta (S) presso la fonte, essi utilizzarono il Corano per i loro propri fini, dichiararono nulla la Legge (Shari’ah) di Dio, uno degli obiettivi del Libro, ed introdussero deviazione dalla reli­gione di Dio, dal Libro e dalla Tradizione (Sunnah), tanto che ciò non può essere descritto senza gravoso imbarazzo.

Col procedere della deviazione organizzata si incrementò di pari passo l’allontanamento del Corano e la sua distorsione, al punto che al Glorioso Corano, Libro disceso in modo sintetico sul Profeta Muhammad (S) al fine di liberare i popoli della terra, di unificare i Musulmani ed il genere umano, di elevare l’umanità al suo rango integrale e di proteggere la Discendenza della scienza dei nomi di­vini (Walidayah ‘ilmi ‘l-asmâ’) dal male dei demoni e degli oppres­sori, di instaurare la giustizia e l’equità, di concedere il governo agli uomini di Dio – gli Infallibili (la pace sia con loro dal primo al­l’ultimo, veri fautori del bene dell’umanità) – fu impedito di svolgere un ruolo efficace, quasi non avesse un suo ruolo peculiare nel pre­servare l’umanità sulla retta direzione. La deviazione raggiunse il punto in cui il Corano fu sfruttato da governanti tirannici e predi­catori malvagi ed ancor più empi degli oppressori, al fine di instaura­re l’ingiustizia e la corruzione e di legittimare il governo degli op­pressori e dei nemici d’Iddio Onnipotente. E’ degno di biasimo che per i nemici oppressori e per gli amici ignoranti questo Libro determinante sembra non avere altra funzione che la recitazione presso le tombe e durante i riti funebri.

Il Libro che doveva essere la causa dell’unificazione dei Musulmani e dell’umanità, fonte viva della loro esistenza, divenne fonte di disunione e di discordia, oppure fu eliminato dalla scena, al pun­to che se qualcuno iniziava a parlare di governo islamico o di poli­tica veniva accusato delle più gravi colpe e l’espressione “religioso politicante” (akhund siyâsî) veniva usata per screditare una persona, come continua ad avvenire sino al giorno d’oggi.

Ancor più di recente, al fine di vanificare il Corano e di tutelare gli interessi delle superpotenze sataniche, governi che deviano dai precetti islamici, ma che pure fingono di attenersi all’Islam, pubbli­carono il Corano con veste molto elegante e con bella calligrafia e lo distribuirono un po’ in tutto il mondo. Grazie a tale inganno essi tolsero il Corano dalla scena. Tutti noi siamo stati testimoni di co­me il Corano pubblicato da Muhammad Reza Pahlavî abbia ingan­nato molti, anche taluni predicatori che, ignari dell’essenza dell’Islam, lo lodarono per averlo pubblicato. Vediamo inoltre come, ogni anno, re Fahd investa ingenti fondi pubblici al fine di pubblicare il Corano, ed al contempo di diffondere la setta anti-coranica wahhabita, culto privo di qualsivoglia fondamento ed oltremodo superstizioso, attirando in tal modo la gente ignorante ed i popoli e ponendoli al servizio delle superpotenze sotto il pretesto della nobi­le religione islamica e del Glorioso Corano.

Siamo orgogliosi del fatto che la nostra nobile e diligente nazione è consapevole di essere seguace di una Scuola religiosa (madhab) che inten­de trarre le verità coraniche dalla tomba al fine di utilizzarle come strumento per l’unificazione dei Musulmani e dell’intera umanità e come strumento che consente di liberare l’uomo dalle tentazioni delle sue membra, della sua mente e della sua anima, tendenze che lo conducono alla distruzione, alla schiavitù ed all’asservimento agli oppressori.

Siamo fieri di essere seguaci di una fede che è stata fondata dal­l’Inviato di Dio (S) sulla base del Suo decreto e del fatto che l’E­miro dei Credenti ‘Alî ibn Abî Tâlib (°A), servitore liberato da ogni sorta di condizionamento, ha avuto la missione di liberare l’uomo da ogni fonte di schiavitù.

Siamo inoltre fieri che il Nahju ‘l-balâghah, libro che dopo il Sacro Corano è il più importante manuale di istruzione per la vita spirituale e materiale, testo che conduce l’uomo alla liberazione ed i cui insegnamenti spirituali conducono al sentiero maestro della beatitudine, sia opera del nostro Imâm infallibile (°A).

Siamo fieri del fatto che gli Imâm infallibili da °Alî ibn Abî Tâlib (°A) sino al salvatore dell’umanità, il Nobile al-Mahdî, il detentore (sahib) del Tempo (8) (°A), potente, vivente e custode delle nostre vite per ordine di Dio, siano i nostri Imâm.

Siamo fieri del fatto che le invocazioni vivificanti, da noi definite Corano ascendente (sa’id), appartengono ai nostri Imâm. Abbiamo infatti con noi le invocazioni per il mese di sha’bân, l’invocazione di ‘Arafah di Husayn ibn °Alî (9) (°A), As-sahîfatu ‘s-sajadiyah, Salte­rio della Famiglia di Muhammad, ed As-sahifatu ‘l-fâtimiyyah, te­sto ispirato alla Nobile Fâtimatu ‘z-Zahrâ (10) (°A).

