Testamento politico-spirituale dell’Imam Khomeyni 1a P.
Il testamento dell’Imâm Khomeyni merita di essere studiato ed approfondito, in quanto concerne in modo diretto il futuro dell’Islam nell’epoca contemporanea.
Prologo al Testamento
Col Nome di Dio il Clemente, il Misericordioso
Disse l’Inviato di Dio (l) su di lui e sulla sua Famiglia effusione di grazia e pace:
“In verità lascio fra voi due beni preziosi (thaqalayn): il Libro di Dio e la progenie della Gente della mia Casa. Esse non si separeranno l’uno dall’altra sino a quando mi incontrerete presso la fonte (del Kawthar) (2).”(3)
Lode a Dio e gloria a Te. O Dio, effondi la Tua grazia su Muhammad e sulla sua Famiglia, esteriorizzazione della Tua bellezza e della Tua maestà e custodi dei segreti del Tuo Libro nel quali si epifanizza l’Unicità (Ahadiyyah) mediante la totalità dei Tuoi nomi, sino al nome imperscrutabile che non è noto ad altri all’infuori di Te. Siano maledetti gli oppressori, origine dell’albero ingannatore (4)
Ci sembra in questa sede appropriato rammentare brevemente il valore dei due beni preziosi lasciati in eredità alla Ummah. Non intendiamo parlare dell’aspetto gnostico, spirituale ed esoterico della tradizione profetica in questione, dacché penne quali la mia non hanno l’ardire di addentrarsi in un dominio la cui conoscenza ricomprende la totalità delle cerchie dell’esistenza, da questo mondo sino ai cieli e dai cieli sino alla Sua divina presenza, nella quale sono ricompresi stati che trascendono la nostra e la vostra facoltà di intuizione intellettuale. Quand’anche l’addentrarsi in simile aspetto dell’insegnamento non risultasse impossibile, richiederebbe certo grande applicazione e perseveranza. Né d’altra parte intendiamo trattare della sorte cui è andata incontro l’umanità a causa della negligenza e dell’abbandono della sua natura primordiale e del rango dei due beni preziosi lasciati in eredità. Quanto ad essi, il primo, cioè il Sacro Corano è più grande del secondo, cioè la Famiglia del Profeta Muhammad (S); può dirsi anzi che il primo possiede l’ordine della grandezza in assoluto (akbar mutlâq). Né intendiamo descrivere il trattamento riservato ai due beni preziosi dai nemici di Dio e degli empi tiranni (taghûtiyan), in quanto le loro colpe sono troppo gravi per poter essere enumerate, mentre la mia conoscenza è limitata ed il mio tempo fra voi scarso. Riteniamo invece utile menzionare brevemente ciò che è accaduto ai due lasciti costituenti l’eredità.
La frase: “Essi non si separeranno l’uno dall’altra sino a quando mi incontrerete presso la fonte” può forse essere letta come allusione al fatto che, dopo la dipartita del Profeta Muhammad (S), la sorte dell’un bene è stata condivisa dall’altra e la negligenza nei confronti dell’una ha sempre rappresentato negligenza anche nei confronti dell’altro, sino a quando i due beni si uniranno all’Inviato di Dio (S) presso la fonte di al-Kawthar. L’intelletto umano e la conoscenza ad esso propria non sono in grado di stabilire se la menzione della fonte di al-Kawthar concerna l’immersione della molteplicità (kathrât) nell’Unità (Wahdah), l’assorbimento delle gocce nell’oceano o qualcosa di analogo. Va inoltre ribadito che l’ingiustizia e l’oppressione nei confronti dei due lasciti testamentari dell’Inviato di Dio (S) si è sempre estesa alla Comunità islamica ed all’intera umanità, con nefandezze tali che le penne non sono in grado di descrivere.
