Iraniani Famosi (42): Anvarì, poeta scienziato
In questo programma vi presentiamo un’altro dei famosi poeti persiani del sesto secolo dell’egira ovvero del 12esimo secolo cristiano.
Ohadeddin Mohammad-ebne Alì Anvarì è uno dei famosi poeti della seconda metà del sesto secolo dell’egira ossia del 12esimo secolo cristiano.
La data e l’anno preciso della nascita di Anvarì non ci è chiaro, ma sappiamo che visse nel periodo del dominio dei Selgiuchidi e precisamente contemporaneamente al regno del sultano Sanjar.
Nacque ad Abivard, una piccola località del Khorasan situata tra Nesà e Sarakhs, in una famiglia di appassionati della poesia e della letteratura.
Anvarì trascorse la sua giovinezza allo studio delle scienze ed oltre alla letteratura studiò filosofia, matematica, musica e astronomia e per questo venne conosciuto dai suoi contemporanei come Hakim, ovvero saggio, sapiente.
Il padre di Anvarì era uno dei funzionari di corte e per questo il figlio ebbe la possibilità di apprendere le scienze nella prestigiosa scuola Mansouriyah di Tus, questione che lui stesso narra in alcune sue poesie.
Anvarì era soprattutto uno degli scienziati del suo tempo e le sue poesie divulgano concetti e precetti scientifici conosciuti nella sua era.
Ed infatti le immagini poetiche e le metafore dei suoi versi dimostrano la sua ottima conoscenza della logica, della musica, dell’astronomia, della matematica, delle scienze naturali, e della filosofia.
Lo scrittore Oufì, nel libro Lobab ol Albab, elogia Anvarì per la sua sapienza. Anvarì credeva particolarmente nel lavoro di Avicenna e si dice che riscrisse alcune delle sue opere. Egli ha scritto inoltre un libro nella quale spiega l’opera Al-Isharat di Avicenna.
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Secondo la maggiorparte degli studiosi, Anvarì raggiunse la corte del sultano selgiuchide Sanjar da giovane e rimase lì fino alla fine dei suoi giorni come poeta di corte, scrivendo lodi al monarca del suo tempo. Dopo 30 anni però, come spiega lo stesso poeta, si allontanò dalla corte e si recò, secondo alcune fonti, nella città di Balkh, dove si spense.
Sono discordanti anche le teorie sulla confessione religiosa di Anvarì; secondo alcuni studiosi era sciita mentre secondo altri era sunnita. Nelle sue poesie elogia i califfi ben guidati, il profeta dell’Islam e l’Imam Alì (la pace sìa con lui).
Oltre ad essere poeta della corte del sultano Sanjar, egli fu anche astronomo e riuscì a prevedere l’avvicinamento tra due stelle.
Egli oltre a prevederne il giorno disse che in quel giorno qualcosa di spaventoso si sarebbe verificato. Il giorno arrivò ma nulla si verificò e per questo molti lo presero in giro. Solo anni dopo gli storici capirono che Anvarì aveva ragione perchè quello era il giorno della nascita di Gengis Khan il mongolo.
Secondo il dottor Shafii Kadkanì, grande letterato iraniano contemporaneo, Anvarì ha una poesia semplice e scorrevole che è paragonabile a quella di un autore che visse un secolo dopo di lui, ovvero Saadì di Shiraz.