Siamo fieri del fatto che l’Imâm Muhammad al-Bâqir (11) (°A) sia la più grande personalità della storia, tanto che il suo rango può essere pienamente apprezzato da Dio, l’Altissimo, dal Suo Inviato (S) e dagli Imâm infallibili.

Siamo fieri di appartenere alla scuola giuridica dell’Imâm Ja’far as-Sâdiq (12) (°A) e del fatto che egli abbia sviluppato un oceano vasto e sconfinato di sapienza. Siamo fieri di tutti i nostri Imâm in­fallibili (°A) e rinnoviamo il nostro patto nei loro confronti.

Siamo fieri del fatto che i nostri Imâm infallibili (°A) siano stati imprigionati, condannati all’esilio ed infine abbiano ricevuto il martirio per aver tutelato l’Islam e messo in pratica il Sacro Cora­no, i cui precetti implicano la istituzione di un governo giusto e ret­to, e del fatto che essi abbiano contrastato con tutti i mezzi a loro disposizione i tiranni e gli oppressori loro contemporanei. Siamo fieri del fatto che al presente intendiamo porre in atto i precetti del Corano e delle tradizioni e del fatto che i differenti ceti e le diverse classi che compongono la nostra nazione partecipino con zelo a tale mirabile impresa, sacrificando i beni, le loro vite e quelle dei loro cari sulla via di Dio.

Siamo fieri del fatto che le nostre donne, di ogni età, celebri o sco­nosciute, prendano parte assieme agli uomini alle realizzazioni in ambito culturale, economico e militare, talvolta dimostrandosi mi­gliori degli uomini nel porre in opera i precetti dell’Islam e nel rea­lizzare i suoi obiettivi. Coloro che sono in grado di combattere ven­gono addestrati militarmente, il che rappresenta un compito impor­tante nella difesa dell’Islam e del territorio islamico, e tollerano con coraggio le privazioni imposte loro, all’Islam ed ai Musulmani dai nemici intriganti e dagli amici ignoranti. Essi si sono districati dalle spire delle superstizioni fabbricate dai nemici che congiurano nel lo­ro interesse, dagli amici ignoranti o da qualche predicatore male in­formato circa gli interessi dei Musulmani. Coloro che non sono in grado di combattere prestano servizio dietro le linee, al punto che lo zelo per la nazione toglie loro il respiro e desta il risentimento e la collera dei nemici e degli ignoranti che sono peggiori dei nemici. Ab­biamo conosciuto molte nobili donne che levano la voce al pari della Nobile Zaynab (13) (°A), che sono fiere di aver sacrificato i loro figli sulla via di Dio e dell’Islam e che sono pronte a sacrificare tutto ciò che possiedono. Esse sanno bene che ciò che in tal modo hanno conquistato vale più dei paradisi più elevati. Che paragone può dun­que esistere con il valore dei beni effimeri di questo mondo? La no­stra nazione, al pari delle nazioni islamiche e dei popoli oppressi della terra, è fiera del fatto che i suoi nemici, cioè i nemici di Dio Onnipotente, del Sacro Corano e della nobile religione islamica, sia­no bestie che non esitano a commettere crimini e ad agi­re con l’inganno pur di realizzare i loro fini empi e profani, di con­quistare il potere e di soddisfare i loro bassi appetiti, al punto che nel realizzare ciò non fanno alcuna distinzione fra alleato o nemico. In cima ad essi vi è il governo terrorista nell’essenza degli Stati Uniti d’America, che ha sparso la guerra su tutta la superficie della ter­ra, mentre il suo alleato, il sionismo internazionale, al fine di realiz­zare i suoi obiettivi, commette ogni giorno crimini che le penne non sono in grado di trascrivere e le lingue non possono enumerare. I po­poli Musulmani e le nazioni oppresse sono fiere del fatto che i loro nemici siano Husayn di Giordania, criminale errabondo di profes­sione, Hasan del Marocco e Mubârak d’Egitto, il cortigiano di Israe­le. Tutti costoro sono criminali che agiscono nell’interesse esclusivo dell’America e di Israele. Essi non esitano a commettere ogni sorta di tradimento nei confronti del loro popolo.

Siamo inoltre fieri del fatto che sia nostro nemico il baathista Saddâm, conosciuto da allea­ti ed avversari come criminale e violatore del diritto internazionale e dei diritti della persona. Tutti sanno che i crimini da lui perpetrati nei confronti del popolo oppresso dell’Iraq e degli sceiccati del Golfo Per­sico non sono inferiori a quelli commessi nei confronti del popolo ira­niano. Noi e i popoli oppressi del mondo siamo fieri del fatto che i mezzi di informazione internazionali e gli strumenti propagandistici ci accusano di quegli stessi crimini che soltanto le superpotenze so­no in grado di prescrivere e di ordinare.