Va sottolineato che la tradizione (5) concernente i due beni preziosi è stata trasmessa dall’Inviato di Dio (S) per il tramite di numerose fonti attendibili, autorevoli (6) ed ininterrotte (mutawâtir), ed è riportata dai Sunniti nelle loro opere, incluse le sei raccolte autorevoli, mediante diverse redazioni e con modalità di trasmissione differenti. Questa nobile tradizione è inequivocabilmente evidente per l’umanità in generale e per i Musulmani di tutte le scuole giuridiche (madhhâ’ib). Tutti i Musulmani sono pertanto responsabili riguardo alla sua applicazione e se vi è una giustificazione per gli ignoranti non ve ne sarà alcuna per i sapienti.
Vediamo dunque cos’è accaduto al Libro di Dio, dono divino e lascito dell’Inviato di Dio (S). Le sue tristi vicende, tali da indurre a piangere sino a quando gli occhi escano dalle orbite, iniziarono in seguito al martirio dell’Imâm ‘Alî, la pace sia con lui. Individui egoisti ed oppressori sfruttarono il Glorioso Corano come strumento al servizio di governi che si opponevano ai dettami del Sacro Corano stesso. Dietro molteplici pretesti, con intento premeditato essi sottoposero a costrizione i sapienti che avevano appreso tutto il Corano direttamente dal Profeta (S), nelle cui orecchie echeggiavano ancora le parole: “Lascio tra voi due beni preziosi.” Abusando in tal modo del Corano, Libro contenente il più perfetto degli orientamenti spirituali e materiali per il genere umano sino al giorno dell’Incontro con il Profeta (S) presso la fonte, essi utilizzarono il Corano per i loro propri fini, dichiararono nulla la Legge (Shari’ah) di Dio, uno degli obiettivi del Libro, ed introdussero deviazione dalla religione di Dio, dal Libro e dalla Tradizione (Sunnah), tanto che ciò non può essere descritto senza gravoso imbarazzo.
Col procedere della deviazione organizzata si incrementò di pari passo l’allontanamento del Corano e la sua distorsione, al punto che al Glorioso Corano, Libro disceso in modo sintetico sul Profeta Muhammad (S) al fine di liberare i popoli della terra, di unificare i Musulmani ed il genere umano, di elevare l’umanità al suo rango integrale e di proteggere la Discendenza della scienza dei nomi divini (Walidayah ‘ilmi ‘l-asmâ’) dal male dei demoni e degli oppressori, di instaurare la giustizia e l’equità, di concedere il governo agli uomini di Dio – gli Infallibili (la pace sia con loro dal primo all’ultimo, veri fautori del bene dell’umanità) – fu impedito di svolgere un ruolo efficace, quasi non avesse un suo ruolo peculiare nel preservare l’umanità sulla retta direzione. La deviazione raggiunse il punto in cui il Corano fu sfruttato da governanti tirannici e predicatori malvagi ed ancor più empi degli oppressori, al fine di instaurare l’ingiustizia e la corruzione e di legittimare il governo degli oppressori e dei nemici d’Iddio Onnipotente. E’ degno di biasimo che per i nemici oppressori e per gli amici ignoranti questo Libro determinante sembra non avere altra funzione che la recitazione presso le tombe e durante i riti funebri.
Il Libro che doveva essere la causa dell’unificazione dei Musulmani e dell’umanità, fonte viva della loro esistenza, divenne fonte di disunione e di discordia, oppure fu eliminato dalla scena, al punto che se qualcuno iniziava a parlare di governo islamico o di politica veniva accusato delle più gravi colpe e l’espressione “religioso politicante” (akhund siyâsî) veniva usata per screditare una persona, come continua ad avvenire sino al giorno d’oggi.
Ancor più di recente, al fine di vanificare il Corano e di tutelare gli interessi delle superpotenze sataniche, governi che deviano dai precetti islamici, ma che pure fingono di attenersi all’Islam, pubblicarono il Corano con veste molto elegante e con bella calligrafia e lo distribuirono un po’ in tutto il mondo. Grazie a tale inganno essi tolsero il Corano dalla scena. Tutti noi siamo stati testimoni di come il Corano pubblicato da Muhammad Reza Pahlavî abbia ingannato molti, anche taluni predicatori che, ignari dell’essenza dell’Islam, lo lodarono per averlo pubblicato. Vediamo inoltre come, ogni anno, re Fahd investa ingenti fondi pubblici al fine di pubblicare il Corano, ed al contempo di diffondere la setta anti-coranica wahhabita, culto privo di qualsivoglia fondamento ed oltremodo superstizioso, attirando in tal modo la gente ignorante ed i popoli e ponendoli al servizio delle superpotenze sotto il pretesto della nobile religione islamica e del Glorioso Corano.
