Iraniani Famosi (44): Molanà Jalaleddin Balkhì, meglio noto come Rumì
In questo programma iniziamo con la presentazione di uno dei genii della poesia e della gnostica persiana di tutti i tempi, un personaggio del 13esimo secolo che negli ultimi anni alcune nazioni hanno cercato di rubare all’Iran. Stiamo parlando del celeberrimo Molanà Jalaleddin Balkhì meglio noto come Rumì.
Il famoso iranista francese Henry Sand nella sua cerimonia di commiato all’università di Sorbona disse: “Ho dedicato la mia vita alla letteratura persiana e per dimostrare a voi docenti e intellettuali del mondo cosa sia quest’incredibile letteratura, sono costretto a fare dei paragoni e dire che la letteratura persiana si erge su quattro colonne: Ferdowsi, Saadi, Hafez e Rumi. Ferdowsi e’ simile al greco Omero o addirittura superiore; Saadì rievoca il filosofo Anatole France; Hafez e’ paragonabile al tedesco Goethe che a sua volta si dichiarava suo allievo e vivo grazie alla sua ispirazione. Ma Maulana…Nel mondo non ci sono figure paragonabili a lui. Lui e’ unico ed unico rimarrà; lui non e’ solo un poeta ma per di più un sociologo ed uno psicologo che conosce l’uomo e Dio; fate tesoro di lui e grazie a lui conoscerete sia voi stessi che il Signore”.
***
Jalaleddin Mohammad Balkhì noto come Moulavì, Moulana o Rumi fu uno gnostico e poeta persiano del 13esimo secolo. La maggiorparte degli studiosi citano il 30 Dicembre 1207 come data della sua nascita nella città di Balkh, località dell’allora Khorassan persiano oggi situata in territorio afgano.
Jalaleddin Mohammad nacque nella casa del più grande oratore di Balkh; il padre, Bahae Valad, era un grande maestro di Logica e Gnosticismo e a Balkh veniva detto Sultan-ol-Ulama o “Sultano dei Sapienti”.
In una casa piena del ricordo di Dio e di cultura il piccolo Jalaleddin crebbe in fretta e sin dall’inizio s’interessò agli argomenti inerenti allo gnosticismo. Il suo primo maestro era un grande gnostico, ovvero Seyyed Burhanuddin Tarmazì, che era tra l’altro uno degli allievi più famosi del padre. Questo maestro, oltre all’infanzia, accompagnò Molavì nel suo percorso verso Dio e lo gnosticismo pure quando divenne il più grande sapiente e religioso di Konya, anni dopo.
***
Gli anni dell’infanzia di Molavì coincidevano con il dominio del sultano Mohammad Khawrazmshà, che governava sul Khorasan, sulla transoxiana, da Balkh a Samarcanda e da Khawrazm a Neishabur.
Balkh al tempo era una delle quattro maggiori città del Khorasan insieme a Merv, Herat e Neishabur; queste città avevano tutte in comune il fatto di essere importanti centri scientifici ed universitari. La città di Balkh che per l’abbondanza di storici, studiosi di scienze islamiche, teologi e sapienti era stata denominata “Qubbat-ul-Islam” (Cupola dell’Islam) era però in uno stato di trepidazione per via delle notizie che davano per incombente l’aggressione delle orde mongoliche.
Moulana aveva tredici anni quando il sultano Khawrazmshà commise il grave errore strategico di uccidere alcuni commercianti mongoli dando a Gengis Khan il casus belli per aggredire le terre d’Iran.
Bahae Valad lasciò Balkh prima dell’arrivo dei mongoli e si diresse verso Baghdad e poi la penisola araba per effettuare il pellegrinaggio alla Mecca. In questo viaggio Bahae Valad, oltre alla sua famiglia, era accompagnato anche da alcuni dei suoi allievi e seguaci.
In questo viaggio fu sicuramente storica la breve sosta di Bahae Valad a Neishabur dove lui ed il figlio Jalaleddin andarono a far visita al grande gnostico e poeta del tempo, Attar, che trovò prodigiose le doti del piccolo Jalaleddin e per questo regalò a lui una versione del suo libro “Asrar Namè”.
Nel corso del loro lungo viaggio che dopo Neishabur fece tappa a Baghdad e Damasco prima dell’arrivo in Arabia, Jalaleddin studiava in viaggio le grandi opere letterarie in prosa e poesia in arabo e persiano e ad istruirlo c’erano il padre ed i suoi allievi. Inoltre, nelle brevi soste in città come Aleppo e Baghdad, il giovane Jalaleddin frequentava le scuole di queste città per perfezionare la sua preparazione scientifica.
***
Secondo gli storiografi intorno al 1225 la famiglia di Molavì raggiunse l’Anatolia e dopo una sosta nell’allora Larendè, odierna Qaraman, si stabilì a Qouniyeh (Konya). Gli abitanti di questa città parlavano il persiano e così il padre di Jalaleddin, Bahae Valad, riuscì a riprendere le sue lezioni che vennero accolte con entusiasmo dalla popolazione della città. Da questo periodo il giovanissimo Jalaleddin, per insistenza del padre e dei suoi allievi, insegnò a sua volta l’insegnamento per via della sua prodigiosa e completa conoscenza del diritto islamico, del Corano, della sua interpretazione, della vita dei profeti, della poesia e della letteratura araba e persiana. Alla morte del padre, nel 1231, lo sostituì e divenne lui il più grande sapiente della città; venne circondato da centinaia di allievi che seguivano le sue lezioni.
All’età di circa 24 anni, oltre all’insegnamento si occupava della ricerca sulle principali scienze conosciute al suo tempo e fu proprio a Konya che venne raggiunto da una vecchia conoscenza ovvero il maestro d’infanzia Seyyed Burhanuddin Tarmazì che in quegli anni aveva a sua volta studiato nelle più prestigiose scuole del tempo come Aleppo, Damasco e Baghdad.
Per sette anni il giovane Moulana proseguì l’attività di studio ed insegnamento e poco alla volta si distinse da tutti gli altri religiosi e sapienti del suo tempo per le sue peculiarità; la sua conoscenza impeccabile della letteratura rendevano particolarmente emozionanti le sue lezioni che appassionavano gli studenti e gli allievi.
Il famoso letterato iraniano contemporaneo Abdolhossein Zarrin Kub nel libro “Pellè Pellè ta Molaghat-e-Khoda” (Gradino dopo gradino fino all’incontro con Dio) espone un’accurata biografia di Molavì e ricorda che nelle sue classi c’era gente di qualsiasi tipo; ad esempio un giovane erudito come Hesamoddin-e-Chalabì ed anche un anziano analfabeta dal cuore illuminato come Salahuddin-e-Zarkub-e-Ghunavì.