Testamento politico-spirituale dell’Imam Khomeyni 2a P.
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Testamento Col Nome d’Iddio Clemente e Misericordioso L’eccelsa Rivoluzione Islamica in Iran, frutto del concorso di mi­lioni di persone e dell’impegno di migliaia di martiri eterni, nonché degli invalidi di guerra, veri e propri martiri viventi, destino a cui bramano milioni di Musulmani del mondo, nonché i popoli oppressi, è un obiettivo talmente vasto che la sua descrizione risulta di là dalla capacità delle penne e delle parole.
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Giu 08, 2021 03:58 Europe/Rome
  • Testamento politico-spirituale dell’Imam Khomeyni 2a P.

Testamento Col Nome d’Iddio Clemente e Misericordioso L’eccelsa Rivoluzione Islamica in Iran, frutto del concorso di mi­lioni di persone e dell’impegno di migliaia di martiri eterni, nonché degli invalidi di guerra, veri e propri martiri viventi, destino a cui bramano milioni di Musulmani del mondo, nonché i popoli oppressi, è un obiettivo talmente vasto che la sua descrizione risulta di là dalla capacità delle penne e delle parole.

Io, Ruhollah Musavi Khomeini, che nonostante il carico delle mie colpe non sono privo di speranza circa la benevolenza del Signore Altissimo, e che mi sto appressando a partire per l’Aldilà avendo in questo viaggio pericoloso come unico bagaglio la mia fede nell’in­dulgenza dell’Essere sommamente generoso, colgo ora l’occasione per fare menzione di alcuni punti — per quanto essi possano essere ripetitivi — basandomi sulla mia umile facoltà di conoscitore della religione, riponendo, al pari dei miei fratelli, la mia speranza in questa Rivoluzione e nella permanenza dei suoi frutti e dei suoi ul­teriori sviluppi, compilando in tal modo il mio testamento per la presente generazione e per le amate generazioni a venire e suppli­cando Dio, il Misericordioso, di ispirarmi una completa sincerità nel compito che mi accingo a svolgere.

Comprendiamo infatti che questa grande Rivoluzione che ha posto termine all’influenza dei divoratori del mondo e dei tiranni dal grande Iran ha trionfato con l’aiuto invisibile divino. Malgrado l’ingente propaganda contro l’Islam e contro i sapienti – in ispecie nell’epoca presente – e nonostante la miriade di insinua­zioni sediziose da parte dei pubblicisti, la maledizione diffusa nei mezzi di comunicazione e nei raduni pubblici sotto forma di senti­menti nazionalisti, la poesia satirica, ironica e blasfema, la istitu­zione e la diffusione di centri di prostituzione, gioco d’azzardo, di intrattenimento immorale, di consumo di droghe e di bevande al­cooliche al fine di attrarre le giovani generazioni – cioè la genera­zione disposta ad impiegarsi nella lotta per il progresso e lo svilup­po della nostra amata patria – al fine di installare in esse la corru­zione ed il disinteresse nei confronti dei crimini commessi dal cor­rotto Scià e da quell’ignorante di suo padre, malgrado i governi ed i parlamenti fantoccio imposti alla nazione dalle ambasciate stra­niere presenti in Iran, lo stato delle università, delle scuole supe­riori e degli istituti educativi coi loro docenti ostili all’Islam e per­vasi da filo-occidentalismo, ma al contempo pronti a presentarsi co­me tutori del nazionalismo al fine di opporsi, in seno al loro am­biente, a persone consapevoli e capaci ma non in grado di agire in quanto costituenti una esigua minoranza, malgrado le decine di altri problemi, come lo stato di isolamento imposto ai sapienti dal governo e la deviazione del pensiero propria a molti di loro gra­zie alla forza dell’apparato propagandistico, questa nazione di trentasei milioni di persone non sarebbe riuscita a promuovere una salda insurrezione caratterizzata da unità di intenti e dal gri­do “Allâhu akbar” facendo affidamento soltanto sul suo mirabile senso di sacrificio, né sarebbe stata in grado di abbattere le forze dominanti nel Paese e di scacciare le potenze straniere, facendo di sé stessa la padrona del suo destino. Senza dubbio la Rivoluzione di questo Paese è stata un dono di Dio, un favore proveniente dal­l’Invisibile impartito a questa nazione oppressa e martoriata.

L’Islam ed il governo islamico sono entità divine il cui adempi­mento salvaguarda la prosperità in questo mondo e la salvezza nel­l’Aldilà. Essi possono porre fine all’ingiustizia, alla tirannia, allo sfruttamento ed alla corruzione ed aiutare l’umanità a conseguire le sue mète più elevate. Trattasi di una scuola che, a differenza di quelle non monoteiste, presiede ed indirizza ciascun aspetto della vita individuale dell’uomo, come pure tutte le dimensioni sociali, materiali, spirituali, culturali, politiche, militari ed economiche della società, senza che alcun dettaglio, per quanto insignificante, venga trascu­rato per quel che attiene alla formazione dell’uomo e della società, nonché al loro progresso materiale e spirituale. Essa consente per­tanto di rimuovere gli ostacoli che si frappongono sul sentiero della perfezione e di offrire soluzioni che consentono di sopprimerli.

Ora che, per grazia di Dio, la Rivoluzione Islamica è stata instau­rata dalle mani possenti del popolo devoto di questo Paese, questo nobile popolo, avendo in vista la supremazia dell’Islam e delle sue norme, è tenuto a lottare per la realizzazione di tutti gli aspetti dell’ordinamento e delle sue norme dacché la preservazione dell’Islam ha precedenza su tutti gli altri obblighi. I grandi Profeti, da Adamo (‘A) sino al Sigillo dei Profeti (S), si sacrificarono e lottarono indefessamente per questa causa, senza che nessun ostacolo impedisse loro di adempiere al lo­ro compito. In seguito i loro eminenti discepoli, gli Imâm (‘A), die­dero il loro contributo alla medesima causa, non arrendendosi nem­meno innanzi al sacrificio del loro stesso sangue.

Al giorno d’oggi tutti i Musulmani e la nazione iraniana in parti­colare hanno il dovere di preservare nel migliore dei modi questo lascito divino che è stato ufficialmente proclamato in Iran e che da­rà splendidi frutti in un arco di tempo assai breve, nonché di creare le condizioni necessarie alla sua preservazione e di vincere le diffi­coltà che si parano dinnanzi, affinché questi raggi di speranza illu­minino tutti i paesi musulmani, tutti i governi ed i popoli giungano a convergere su un intento comune riguardo a questa tematica di vitale importanza, ed in conseguenza di ciò possano, una volta per tutte, porre termine all’influenza delle superpotenze divoratrici e dei criminali della storia, liberando i popoli oppressi del mondo dal­la loro condizione di schiavitù.

Accingendomi ad esalare il mio ultimo respiro ritengo mio dovere fissare l’attenzione su alcuni elementi che sono essenziali per la preservazione di questo lascito divino, come pure su altri concer­nenti i rischi ed i pericoli cui esso è esposto, a beneficio della gene­razione presente e di quelle venture. Invoco il Signore dei mondi di concedere a noi tutti successo e prosperità.

 

A) Senza dubbio il segreto della permanenza della Rivoluzione Islamica è lo stesso che ha consentito il suo esito vittorioso. La na­zione conosce questo segreto, e le generazioni future leggeranno nei libri di storia che i suoi due pilastri fondamentali sono un movente divino e la sublime meta del governo islamico da una parte e dall’altra la solidarietà di tutto il popolo, unito in un solo spirito ed in una sola aspirazione al fine di conse­guire il medesimo obiettivo.