La cosa di cui siamo più orgogliosi è che l’America, malgrado le sue pretese, la sua potenza bellica, i numerosi governi-fantoccio as­serviti ai suoi ordini, la sua capacità di disporre delle risorse delle nazioni oppresse ed il suo controllo sui mezzi di comunicazione, è stata umiliata dal nobile popolo iraniano e dalla terra del nobile Baqiyyatu ‘Llâh, che Allâh ci sacrifichi per il suo avvento, al punto di non sapere da che lato volgersi. Ovunque si volgesse, essa veniva respinta: ciò non può che dipendere dall’invisibile assistenza del­l’Altissimo, dell’Eccelso, del Maestoso, di Colui che desta i popoli ed in particolare ha destato il popolo iraniano, elevandolo dalle tene­bre della monarchia dispotica alla luce dell’Islam.

In questa occasione esorto la nobile ma oppressa nazione irania­na a non deviare dal retto sentiero né verso l’Oriente ateo, né verso l’Occidente oppressore e miscredente, ma piuttosto ad attenersi con lealtà e fedel­tà al sentiero concessole da Dio. Non trascurate di apprezzare tale benedizione, né permettete che gli impuri vassalli delle superpo­tenze, tanto stranieri quanto indigeni (che sono peggio dei primi), interferiscano con la sua purità di intento e con la sua volontà d’acciaio. Sappiate che più i mezzi di comunicazione internazionali vi diffameranno, più ciò sarà il segno della potenza divina, e sap­piate che per certo Dio, l’Altissimo, li punirà in questo mondo e nel­l’Aldilà. Invero Egli è il Signore da cui promana ogni bene “E nelle Sue mani è il regno di ogni cosa”. Esorto accoratamente i popoli islamici a seguire con tutto il cuore e con spirito di sacrificio, con disponibilità a sacrificare tanto se stessi quanto i propri cari, i No­bili Imâm (°A) ed in particolare il loro orientamento politico, socia­le, economico e militare, senza abbandonare, nemmeno di un pollice, la giurisprudenza tradizionale (al-fiqhu ‘s-sunnatî) manifesta­zione dell’insegnamento del magistero profetico e dell’imamato e garanzia della crescita dei popoli, tanto per quanto attiene al­le norme primarie quanto a quelle secondarie, dacché entrambe costituiscono la giurisprudenza islamica. Non prestate orecchie alle seduzioni dei nemici e state in guardia per via del fatto che un solo passo nella direzione errata può essere prelu­dio alla corruzione della religione, dei precetti dell’Islam e del go­verno fondato su equità e giustizia. A titolo di esempio vi esorto a non trascurare di prendere parte alla Preghiera del venerdì, poiché essa costituisce l’aspetto politico dell’orazione. La Preghiera del ve­nerdì è fra le più grandi benedizioni che Allâh, l’Altissimo, ha ri­versato su questa Comunità. Del pari non trascurate di prendere parte alle cerimonie commemorative del martirio degli Imâm, in particolare del Principe degli oppressi e Signore dei martiri, il Nobile Abû ‘Abdi ‘Llâh al-Hu­sayn, che Dio, i Suoi Angeli, i Profeti e gli Intimi preghino per la sua anima santa e coraggiosa.

Il popolo deve rammentare che i decreti degli Imâm (A) relativi alla commemorazione dell’evento in questione (14) e le maledizioni scagliate contro i nemici della Famiglia del Profeta (S) sono di fatto le grida eroiche delle nazioni che, lungo tutto il corso della storia, si sono ribellate contro i governi oppressori e tirannici. Sappiate che le maledizioni scagliate contro la tirannia degli Ummayadi, che so­no scomparsi dalla faccia della terra per essere inghiottiti dall’in­ferno, riflettono il grido lanciato contro gli oppressori del mondo. E’ necessario preservare queste maledizioni, come pure recitare elegie in favore degli Imâm (‘A) e condannare gli oppressori che sono sor­ti in ciascuna epoca storica. L’epoca contemporanea è caratterizza­ta dall’oppressione nei confronti dei Musulmani perpetrata dall’A­merica, dai Sovietici e dai vassalli delle superpotenze, come i Sau­diti, traditori della Casa di Allâh, che Dio li maledica. Tutti co­storo debbono essere risolutamente condannati. Dobbiamo sapere così chiaramente che ciò che contribuirà ad unificare i Musulmani è il rito politico della Preghiera del venerdì, rito che proteggerà e preserverà la dignità e l’identità dei Musulmani, in particolare di quelli sciiti duodecimani.

Intendo inoltre in questa sede ribadire che il mio testamento politico-religioso non si rivolge esclusivamente al nobile popolo dell’I­ran, ma contiene esortazioni dirette a tutti i popoli Musulmani, co­me pure a tutti i popoli oppressi del mondo, a prescindere dalla loro razza o dalla loro fede religiosa.

Supplico umilmente Dio, l’Eccelso, il Maestoso, affinché non ci abbandoni mai e Lo prego di non negare ai figli ed ai cari guerrieri dell’Islam la Sua divina benedizione.

Ruhollah Musavi Khomeini

Fonte: https://islamshia.org/testamento-politico-spirituale-dellimam-khomeyni/

 

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