Siamo orgogliosi del fatto che la nostra nobile e diligente nazione è consapevole di essere seguace di una Scuola religiosa (madhab) che intende trarre le verità coraniche dalla tomba al fine di utilizzarle come strumento per l’unificazione dei Musulmani e dell’intera umanità e come strumento che consente di liberare l’uomo dalle tentazioni delle sue membra, della sua mente e della sua anima, tendenze che lo conducono alla distruzione, alla schiavitù ed all’asservimento agli oppressori.
Siamo fieri di essere seguaci di una fede che è stata fondata dall’Inviato di Dio (S) sulla base del Suo decreto e del fatto che l’Emiro dei Credenti ‘Alî ibn Abî Tâlib (°A), servitore liberato da ogni sorta di condizionamento, ha avuto la missione di liberare l’uomo da ogni fonte di schiavitù.
Siamo inoltre fieri che il Nahju ‘l-balâghah, libro che dopo il Sacro Corano è il più importante manuale di istruzione per la vita spirituale e materiale, testo che conduce l’uomo alla liberazione ed i cui insegnamenti spirituali conducono al sentiero maestro della beatitudine, sia opera del nostro Imâm infallibile (°A).
Siamo fieri del fatto che gli Imâm infallibili da °Alî ibn Abî Tâlib (°A) sino al salvatore dell’umanità, il Nobile al-Mahdî, il detentore (sahib) del Tempo (8) (°A), potente, vivente e custode delle nostre vite per ordine di Dio, siano i nostri Imâm.
Siamo fieri del fatto che le invocazioni vivificanti, da noi definite Corano ascendente (sa’id), appartengono ai nostri Imâm. Abbiamo infatti con noi le invocazioni per il mese di sha’bân, l’invocazione di ‘Arafah di Husayn ibn °Alî (9) (°A), As-sahîfatu ‘s-sajadiyah, Salterio della Famiglia di Muhammad, ed As-sahifatu ‘l-fâtimiyyah, testo ispirato alla Nobile Fâtimatu ‘z-Zahrâ (10) (°A).
Siamo fieri del fatto che l’Imâm Muhammad al-Bâqir (11) (°A) sia la più grande personalità della storia, tanto che il suo rango può essere pienamente apprezzato da Dio, l’Altissimo, dal Suo Inviato (S) e dagli Imâm infallibili.
Siamo fieri di appartenere alla scuola giuridica dell’Imâm Ja’far as-Sâdiq (12) (°A) e del fatto che egli abbia sviluppato un oceano vasto e sconfinato di sapienza. Siamo fieri di tutti i nostri Imâm infallibili (°A) e rinnoviamo il nostro patto nei loro confronti.
Siamo fieri del fatto che i nostri Imâm infallibili (°A) siano stati imprigionati, condannati all’esilio ed infine abbiano ricevuto il martirio per aver tutelato l’Islam e messo in pratica il Sacro Corano, i cui precetti implicano la istituzione di un governo giusto e retto, e del fatto che essi abbiano contrastato con tutti i mezzi a loro disposizione i tiranni e gli oppressori loro contemporanei. Siamo fieri del fatto che al presente intendiamo porre in atto i precetti del Corano e delle tradizioni e del fatto che i differenti ceti e le diverse classi che compongono la nostra nazione partecipino con zelo a tale mirabile impresa, sacrificando i beni, le loro vite e quelle dei loro cari sulla via di Dio.