Il mio consiglio alle generazioni presenti e future è che se desiderano essere testimoni della permanenza dell’Islam, della sovranità di Dio e dell’eliminazione dell’influenza dei colonialisti e degli sfrutta­tori, tanto all’interno quanto all’esterno del Paese, non devono scostar­si per alcun motivo dal movente divino che Dio, l’Altissimo, ha enfatizzato nel Sacro Corano, movente che costituisce il segreto del trionfo e della permanenza della Rivoluzione e che aiuta a sor­montare le divergenze individuali. Queste divergenze sono infatti sfruttate dalla complessa macchina della propaganda internaziona­le – voce dei nostri nemici e della loro progenie – perverso meccani­smo che impiega tutte le sue risorse al fine di propalare vili menzo­gne e che a tal proposito investe alcuni miliardi di dollari. La propa­gazione delle falsità è inoltre l’obiettivo dei viaggi costanti nelle cit­tà del Medio Oriente dei nemici della Repubblica Islamica dell’I­ran, fra cui debbono malauguratamente annoverarsi alcuni farisei che si ornano del turbante, i dominatori ed i capi di alcuni paesi islamici che non pensano ad altro che al loro tornaconto personale e che sono docili servitori degli Stati Uniti. Oggi come domani i Musulmani del mondo e la nazione iraniana debbono neutralizzare l’insidiosa propaganda fonte di discordia. Il mio consiglio a tutti i Musulmani, ed in particolare agli Iraniani miei contemporanei, è di reagire alla propaganda ostile, rinsaldare i loro ranghi ed unirsi ad ogni costo, al fine di incutere terrore ai miscredenti e agli ipocriti.

 

B) Una delle maggiori congiure di questo secolo, incentivatasi du­rante le sue ultime decadi e giunta al culmine dopo la vittoria della Rivoluzione Islamica, è rappresentata dalla campagna propagandi­stica a più voci, tesa a discreditare i popolo musulmani ed in particolare il nobile popolo iraniano, al fine di indebolire la loro dedizio­ne all’Islam e di distoglierli da esso. Talvolta essi agiscono in modo diretto, suggerendo che la Legge islamica fu istituita millequattro­cento anni orsono e che pertanto non può essere ritenuta adeguata al governo della società contemporanea; talaltra affermano invece che l’Islam è una religione reazionaria e contraria al progresso ed alle forme della società moderna, o che i paesi dell’epoca attuale non possono astenersi dalla tendenza generale alla modernizzazio­ne. Da un altro punto di vista, questa stessa propaganda si presen­ta maliziosamente e satanicamente sotto il manto di un’attitudine pro-islamica e, prendendo a pretesto la santità dell’Islam, afferma, fra l’altro, che l’Islam e le altre religioni rivelate concernono esclu­sivamente la spiritualità, l’orientamento etico del genere umano e l’abbandono dei propositi terreni, che esse esortano l’uomo a rinun­ciare al mondo materiale e a dedicarsi agli atti di culto, alle pre­ghiere ed alle invocazioni, atti che, secondo questo punto di vista, dovrebbero approssimare l’uomo a Dio ma allontanarlo dal mondo materiale. In tal modo essi concludono che il coinvolgimento nel­l’amministrazione dello Stato e del governo, come pure la politica, siano contrarie ad una mèta elevata e spirituale, in quanto si trat­ta di attività concernenti il dominio terreno. Simili dicerie sono in stridente contrasto con l’insegnamento dei grandi Profeti. Sfortu­natamente quest’ultimo genere di propaganda ha coinvolto taluni sapienti musulmani ed alcuni individui che, pur essendo religiosi, sono scarsamente informati circa l’Islam, inducendoli a ritenere che il coinvolgimento nella politica e nel governo costituiscano un peccato mortale. Questa concezione errata rappresenta per il mon­do islamico una grande calamità.

I fautori di questa concezione possono essere soltanto ignoranti circa i governi, le leggi e la politica, oppure possono fingersi tali per motivi di tornaconto personale. L’applicazione di leggi conformi alla giustizia, all’equità ed alla rettitudine, l’abbattimento dei ti­ranni e dei regimi oppressivi, la promozione della giustizia indivi­duale e sociale, lo sradicamento della prostituzione e delle altre for­me di corruzione, il riconoscimento delle libertà civili conformi alla ragione ed alla giustizia, il conseguimento dell’indipendenza, il con­trastare il colonialismo, lo sfruttamento, la schiavitù e l’asservimento, l’applicazione delle pene corporali conformi a giustizia al fine di impedire la corruzione e la distruzione della società, come pure il coinvolgimento nelle esigenze politiche ed amministrative della so­cietà basata sull’intelletto, sulla giustizia, sull’equità e su altri fat­tori, tutto ciò non può divenire antiquato o sorpassato col trascorre­re del tempo o per via della sviluppo della comunità umana. Soste­nere il contrario equivarrebbe ad affermare che nel secolo presente le leggi della logica e quelle della matematica debbono essere sosti­tuite da nuove leggi o che, nonostante il fatto che sin dalla creazione dell’uomo l’Altissimo abbia prescritto l’equità sociale e la prevenzio­ne della tirannia, dello sfruttamento e dell’omicidio, nell’era nuclea­re queste prescrizioni sono divenute sorpassate ed antiquate.

Si pretende inoltre che l’Islam sia contrario alle innovazioni te­cnologiche. Trattasi di un’accusa stupida, simile a quella formulata dal deposto Muhammad Reza Pahlavi, secondo cui i sapienti islamici ed i fautori della Rivoluzione Islamica erano contraiti all’uso dei mezzi meccanici e fautori dell’uso dei quadrupedi come mezzo di trasporto. Se con l’espressione “manifestazioni di civiltà e di pro­gresso” essi intendono le scoperte, i nuovi prodotti e le tecnologie avanzate che contribuiscono allo sviluppo dell’uomo e della sua ci­viltà, né l’Islam, né alcuna altra religione rivelata saranno mai contrarie a tutto ciò. Al contrario, l’Islam ed il Sacro Corano enfa­tizzano il valore della scienza, dell’apprendimento e della tecnolo­gia. Se però l’espressione “civiltà moderna” dovesse essere intesa nel senso ad essa attribuita da alcuni “intellettuali” di professione, cioè come libertà di indulgere negli atti proibiti, inclusivi la prosti­tuzione e addirittura le relazioni omosessuali o simili, allora non posso che ribadire come questa concezione sia rigettata da tutte le religioni rivelate e da tutti i popoli religiosi, nonostante il fatto che, spinti dalla cecità del loro convenzionalismo, tanto l’Occidente quanto l’Oriente divengano fautori e propagatori di simili idee.

Quanto invece alla seconda categoria di oppositori dell’Islam pervasi da intenti maligni, essi intendono separare l’Islam dal go­verno e dalla politica. Va loro rammentato che il Sacro Corano ed i detti dell’Inviato di Dio (S) contengono più precetti relativi al go­verno ed alle questioni di Stato che ad altre tematiche. Oltre a ciò molti dei precetti che apparentemente si presentano come concer­nenti il culto possiedono in realtà una valenza politico-cultuale, il cui oblio è stata la causa del presente stato di disagio del mondo musulmano.

Il Profeta dell’Islam (S) istituì un governo analogo agli altri go­verni di questo mondo, con la differenza che esso aveva il fine di promuovere la giustizia sociale. I primi califfi musulmani ammini­strarono il governo in modo probo ed integro, e la storia dimostra come l’Imâm ‘Alî (°A) perseguisse il medesimo obiettivo, ma con una portata ancor più vasta. In seguito sorsero altri governi, an­ch’essi nominalmente islamici. Anche nell’epoca presente esistono governi che si attribuiscono la qualifica di islamici e che pretendo­no di governare in conformità con l’Islam e l’insegnamento del Pro­feta Muhammad (S).

In questo mio testamento, per quanto breve sia lo spazio che mi è concesso, auspico che i nostri letterati, i nostri sociologi ed i nostri storici disilludano i Musulmani circa le ciance secondo cui i Profeti (A) si occuparono esclusivamente della spiritualità, il coinvolgi­mento nel governo e negli affari di Stato sono condannati dalla reli­gione, i Profeti e gli Intimi rifiutarono di farsi coinvolgere in tale dominio e, di conseguenza, anche noi dobbiamo guardarci dall’esse­re coinvolti in simili tematiche. Si tratta di errori dottrinali che im­plicano la distruzione delle nazioni musulmane ed aprono la porta ai colonialisti assetati di sangue. Ciò che invece la religione proibi­sce è l’esistenza dei regimi satanici, tirannici e dittatoriali, istituiti al fine di dominare le masse e per fini mondani quali l’accumula­zione di ricchezze, la sete di potere ed il conseguimento della posi­zione di dominatore incontrastato, vero e proprio idolo mondano. Trattasi in altre parole di quella brama di potere che induce l’uomo a dimenticare il suo Signore eccelso e maestoso. Al contrario l’isti­tuzione di un governo teso all’amministrazione della giustizia nel­l’interesse delle masse oppresse e diseredate, alla prevenzione del­la tirannia e dell’oppressione, nonché all’instaurazione di una equi­tà sociale analoga a quella per cui lottarono Salomone figlio di Da­vid, il Nobile Messaggero dell’Islam (S) ed i suoi discepoli, rappre­senta uno dei doveri primari e costituisce un degno atto di adora­zione, in quanto la politica razionale che caratterizza tale governo rappresenta una delle insopprimibili esigenze del genere umano.

Esorto pertanto il popolo iraniano desto e consapevole a neutra­lizzare i complotti facendo affidamento sulla sua conoscenza dell’Islam, ed esorto inoltre i validi scrittori ed oratori ad aiutare la no­stra nazione, contribuendo al dissipamento delle trame ordite dai demoni dell’epoca contemporanea.

 

C) Nello stesso genere di complotti – anzi in una categoria ancor più malvagia – rientrano la propaganda ostile e le dicerie che rego­larmente pervadono il nostro Paese, secondo cui la Repubblica Isla­mica, al pari dei suoi predecessori, non ha fatto nulla per il popolo. Si insinua infatti che il popolo “sventurato” che con fervore ed en­tusiasmo si è sacrificato al fine di liberarsi del regime tirannico de­gli oppressori è finito per soggiacere ad un regime ancora peggiore. Si sostiene inoltre che la classe dei possidenti è divenuta ancor più arrogante, mentre le masse oppresse sono divenute ancor più op­presse, che le prigioni sono state colmate di quei giovani che rap­presentavano il futuro del Paese, che le torture sono oggi comuni ed ancor più terribili di quanto lo fossero sotto il passato regime, che ogni giorno un certo numero di individui viene condannato a morte nel nome dell’Islam, che il governo avrebbe fatto meglio a non at­tribuirsi la qualifica di “islamico”, che la situazione è ben peggiore di quanto lo fosse al tempo di Reza Khan e di suo figlio, che il popo­lo soffre per via di innumerevoli privazioni, di ingenti difficoltà e dell’elevato costo della vita, che coloro che sono ai vertici dello Stato lo stanno trasformando in un regime comunista, che le proprietà private vengono espropriate e che le libertà civili vengono conculca­te in tutti i loro aspetti. Simili dicerie sono diffuse in base ad una strategia ben programmata e tendente ad un fine malvagio. E’ faci­le rendersi conto che si tratta di mezzi tesi a suscitare una cospira­zione. La semina delle menzogne ha ormai assunto un ritmo rego­lare e periodico; talune dicerie vengono diffuse per alcuni giorni, si­no a quando ne vengono immesse in circolazione delle nuove. La piattaforma per il lancio delle dicerie può essere la fermata dei ta­xi, gli autobus urbani ed ogni raduno, per quanto piccolo, che possa prestarsi ad accogliere le voci infondate. Non appena una menzo­gna ha perso la sua credibilità ne viene subito creata una nuova. E’ degno di biasimo il fatto che alcuni dei nostri sapienti che non sono edotti circa la multiformità degli inganni satanici divengano preda dei propalatori di dicerie e giungano a concludere che ciò che ascol­tano nell’aria sia vero. Ciò per via del fatto che essi non sono infor­mati circa la situazione mondiale, le rivoluzioni che avvengono nel mondo e le immancabili difficoltà in cui si sono imbattute tutte le precedenti rivoluzioni, nonché circa gli sviluppi che sono conformi agli interessi dell’Islam. Giungono pertanto ad accogliere cieca­mente le dicerie e, talvolta in buona fede, talaltra con intento male­volo, contribuiscono anch’essi a propagarle.

Chiedo a voi tutti di non cercare di identificare le colpe del Gover­no islamico, di non cercare di gettare il discredito sul Governo e di non indulgere in calunnie contro l’ordinamento politico senza avere in precedenza studiato il presente assetto del mondo e posto a parago­ne la Rivoluzione Islamica con le rivoluzioni del passato, senza pri­ma aver studiato lo stato del nostro Paese nei periodi pre e post-ri­voluzionario, senza prima essersi documentati circa le tribolazioni imposte a questo Paese da Reza Khan e da suo figlio in conseguen­za del loro saccheggio dei beni di questo nazione, senza aver consi­derato la distruttiva dipendenza dalle potenze straniere propria al periodo pre-rivoluzionario, senza aver studiato lo stato dell’econo­mia nazionale prima della Rivoluzione, nonché quello delle forze armate, senza aver considerato i centri corrotti di svago e rammen­tato i centri di spaccio di inebrianti e di diffusione di stili di vita in contrasto con l’etica, nonché il diffondersi di atteggiamenti irre­sponsabili nella vita quotidiana delle persone, senza aver ram­mentato la condizione prevalenti nelle università e nelle scuole su­periori del periodo pre-rivoluzionario, senza aver considerato il ge­nere di film che venivano proiettati, i centri legali di diffusione del­la depravazione, lo stato dei nostri giovani, delle nostre donne op­presse ma virtuose e la persecuzione dei santi, dei religiosi, degli amanti della libertà sotto il regime dei taghût, senza aver analizza­to lo stato delle nostre moschee in quel periodo e senza aver esami­nato il caso di coloro che sono stati giustiziati dopo la Rivoluzione Islamica o di coloro che sono stati giudicati colpevoli e condannati alla detenzione, senza aver esaminato la condotta dei pubblici uffi­ciali ed analizzato i dati relativi agli assetti dei capitalisti e dei latifondisti e lo stato degli accumulatori di beni e dei profittatori, senza aver compiuto indagini circa la condotta dei tribunali del pe­riodo pre-rivoluzionario, senza aver posto a confronto i giudici del periodo post-rivoluzionario con i loro predecessori, senza aver inda­gato lo stato dei deputati all’Assemblea della Repubblica Islamica, dei membri del Governo e delle autorità locali del periodo post-rivo­luzionario, ponendoli a confronto con la condotta dei loro predeces­sori, senza aver accertato quali siano state le realizzazioni del Go­verno e della “Lotta per la ricostruzione” in villaggi che versavano in condizioni precarie, spesso privi persino di pozzi per l’acqua e dei più elementari servizi igienici, e posto tutto ciò a confronto con la situazione del passato regime, tenendo altresì presente il peso della Guerra Imposta all’Iran con le sue naturali conseguenze, quali i mi­lioni di rifugiati di guerra, di famiglie distrutte e di feriti, nonché i milioni di rifugiati provenienti dall’Iraq e dall’Afghanistan, le san­zioni economiche contro l’Iran ed i complotti orchestrati ai danni dell’Iran dagli Stati Uniti e dai loro vassalli all’interno ed all’ester­no del Paese, per non parlare poi delle carenze di diffusori dell’Islam e di giudici religiosi e della confusione seminata sin dagli esordi della Rivoluzione Islamica dai nemici dell’Islam, dai traviati ed anche dai tiepidi sostenitori della Rivoluzione Islamica. Tutti questi fattori debbono essere tenuti nella debita considerazione, in­sieme a decine di altri.