Siamo fieri del fatto che le nostre donne, di ogni età, celebri o sconosciute, prendano parte assieme agli uomini alle realizzazioni in ambito culturale, economico e militare, talvolta dimostrandosi migliori degli uomini nel porre in opera i precetti dell’Islam e nel realizzare i suoi obiettivi. Coloro che sono in grado di combattere vengono addestrati militarmente, il che rappresenta un compito importante nella difesa dell’Islam e del territorio islamico, e tollerano con coraggio le privazioni imposte loro, all’Islam ed ai Musulmani dai nemici intriganti e dagli amici ignoranti. Essi si sono districati dalle spire delle superstizioni fabbricate dai nemici che congiurano nel loro interesse, dagli amici ignoranti o da qualche predicatore male informato circa gli interessi dei Musulmani. Coloro che non sono in grado di combattere prestano servizio dietro le linee, al punto che lo zelo per la nazione toglie loro il respiro e desta il risentimento e la collera dei nemici e degli ignoranti che sono peggiori dei nemici. Abbiamo conosciuto molte nobili donne che levano la voce al pari della Nobile Zaynab (13) (°A), che sono fiere di aver sacrificato i loro figli sulla via di Dio e dell’Islam e che sono pronte a sacrificare tutto ciò che possiedono. Esse sanno bene che ciò che in tal modo hanno conquistato vale più dei paradisi più elevati. Che paragone può dunque esistere con il valore dei beni effimeri di questo mondo? La nostra nazione, al pari delle nazioni islamiche e dei popoli oppressi della terra, è fiera del fatto che i suoi nemici, cioè i nemici di Dio Onnipotente, del Sacro Corano e della nobile religione islamica, siano bestie che non esitano a commettere crimini e ad agire con l’inganno pur di realizzare i loro fini empi e profani, di conquistare il potere e di soddisfare i loro bassi appetiti, al punto che nel realizzare ciò non fanno alcuna distinzione fra alleato o nemico. In cima ad essi vi è il governo terrorista nell’essenza degli Stati Uniti d’America, che ha sparso la guerra su tutta la superficie della terra, mentre il suo alleato, il sionismo internazionale, al fine di realizzare i suoi obiettivi, commette ogni giorno crimini che le penne non sono in grado di trascrivere e le lingue non possono enumerare. I popoli Musulmani e le nazioni oppresse sono fiere del fatto che i loro nemici siano Husayn di Giordania, criminale errabondo di professione, Hasan del Marocco e Mubârak d’Egitto, il cortigiano di Israele. Tutti costoro sono criminali che agiscono nell’interesse esclusivo dell’America e di Israele. Essi non esitano a commettere ogni sorta di tradimento nei confronti del loro popolo.
Siamo inoltre fieri del fatto che sia nostro nemico il baathista Saddâm, conosciuto da alleati ed avversari come criminale e violatore del diritto internazionale e dei diritti della persona. Tutti sanno che i crimini da lui perpetrati nei confronti del popolo oppresso dell’Iraq e degli sceiccati del Golfo Persico non sono inferiori a quelli commessi nei confronti del popolo iraniano. Noi e i popoli oppressi del mondo siamo fieri del fatto che i mezzi di informazione internazionali e gli strumenti propagandistici ci accusano di quegli stessi crimini che soltanto le superpotenze sono in grado di prescrivere e di ordinare.
La cosa di cui siamo più orgogliosi è che l’America, malgrado le sue pretese, la sua potenza bellica, i numerosi governi-fantoccio asserviti ai suoi ordini, la sua capacità di disporre delle risorse delle nazioni oppresse ed il suo controllo sui mezzi di comunicazione, è stata umiliata dal nobile popolo iraniano e dalla terra del nobile Baqiyyatu ‘Llâh, che Allâh ci sacrifichi per il suo avvento, al punto di non sapere da che lato volgersi. Ovunque si volgesse, essa veniva respinta: ciò non può che dipendere dall’invisibile assistenza dell’Altissimo, dell’Eccelso, del Maestoso, di Colui che desta i popoli ed in particolare ha destato il popolo iraniano, elevandolo dalle tenebre della monarchia dispotica alla luce dell’Islam.