Vi chiedo di avere pietà di questo Islam perseguitato il quale, in seguito al flusso di centinaia di anni di tirannia da parte dei detentori del potere ed in conseguenza dell’ignoranza delle masse è ora rinato come un infante minacciato dai nemici interni ed esterni del Paese. Vi chiedo inoltre se non fareste meglio a sostenere questo popolo oppresso e tirannizzato piuttosto che condannare la Repub­blica Islamica assieme agli ipocriti, ai tiranni, ai capitalisti, agli speculatori, agli accaparratori di ricchezze che ignorano Dio. Vi esorto pertanto a rammentare le vittime del terrorismo anarchico che si è abbattuto su nobili sapienti e su altri degni servitori della causa ed a schierarvi con i deboli, gli oppressi, gli umili e con coloro che soffrono privazioni, invece di sostenere la causa dei terroristi corruttori e sediziosi.

Non ho mai detto, né pretendo di affermarlo ora, che nella nostra Repubblica l’Islam è applicato e posto in atto nella pienezza delle sue implicazioni o che, vuoi per ignoranza, per risentimenti perso­nali o per mancanza di autodisciplina, non vengano compiute azio­ni contrarie ai precetti dell’Islam. Affermo però che tanto il potere legislativo, quanto quello giudiziario, quanto quello esecutivo si stanno sforzando di islamizzare il Paese e che una nazione di milioni di persone sostiene il Governo, al punto che, se questa spa­ruta minoranza di contestatori ed ostruzionisti desse anch’essa il suo contributo, le aspirazioni della Rivoluzione verrebbero realizza­te in modo più diretto e più celere. Affermo inoltre che, qualora es­si, Dio non voglia, non dovessero mutare rotta, non saranno in gra­do di contrastare questa miriade di persone. Dal momento che mi­lioni di uomini sono infatti desti e consapevoli della situazione at­tuale, le aspirazioni islamiche ed umanitarie di questa Rivoluzione giungeranno ad essere realizzate. Posso affermare con cognizione di causa che la nazione iraniana ed i milioni di abitanti di questo Paese sono oggi migliori degli abitanti dell’Hijâz al tempo dell’Invia­to di Dio (S) e degli abitanti di Kûfah al tempo dell’Imâm ‘Alî (A) e dell’Imâm Husayn (A).

Durante la vita del nostro Profeta la gente del Hijâz talvolta di­sobbediva al suo ordine e accampava scuse al fine di scampare al dovere della difesa, al punto che nella Sura del Pentimento (At-Ta­wbah, 9) l’Altissimo li biasima, esponendo quale sarà la loro retri­buzione. Durante la sua vita alcuni gli attribuiscono menzogne, al punto che egli li maledì dal pulpito, come è tramandato. La gente dell’Iraq e di Kûfah fece del pari torto all’Imâm ‘Alî (A) nella mi­sura di quanto gli era possibile e gli disobbedì. Le raccolte di tradi­zioni e le cronache storiche attestano in che modo l’Emiro dei Cre­denti condannasse il loro operato. Va inoltre sottolineato che que­sta generazione di abitanti dell’Iraq e di Kûfah fu la stessa a com­mettere la peggiore delle ingiustizie al tempo del Signore dei Mar­tiri, l’Imâm Husayn (A). Va poi detto che anche quella fazione di abitanti di Kufah che non osò sfidarlo apertamente con la spada della sedizio­ne fuggì dal campo di battaglia e si pose a sedere in attesa del corso degli eventi. Al contrario vediamo che al presente la nazione ira­niana, inclusevi le forze armate, i combattenti, i pasdarân ed i basij, nonché la generalità della popolazione civile e tribale ed altri ancora che si sono fatti avanti spontaneamente compiono atti di autosacrificio eroico sul fronte di guerra. Del pari coloro che com­battono dietro le linee del fronte preservano un entusiasmo epico. Vediamo come il nostro rispettabile popolo, in tutto il territorio, contribuisca generosamente alla mobilitazione della nazione in ar­mi. Abbiamo inoltre cura delle famiglie dei caduti martirizzati, di coloro che hanno perso i loro intimi sul campo della lotta, nonché dei parenti dei feriti, dei veterani, di coloro che ci si rivolgono con parole incoraggianti, con fervore e confidenza, prova evidente del loro amore della loro fede in Dio, nell’Islam e nella vita oltremon­dana, e tutto ciò nonostante il fatto che essi non siano contempora­nei né del più Nobile degli Inviati (S), né di un Imâm infallibile. Nel loro slancio essi sono motivati dalla fede nell’Invisibile, che è segreto della vittoria nella molteplicità delle sue dimensioni. L’I­slàm deve essere fiero di aver allevato tale prole guerriera. E’ moti­vo di vanto il vivere in quest’era ed in presenza di tale popolo.

Colgo l’occasione per rivolgermi a coloro che, per ragioni varie, si oppongono alla Repubblica Islamica, come pure ai giovani ed alle giovani che sono sfruttati dal Partito degli Ipocriti, degli opportuni­sti devianti che cercano il loro tornaconto a spese dei loro simili. Li invito a giudicare da se stessi, detergendosi da pregiudizi, con in­telletto illuminato, a prendere in esame le menzogne propagandi­stiche di coloro che covano astio contro la Repubblica Islamica, a considerare il loro atteggiamento nei confronti delle masse oppresse, a comprendere quali governi stranieri ne siano i finanziatori oc­culti nonché quali siano i nostri concittadini che si schierano al loro fianco ed in che modo costoro mutino posizione al volgere degli eventi. Gradirei che coloro che desiderano il crollo della Repubblica Islamica accertino il carattere di coloro che sono caduti martiri per mano degli ipocriti e dei traviati e valutino la loro elevata posizione nei confronti del carattere spregevole del nemico. Esistono docu­menti registrati relativi al martiri, come pure ne esistono altri ri­guardo all’opposizione. Scoprite da voi stessi chi ha realmente a cuore le masse oppresse e angheriate.

Miei cari fratelli, non leggerete queste mie pagine durante la mia vita ma, probabilmente, dopo che sarò morto. In quel momento non sarò fra voi, né sarò in alcun modo tentato di condizionare i vostri sentimenti per interessi individuali o per brama di potere. Dal mo­mento che siete giovani meritevoli vi auguro di trascorrere la vo­stra esistenza terrena al servizio dell’Onnipotente, dell’Islam e del­la Repubblica Islamica, onde possiate prosperare in questo mondo e nell’Aldilà. Imploro Dio, il molto indulgente Perdonatore delle colpe, di guidarvi al retto sentiero della dignità umana, di perdona­re a noi ed a voi e di coprirci con la Sua misericordia incommensu­rabile. Vi esorto del pari ad invocarlo in privato e di confidare nel fatto che Egli è la nostra Guida misericordiosa.

Con questo mio testamento intendo affidare una parola al nobile popolo dell’Iran ed alle nazioni che sono sfruttate da governanti corrotti e sono assoggettate al giogo delle superpotenze. Chiamo la cara nazione iraniana a sopportare la benedizione che ha ottenuto con la grande guerra della loro anima, con il loro sangue, con quello dei loro intimi, dei loro giovani e dei loro beni. Proteggete tale effu­sione della grazia come il vostro bene più prezioso, salvaguardatelo e tutelatelo. Trattasi di un lasciti testamentario che vi consentirà di sormontare gli ostacoli che vi si pareranno dinnanzi lungo il ret­to sentiero senza timore alcuno, dacché, come è detto nel Glorioso Corano: “Se aiutate Dio Egli vi aiuterà e renderà saldi i vostri piedi.” (Sacro Corano, 47:7)

Contribuite a sormontare le difficoltà della Repubblica Islamica con il sostegno dei vostri cuori, considerate il Governo e l’Assem­blea consultiva islamica come fossero vostri e tutelateli come un bene prezioso.

Intendo inoltre esortare l’Assemblea, il Governo e le autorità ad apprezzare i meriti della nazione ed a servirla, con opzione prefe­renziale a favore delle masse di diseredati che sono la luce degli occhi ed i benefattori universali, di coloro che sono giunti ad isti­tuire la Repubblica Islamica con il loro sacrificio eroico. La sua so­pravvivenza dipende del pari dal loro impegno. Considerate voi stessi come progenie del popolo e considerate il popolo come fosse la vostra stessa cerchia familiare. Seguitate a condannare i gover­ni oppressori, i predoni ignoranti e arroganti stolti mediante il compimento di atti degni dell’uomo e tesi alla tutela del Governo islamico.

Quanto ai popoli musulmani, li esorto a seguire l’esempio del Go­verno islamico dell’Iran e la lotta del popolo iraniano, a soggiogare i governi crudeli ed indegni che al presente li opprimono e che non fanno fronte ai bisogni della popolazione, del resto analoghi a quelli propri al popolo iraniano. Li invito inoltre a rammentare che la causa della stato di svantaggio dei Musulmani è nell’esistenza di regimi allineati con il blocco occidentale o con quello orientale. In­vito tutti voi a guardarvi dalle velenose calunnie dei nemici dell’Islam e della Repubblica Islamica, poiché in ogni circostanza la tu­tela degli interessi delle superpotenze implica il temerario disegno di abbattimento dell’Islam.

 

D) Le superpotenze imperialiste e coloniali, dapprima per anni in modo sottile, quindi sotto Reza Khan ed il suo degno figlio Muham­mad Reza in modo palese, hanno messo in atto una politica satanica tesa al­l’isolamento dei sapienti di religione. Durante il regno di Reza Khan la strategia si identificava con l’oppressione dei sapienti, con la loro fustigazione, con il loro imprigionamento, con l’esilio, con la calunnia e con il martirio dell’esecuzione. In seguito, sotto il depo­sto Reza Pahlavi, lo stesso disegno era perseguito con altri mezzi, quali il sobillare il conflitto fra gli studenti ed i docenti delle uni­versità secolari ed i sapienti religiosi. Sfortunatamente, grazie al funzionamento della macchina propagandistica del deposto regime, grazie al grado sofisticato della campagna ostile, i sapienti furono persino indotti a temere gli studenti liceali e gli universitari, in quanto li etichettava come tutti allineati a posizioni secolariste e ostili all’Islam e a ogni sorta di fede religiosa. Il regime mise in piedi i suoi intrighi al fine di dimostrare che il popolo era contrario all’Islam, alla religione ed ai sapienti dello spirito e che esso si disinteressava completamente di tutte le materie concernenti il governo. Si instillava infatti nella mentalità corrente che una eventuale conflittualità fra il governo ed il popolo avrebbe aperto la porta alle forze della pandemìa anar In tal modo l’assetto governativo permaneva saldamente nel­le mani degli sfruttatori, degli affamatori che mettevano nelle loro tasche il profitto della nazione. Si voleva indurre la gente a pensa­re che la vita politica seguiva un simile corso e che avrebbe segui­tato a rimanere tale per necessità di fatto.

Grazie alla negligente incoscienza di ambo le parti di fronte al­l’intrigo satanico il trucco funzionò egregiamente. D’altra parte essi si sforzavano con ogni mezzo di far sì che i docenti delle scuole ele­mentari, medie e superiori, nonché gli assistenti universitari, fos­sero selezionati fra i dotati di spiccata propensione ideologizzante per il filo-occidentalismo e per il filo-orientalismo, come pure fra i deviati e gli atei che non professano religione alcuna. Fu fatto il possibile al fine di ottenere che le persone competenti, probe e spirituali, fossero una ristretta minoranza onde consentire che la classe dirigente del futuro fosse costituita da quella gentaglia che odia ogni religione, in particolare l’Islam, e detesta i sapienti religiosi, in ispecie i sapienti dell’Islam. La propaganda di allora affermava che i sapienti erano agenti al servizio dei Britannici e fautori del capi­talismo, dei proprietari terrieri e dei latifondisti: li si dipingeva co­me reazionari, nemici del progresso e della civiltà.

Ora che, grazie alla volontà del Signore eccelso e maestoso e me­diante la lotta della comunità, inclusivi i sapienti, gli studenti, i mercanti, i lavoratori, i contadini e gli altri ceti dell’ordine sociale, è stato infranto il vincolo della schiavitù e la nazione si è riscattata dalla soggezione alle superpotenze, rimuovendosi di dosso le mani delle superpotenze e quelle dei loro agenti, esorto la generazione presente e quelle future a rinsaldare i ranghi con i sapienti e gli studenti ed a sormontare le difficoltà del momento presente. Esorto gli studenti delle scuole superiori a rinsaldare i loro ranghi alli­neandoli a quelli dei sapienti e degli studenti dei centri di teologia, a non sottovalutare gli intrighi ed i complotti dello scaltro avversa­rio, a guidare e ad ammonire ciascuno che sia colto a spargere fra loro la mala pianta del dissidio. Nel caso però in cui le parole non sortiscano l’effetto voluto li invito a non isolare il dissidente e a non ostracizzarlo, onde non si radichi nel suo cuore l’intrigo ai nostri danni. E’ più facile far scorrere le sorgenti a ritroso nel seno della terra che fronteggiare l’insorgere di continue macchinazioni frau­dolente. Se nella loro scuola dovessero imbattersi in un docente che tende a traviare la gioventù gli studenti sono tenuti a correggere il professore, e nel caso in cui ciò sia impossibile a disconoscerlo come loro insegnante. Nel dir ciò intendo fare particolare riferimento ai sapienti ed agli studenti di teologia. I complotti che si radicano in seno alla istituzione universitaria sono fra i più insidiosi, ed a ri­guardo ciascuno strato che compone la società deve vigilare e stare all’erta.

 