In questa occasione esorto la nobile ma oppressa nazione iraniana a non deviare dal retto sentiero né verso l’Oriente ateo, né verso l’Occidente oppressore e miscredente, ma piuttosto ad attenersi con lealtà e fedeltà al sentiero concessole da Dio. Non trascurate di apprezzare tale benedizione, né permettete che gli impuri vassalli delle superpotenze, tanto stranieri quanto indigeni (che sono peggio dei primi), interferiscano con la sua purità di intento e con la sua volontà d’acciaio. Sappiate che più i mezzi di comunicazione internazionali vi diffameranno, più ciò sarà il segno della potenza divina, e sappiate che per certo Dio, l’Altissimo, li punirà in questo mondo e nell’Aldilà. Invero Egli è il Signore da cui promana ogni bene “E nelle Sue mani è il regno di ogni cosa”. Esorto accoratamente i popoli islamici a seguire con tutto il cuore e con spirito di sacrificio, con disponibilità a sacrificare tanto se stessi quanto i propri cari, i Nobili Imâm (°A) ed in particolare il loro orientamento politico, sociale, economico e militare, senza abbandonare, nemmeno di un pollice, la giurisprudenza tradizionale (al-fiqhu ‘s-sunnatî) manifestazione dell’insegnamento del magistero profetico e dell’imamato e garanzia della crescita dei popoli, tanto per quanto attiene alle norme primarie quanto a quelle secondarie, dacché entrambe costituiscono la giurisprudenza islamica. Non prestate orecchie alle seduzioni dei nemici e state in guardia per via del fatto che un solo passo nella direzione errata può essere preludio alla corruzione della religione, dei precetti dell’Islam e del governo fondato su equità e giustizia. A titolo di esempio vi esorto a non trascurare di prendere parte alla Preghiera del venerdì, poiché essa costituisce l’aspetto politico dell’orazione. La Preghiera del venerdì è fra le più grandi benedizioni che Allâh, l’Altissimo, ha riversato su questa Comunità. Del pari non trascurate di prendere parte alle cerimonie commemorative del martirio degli Imâm, in particolare del Principe degli oppressi e Signore dei martiri, il Nobile Abû ‘Abdi ‘Llâh al-Husayn, che Dio, i Suoi Angeli, i Profeti e gli Intimi preghino per la sua anima santa e coraggiosa.
Il popolo deve rammentare che i decreti degli Imâm (A) relativi alla commemorazione dell’evento in questione (14) e le maledizioni scagliate contro i nemici della Famiglia del Profeta (S) sono di fatto le grida eroiche delle nazioni che, lungo tutto il corso della storia, si sono ribellate contro i governi oppressori e tirannici. Sappiate che le maledizioni scagliate contro la tirannia degli Ummayadi, che sono scomparsi dalla faccia della terra per essere inghiottiti dall’inferno, riflettono il grido lanciato contro gli oppressori del mondo. E’ necessario preservare queste maledizioni, come pure recitare elegie in favore degli Imâm (‘A) e condannare gli oppressori che sono sorti in ciascuna epoca storica. L’epoca contemporanea è caratterizzata dall’oppressione nei confronti dei Musulmani perpetrata dall’America, dai Sovietici e dai vassalli delle superpotenze, come i Sauditi, traditori della Casa di Allâh, che Dio li maledica. Tutti costoro debbono essere risolutamente condannati. Dobbiamo sapere così chiaramente che ciò che contribuirà ad unificare i Musulmani è il rito politico della Preghiera del venerdì, rito che proteggerà e preserverà la dignità e l’identità dei Musulmani, in particolare di quelli sciiti duodecimani.
Intendo inoltre in questa sede ribadire che il mio testamento politico-religioso non si rivolge esclusivamente al nobile popolo dell’Iran, ma contiene esortazioni dirette a tutti i popoli Musulmani, come pure a tutti i popoli oppressi del mondo, a prescindere dalla loro razza o dalla loro fede religiosa.
Supplico umilmente Dio, l’Eccelso, il Maestoso, affinché non ci abbandoni mai e Lo prego di non negare ai figli ed ai cari guerrieri dell’Islam la Sua divina benedizione.
Ruhollah Musavi Khomeini
Fonte: https://islamshia.org/testamento-politico-spirituale-dellimam-khomeyni/
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