E) Fra i più gravi intrighi malauguratamente orditi ai danni della nostra amata nazione vi è quello tendente a trasferire all’estero la direzione del Paese inducendolo a prendere l’Occidente o l’Oriente come modello. In tal modo i popoli perdono la considerazione dei va­lori propri al loro patrimonio e confidano nell’importazione imitati­va delle culture allogene. Essi giungono a guardare al popolo occi­dentale o a quello orientale come a modelli di sviluppo di una suppo­sta civiltà superiore ed identificano il progresso della nazione con l’intossicazione delle superpotenze. Trattasi di una storia lunga e triste, poiché seguiteremo a ricevere colpi mortali dall’una e dall’al­tra superpotenza. Ancor più grave è poi il fatto che le superpotenze hanno sbarrato la strada dello sviluppo delle nazioni che hanno as­soggettato, facendone dei Paesi sempre più orientati in senso consu­mistico, ma pavidi e timorosi di fronte allo sviluppo tecnologico delle forze sataniche. Intendono distruggere la nostra autoconsapevolez­za al fine di mettere alla prova la nostra intuizione e di indurci ad affidare i nostri beni nelle loro mani, a sedere quieti ed accecati sen­za darci cura del modo in cui essi gestiscono ciò che ci appartiene. Le superpotenze mirano ad inculcare in noi questo senso di nullità e di disfattismo al fine di distruggere la nostra conoscenza, la nostra esperienza e la nostra abilità, affinché in tutti i domini della nostra esistenza ci troviamo costretti ad imitare l’uno o l’altro modello in modo pedissequo. I nostri cosiddetti intellettuali e propagandisti ignoranti ed illetterati seguitano a sminuire il nostro mirabile patri­monio culturale, la nostra letteratura, la nostra tecnologia, le nostre intuizioni e le nostre capacità congenite e propagandano abilmente forme residuali di civiltà aliene e decadenti, anche nel caso in cui i loro contenuti risultano palesemente assurdi e ridicoli. Persino in questo caso si pretende che le nazioni guardino con ammirazione a simili modelli. A titolo d’esempio si guardi al fatto che, qualora un libro o uno scritto contengano parole straniere, l’opera è immediata­mente apprezzata e lo scrittore e l’oratore vengono catalogati fra i colti e gli “intellettuali”. Anche per denominare gli oggetti di uso corrente il ricorso ai barbarismi dei linguaggi occidentali ed orienta­li è còlto come simbolo di acculturizzazione e recepito dal pubblico con un applauso che si pretende perpetuare dalla culla alla tomba, mentre l’uso corretto della lingua classica è còlto come sintomo di tendenza reazionaria e di mancato “adeguamento” ai tempi. Il falla­ce miraggio della civilizzazione occidentale incombe costantemente. Accade che se i nostri figli hanno nomi occidentali se ne sentano fie­ri, mentre se ne hanno di indigeni si sentono in imbarazzo e vengo­no stigmatizzati come arretrati. I nomi delle strade cittadine, dei negozi, delle compagnie, degli empori e delle librerie, come pure le indicazioni apposte sulle merci producono un effetto assai più diret­to quando sono stranieri. Si da per scontato che il pubblico sia più incline ad acquistare ciò che ha denominazione straniera, anche nel caso in cui si tratti di prodotti autarchici. L’assunzione dello stile di vita europeizzante, con le sovraescrescenze del suo formalismo, vie­ne applicato nella vita quotidiana ad ogni sorta di relazioni sociali ed è còlto come segno di incivilimento e di progresso, mentre la pre­servazione delle tradizioni avite è còlta come segno di arretratezza e di sottosviluppo. E’ la mentalità corrente a costituire il sostrato di idee come quella secondo cui, per quanto siate gravemente ammala­ti e possiate agevolmente essere curati in patria, è meglio recarsi al­l’estero, dando prova di disprezzo per i nostri medici.

Ahimè, avviene che per i viaggiatori iraniani recarsi in Inghilter­ra, in Francia, negli Stati Uniti o a Mosca è fonte di orgoglio, men­tre recarsi a Mecca e nei luoghi santi è còlto come segno di oscuran­tismo. La trascuratezza in materia di religione e la preclusione alla spiritualità sono còlte come prova di “spiccate tendenze intellettua­li”, mentre il possedere il senso dello spirito è denunciato come at­teggiamento reazionario.

Non intendo proclamare affatto che siamo esenti dal bisogno. E’ noto che nella storia moderna, ed in particolare durante i secoli passati, le superpotenze hanno paralizzato ogni area del nostro sviluppo. I governanti traditori del passato, in ispecie quelli della sconfitta dinastia Pahlavi, hanno instillato nel popolo una profonda sfiducia, onde prevenire ogni inserimento in piani di sviluppo te­cnologico. L’importazione di ogni sorta di merci prodotte all’estero, il coinvolgimento degli interessi degli uomini e delle donne, in ispe­cie i giovani, in una vasta gamma di beni d’importazione a torto ri­tenuti necessari, quali oggetti di lusso e simili puerilità, la lotta delle famiglie le une contro le altre in una frenetica corsa al consu­mo rappresentano gli aspetti di una triste storia che implica il coin­volgimento dei nostri giovani – cioè dei membri potenzialmente più attivi della nostra società – nella prostituzione e nella frequentazio­ne di luoghi che consentono la gratificazione della lussuria, come pure quella di decine di altri vizi. Si tratta di un disegno teso a pre­servare il Paese in uno stato di arretratezza.

Ora che in buona parte ci siamo districati da questa trappola, ve­dendo che le giovani generazioni esenti da privilegi accorrono spon­taneamente per dedicarsi all’opera di sviluppo tecnologico ed indu­striale del nostro Paese, rendendosi conto che le nostre fabbriche producono ora persino aerei, malgrado l’iniziale senso di incapacità a far funzionare le nostre fabbriche e l’incombente tendenza a fare affidamento sul sostegno dell’Occidente o dell’Oriente, che i nostri giovani stanno producendo materiali e ingranaggi al fine di fare fronte alle sanzioni economiche ed alla Guerra Imposta e sono in grado di offrire sul mercato tali merci a prezzi inferiori a quelli del­la produzione straniera, dando in tal modo valida dimostrazione delle loro congenite capacità, con questo mio testamento intendo esortare di tutto cuore la nazione a non soccombere dinnanzi ai saccheggiatori ed agli sfruttatori internazionali e a non soggiacere alle insinuazioni sataniche dei politicanti assoggettati all’Occidente o all’Oriente. Consiglio loro di provvedere con diligenza a cancella­re le tracce residue della dipendenza dall’estero nella certezza del fatto che gli Ariani e gli Arabi non sono in nulla inferiori agli Euro­pei, agli Americani o ai Sovietici. Posso assicurare loro che, quando avranno sviluppato nella debita misura la loro autoconsapevolezza, vedranno cancellato il loro senso di impotenza e la tendenza ad at­tendere l’aiuto altrui. Certamente, a lunga distanza, questo popolo dispiegherà il suo talento e dimostrerà la sua capacità di provvedere alla produzione di tutte le merci di cui abbisogna. In tal modo sarete in grado di progredire al pari degli altri popoli, a patto che riponiate la vostra fiducia esclusivamente nel Signore eccelso e maestoso, identifichiate le vostre aspirazioni con l’esigenza di porre termine alla dipendenza tecnologica dalle potenze straniere e siate pronti a sopportare condizioni avverse onde ottenere una vita di­gnificata e scuotervi di dosso la dominazione straniera.

Il Governo ed il popolo, al presente ed in futuro, hanno il dovere di apprezzare le loro doti innate, di incrementarle mediante il con­corso materiale ed il sostegno morale, di impedire l’incremento del­la lussuria indotta da merci inutili e dannose e di aiutare la nazio­ne a sopravvivere con i suoi mezzi sino al conseguimento dell’auto­sufficienza autarchica. Chiamo i giovani e le giovani a non sacrifi­care l’indipendenza, la libertà e la dignità umana in cambio di una vita dedita alla gratificazione, per quanto ciò possa essere arduo, a non perseguire la lussuria e il degrado, a non visitare i covi di pro­stituzione messi a vostra disposizione dalle potenze occidentali o dai loro agenti locali. Facendo tesoro dell’esperienza che hanno ac­cumulato, essi tentano di causare la vostra distruzione, di ingan­narvi al fine di indurvi a dimenticare ciò che sta accadendo nel vo­stro Paese, di distrarvi su tematiche insignificanti onde sfruttare le vostre ricchezze, di porre ai vostri piedi le catene del colonialismo e della dipendenza, di ridurvi ad una nazione di acquirenti di merci di importazione. Questo è l’intrigo mediante il quale intendono pre­servarvi in una condizione di arretratezza e fare di voi, secondo la loro stessa terminologia, un popolo “semi-selvaggio”.

 

F) Fra gli obiettivi degli intrighi delle potenze occidentali, come ho già più volte avuto modo di sottolineare, vi è il controllo del si­stema educativo, in particolare delle scuole superiori e delle università, centri in cui vengono formate le nuove leve della futura di­rezione del Paese. Per quanto invece attiene ai dotti religiosi, ai sapienti spirituali ed agli studenti di teologia, essi hanno un piano ben diverso da quello concernente le scuole superiori e le università. L’intento è quello di ghettizzare e di isolare i sapienti, tanto con mezzi perse­cutori – come avveniva al tempo in cui Reza Khan applicò una poli­tica che diede risultati opposti a quelli sperati – quanto mediante la propaganda diffamatoria e l’impiego di altri mezzi satanici che con­sentono di seminare inimicizia nei confronti dei sapienti presso i li­ceali, i laureati ed i cosiddetti intellettuali. Trattasi di un inganno realizzato con strumenti repressivi al tempo di Reza Khan e pro­trattosi – mediante la diffamazione sostituita all’uso della forza – sotto Muhammad Reza.

Quanto alle scuole superiori ed alle università, l’intento delle po­tenze straniere consiste nell’alienare gli studenti dalla loro cultura originaria onde attrarli alla civilizzazione dell’Occidente o dell’O­riente, al fine di selezionare le nuove leve della classe dirigente e di installarle nei posti di comando, affinché essi possano divenire gli strumenti grazie ai quali sia dato alle superpotenze di fare ciò che vogliono di questo Paese. In tal modo questi individui plagiati gui­deranno la nazione in una direzione implicante il saccheggio delle risorse da parte delle potenze straniere e l’occidentalizzazione della cultura, rendendo al contempo i sapienti incapaci di reagire in quanto isolati, odiati e destinati alla sconfitta. E’ questo lo schema ottimale che consente di preservare le nazioni colonizzate nell’arre­tratezza e di sfruttare le loro ricchezze. Esso consente lo sfrutta­mento delle risorse altrui in modo lineare, indolore e privo di costi.

Per questa ragione, ora che gli istituti superiori e le università sono state riformate dal punto di vista didattico ed amministrativo, abbiamo la responsabilità di fornire una mano di sostegno a coloro che ne sono responsabili, onde garantire che in futuro le nostre uni­versità non vengono più usate per traviare l’assimilazione cultura­le. Ogniqualvolta ci si dovesse trovare di fronte a sintomi di deviazione incombe correggerli il più velocemente possibile. Questo obiettivo vitale deve essere realizzato in primo luogo dagli studenti degli istituti superiori, dagli universitari e dai docenti, dacché sal­vare gli istituti superiori e le università dal degrado didattico signi­fica salvare il Paese e la nazione.

Esorto pertanto in primo luogo i giovani, quindi i loro genitori ed i loro amici, il popolo e gli intellettuali competenti, a sforzarsi di tutto cuore a questo riguardo ed a trasmettere in debito modo l’isti­tuzione universitaria alle generazione venture. Esorto tutte le generazioni a venire a tutelare le università dal cancro del filo-occi­dentalismo o del filo-orientalismo. Questo impegno lungo il sentie­ro dell’Islam e della tutela dei valori umanitari eliminerà l’influen­za delle superpotenze dal loro Paese e consentirà di sventare le loro trame. Sia Dio il vostro Tutore ed il vostro Difensore.

 

G) Deve poi essere attribuito un ruolo primario all’impegno del­l’Assemblea consultiva islamica. Dall’avvento della monarchia co­stituzionale e sino all’instaurazione del regno criminale di Reza Pahlavi l’Islam e la nazione hanno sofferto dell’operato deviato ed in­competente dei parlamenti. Ricordiamo le cause di afflizione e le gravi perdite insorte in conseguenza del coinvolgimento di crimina­li indegni e servili negli affari di stato. Ciò ha rappresentato l’affli­zione del passato.

Durante un arco di cinquanta anni una ingannevole pseudo-mag­gioranza parlamentare ha agito contro una minoranza oppressa fungendo da strumento dapprima degli Inglesi e dei Russi, quindi degli Americani, al fine di tutelare gli interessi di queste potenze in Iran e di saccheggiare il Paese conducendolo alla rovina. Sin dal­l’instaurazione in questa nazione della monarchia costituzionale nes­suno degli articoli più importanti della Costituzione è mai stato ap­plicato. Prima di Reza Khan i fautori della occidentalizzazione, alcuni capi tribali ed un gruppo di proprietari terrieri agivano come tutori degli interessi stranieri mentre durante il regno della dina­stia Pahlavi la stessa funzione fu assunta dal governo criminale e dai suoi strumenti.

Ora che, grazie al concorso della benedizione del Signore Supre­mo e della forza di volontà della degna nazione iraniana, il popolo sta esercitando il diritto all’autodeterminazione ed all’elezione dei deputati all’Assemblea consultiva, veri rappresentanti del popolo, eletti dal popolo ed a favore degli interessi del popolo, ora che l’in­terferenza del governo tirannico e dei capi tribali è stata troncata grazie alla sottomissione dei parlamentari ai precetti dell’Islam, si può sperare che le possibili devianze dal retto sentiero vengano prevenute.

Con questo mio testamento intendo esortare la nazione ad eleg­gere all’Assemblea consultiva soltanto candidati degni e qualificati, persone fedeli all’Islam ed alla Repubblica Islamica che general­mente sorgono in seno alla classe media o alle masse oppresse, che non deviano dal retto sentiero, che non siano influenzati dalle ideo­logie dell’Occidente o dell’Oriente o da altre scuole di pensiero de­viate, che siano istruiti e bene informati circa le esigenze della vita politica e i precetti dell’Islam ad essa relativi.

Esorto inoltre i nobili sapienti, ed in particolare coloro che rico­prono il rango di autorità giuridica (marja) a non essere indifferenti ed a non tentare di evitare il coinvolgimento in problematiche rilevanti per la vita della comunità, in particolare le elezioni presidenziali e quelle politiche. Siete stati tutti testimoni del fatto che – come sa­pranno ed apprenderanno le generazioni a venire – gli antichi poli­ticanti filo-occidentali o filo-orientali cercarono in ogni modo di eli­minare i sapienti dalla scena politica. Sapete bene come il popolo riuscì ad instaurare la monarchia costituzionale con ingente sforzo e grandi sofferenze e come persino i sapienti furono indotti dai poli­ticanti a ritenere che il coinvolgimento negli affari di stato o nel go­verno dei Musulmani fosse poco confacente alla loro dignità. Siete stati testimoni del fatto che essi si sono ritirati dalla scena ed han­no abbandonato l’area politica ai folli fautori della occidentalizza­zione ad oltranza, recando danni irreparabili alla Costituzione ed alle norme islamiche, al punto che per rimediare a ciò sarà neces­sario lungo tempo.

Ora che, per grazia dell’Altissimo, gli ostacoli sono stati rimossi e regna un’atmosfera favorevole alla partecipazione attiva di tutti i settori della società, non vi è alcuna scusa che consenta di evadere le nostre responsabilità individuali. Da parte mia voglio rammen­tarvi che trascurare i problemi dei Musulmani è una trasgressione maggiore. Ciascun individuo, nell’ambito delle sue capacità e delle sue competenze, deve porsi al servizio dell’Islam e del Paese e deve prevenire con diligenza le infiltrazioni degli agenti delle due poten­ze coloniali, come pure dei fautori delle ideologie occidentali o orientali, onde evitare che i nemici dell’Islam e dei popoli musul­mani riescano gradualmente, in modo sistematico e subdolo, a sfruttare questi popoli entro i loro stessi Paesi, inducendoli a cade­re nella trappola dell’asservimento. Contro simili pericoli dovete vi­gilare ed essere pronti ad insorgere non appena abbiate sentore di infiltrazioni di questo genere, senza concedere al nemico respiro al­cuno. Sia Dio il vostro Tutore e Soccorritore.

Esorto inoltre i deputati all’Assemblea consultiva – gli attuali e quelli a venire – a rifiutare il voto di sostegno a chiunque risulti de­viante, a tutti coloro che si siano aperti la strada in seno all’Assem­blea con mezzi fraudolenti ed artifici politici, onde evitare che in se­no all’Assemblea stessa si insidi un elemento sovversivo o legato al­le potenze straniere. Esorto inoltre le minoranze religiose riconosciute dalla legge ad apprendere la lezione che deriva dall’epoca della dinastia Pahlavi, ad eleggere i loro rappresentanti fra coloro che sono leali alla loro religione ed alla Repubblica Islamica, che non siano ispirati dalle potenze straniere divoratrici del mondo e che non siano seguaci di scuole di pensiero atee, devianti o ecletti­che. Chiamo i membri dell’Assemblea a mantenere nei loro rappor­ti quotidiani uno spirito di comunione fraterna, ad accertarsi del fatto che, Dio non voglia, le leggi approvate dell’Assemblea stessa non siano in contrasto con l’Islam, ad essere fedeli all’Islam e ad osservare le norme rivelate onde conseguire la prosperità in questo mondo e nell’Aldilà. Esorto inoltre il rispettabile Consiglio degli Esperti, come pure i futuri Consigli, a compiere il loro dovere isla­mico e nazionale con il massimo dello zelo e dello scrupolo, senza acconsentire a sottomettersi ad alcun potere e a non avere alcuna esitazione nell’impedire la ratificazione di leggi che risultino in contrasto con il Puro Islam e con la Costituzione, come pure a tene­re in considerazione le esigenze del tempo presente, le quali in al­cuni casi richiedono l’applicazione di norme secondarie (Ahkam Thanaviyah), mentre in altri necessitano del pronunciamento del Giurisperito che esercita funzione di governo (Wilayah al-Faqih).

Chiamo il nobile popolo iraniano a prendere parte attiva alla vita politica, in occasione delle elezioni politiche, di quelle presidenziali, di quelle per la nomina dei membri del Consiglio degli Esperti te­nuti ad eleggere il Consiglio di Guida o la Guida. Per quanto ad esempio attiene all’elezione degli Esperti tenuti ad eleggere il Consiglio di Guida va rammentato che, qualora essi venissero scelti non in base a criteri religiosi ed in conformità con la legge, ciò equi­varrebbe ad arrecare un danno irreparabile all’Islam ed alla nazione, danno del quale ciascuno sarà ritenuto responsabile dinnanzi a Dio, l’Altissimo. Per questa ragione in simili circostanze trarsi in disparte equivale a commettere una trasgressione capitale, tanto se commessa dal popolo, quanto se commessa dai sapienti eminen­ti, dai mercanti, dai contadini, dai lavoratori o dai dipendenti pub­blici che sono responsabili del destino di questo Paese e dell’Islam.

Come afferma l’antico proverbio, un grammo di prevenzione vale più di un chilo di medicine. In caso contrario infatti la situazione sfuggirà al controllo di tutti. Di ciò abbiamo fatto esperienza dopo l’istituzione della monarchia costituzionale. Non vi è rimedio mi­gliore della presenza di una nazione che, in tutto il territorio, si at­tiene ai precetti dell’Islam ed alla Costituzione, di un popolo pronto a recepire le direttive delle persone competenti, indipendente dal­le potenze straniere e conosciuto per la sua fedeltà all’Islam ed alla Repubblica Islamica. Valida garanzia è del pari rappresentata dal­l’impegno dei sapienti in occasioni quali le elezioni presidenziali e quelle politiche. Essi ci rendono certi del fatto che il Presidente ed i deputati all’Assemblea consultiva saranno eletti fra coloro che par­tecipano dello stato di oppressione delle masse prive di mezzi e che si preoccupano dei loro bisogni, piuttosto che in seno ad una cer­chia di capitalisti, di proprietari terrieri o di aristocratici dediti ai piaceri sensuali che non hanno mai provato il gusto amaro della privazione e della fame, ben noto ai diseredati.

Dobbiamo rammentare che, sino a quando i nostri presidenti ed i nostri deputati all’Assemblea saranno persone degne e fedeli all’Islam e dedite al Paese ed al popolo, i problemi saranno in numero mi­nore e più facilmente risolvibili. Le stesse considerazioni valgono per la elezione degli Esperti chiamati a nominare il Consiglio di Guida o la Guida. Gli esperti eletti dalla nazione debbono inoltre consultare i più eminenti giuristi del loro tempo, i religiosi autorevoli ed i sapien­ti, nonché essere certi del fatto che, sino a quando lavoreranno con scrupolo, saranno in grado di prevenire l’insorgere dei problemi e di risolvere in modo piano le difficoltà cui dovessero trovarsi di fronte.

Gli articoli 109 e 110 definiscono le serie responsabilità demandate al popolo con l’elezione degli Esperti e quelle demandate a questi ultimi per quanto attiene alla designazione del Consiglio di Guida o della Guida. E’ evidente che la minima negligenza o trascuratezza ri­schiano di recare grave danno all’Islam ed al Paese. Di tale eventua­le trascuratezza essi dovranno rispondere a Dio.

Dal momento che la presente è l’era dell’aggressione delle super­potenze e dei loro agenti dentro e fuori l’Iran – agenti che talvolta pretendono di agire in nome della Repubblica Islamica, ma che in realtà sono suoi nemici, anzi nemici dell’Islam – esorto la Guida e il Consiglio di Guida a consacrare le loro vite al servizio dell’Islam, della Repubblica Islamica e delle masse oppresse e sfruttate ed a guardarsi dalla concezione secondo cui la loro posizione costituisce un onore in quanto, a rigore, funzioni del genere implicano respon­sabilità pesanti, nell’assolvimento delle quali ogni minimo errore commesso – Dio non voglia – per fini mondani, attirerà sul suo re­sponsabile infamia in questo mondo e la collera di Dio nell’Aldilà.

Supplico umilmente Dio, il Generoso, il Munifico, di accogliere voi e me nel Suo regno soltanto dopo averci aiutato a sormontare que­sta prova gravosa e dopo averci salvato da questa tremenda orda­lia. Quanto ai restanti pubblici ufficiali, dal Presidente sino all’ulti­mo funzionario pubblico, in misura del grado di responsabilità loro proprio, essi tutti sono passibili, ora come in futuro, di cadere in er­rore. Siano pertanto costantemente consapevoli della presenza del Signore eccelso e maestoso ovunque si trovino e sentano se stessi come costantemente onorati dalla Sua benedetta compagnia. Che Dio, l’Altissimo, li guidi al retto sentiero.

 

H) Il potere giudiziario è uno dei compiti primari del Governo. Esso concerne la vita, le proprietà e la dignità degli uomini. In questo mio testamento esorto la Guida ed il Consiglio di Guida a fare del loro meglio per quanto attiene alla designazione di individui qualificati ad assumere le più elevate funzioni giudiziarie, ac­certandosi che essi siano esperti, conoscitori della Legge rivelata, edotti circa l’Islam e politicamente consapevoli. Esorto la Corte Suprema a risolvere con la massima diligenza lo stato del potere giudiziario che sotto il passato regime è degenerato in una condi­zione abietta e deplorevole, ad esautorare coloro che siedono nei nostri tribunali in funzione di giudici ma giocano con la vita delle persone senza effettivamente avere a cuore la giustizia islamica, a riformare gradualmente, con diligenza e cura, l’amministrazione della giustizia, a sostituire i giudici incompetenti e non in possesso delle debite qualificazioni islamiche con persone religiose e competenti nominate col contributo delle nostre scuole teologiche, in ispecie la nobile Scuola Teologica di Qom affinché, mercé la grazia del Signore eccelso e maestoso, la giustizia islamica prevalga in tutto il Paese.

Con questo mio testamento, tenendo conto delle tradizioni attri&