Ago 01, 2018 06:03 CET
  • Iraniani Famosi (52): Khajè Abdullah Ansarì,

Oggi vi presentiamo un altro personaggio famoso vissuto nell’11esimo secolo, il grande poeta, letterato, interprete del Corano e gnostico Khajè Abdullah Ansarì.

Abu Ismail Abdullah Ibne Mansour Ansarì, colui che passerà alla storia come “Pir-e-Harat” ovvero “Vecchio di Harat”, nacque al tramonto del venerdì 2 Shaaban del 396 del calendario lunare corrispondente al 9 Maggio del 1006 d.C.

Nacque a Kohandez, in uno dei villaggi vicini a Tus, da una madre originaria di Balkh. Abdullah era discendente del famoso Abu Ayyub Khaled ibne Ansarì, noto discepolo del profeta dell’Islam che fu colui che a Medina ospitò il profeta a casa sua. E’ ben noto che dopo l’arrivo di Mohammad (s) a Medina, molti nobili della città chiedevano al profeta dell’Islam di essere loro ospite; il profeta rispose dicendo che si sarebbe fermato dove lo avrebbe portato il suo cammello e l’animale si sedette proprio davanti alla casa di Abu Ayyub, l’antenato di Khajè Abdullah Ansarì.

Il padre di Khaje Abdullah, ovvero Mohammad Ibne Alì, era un commerciante famoso per la sua onestà. Quando Abdullah era ancora piccolo suo padre si spense e così Abdullah trascorse la maggiorparte dell’infanzia nella povertà. Lo stesso Khajè Abdullah scrive: “Tante volte mi sono presentato in pubblico con vestiti presi in prestito e tante volte mi sono sfamato nutrendomi di piante e molte volte ho usato un mattone come cuscino. In tutta la nostra casa c’era solo un pezzo di canna intrecciata sulla quale dormire ed un pezzo di stoffa spessa con la quale coprirsi”.

La povertà, però, non impedì ad Abdullah di iniziare gli studi e di apprendere i detti del profeta, i Hadith e la scienza del commentare il Corano. Uno dei suoi primi maestri fu Yahyà ben Ammar Sheibani, uno studioso originario di Shiraz che si era trasferito a Harat e che cercava di adattare la tradizione degli gnostici alla dottrina islamica. Per via della sua eccellente memoria, Abdullah iniziò presto a distinguersi tra tutti i ragazzi di Harat dato che imparava molto bene il Corano e le poesie arabe.

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Khajè Abdullah iniziò a frequentare la madrasa all’età di 4 anni; a 9 anni scriveva poesie e conosceva a memoria molti Hadith o detti del profeta dell’Islam. Khajè Abdullah fece tanto per la raccolta e la salvaguardia dei Hadith del profeta dell’Islam; lui stesso racconta: “Ciò che ho sopportato io alla ricerca delle parole di Mustafa che la Lode di Dio sia su di lui, nessuno ha mai sopportato. A Neishabur pioveva tanto ed io camminavo col capo chino e i miei Hadith scritti sotto la pancia per non farli bagnare”.

Anche se i maestri di Khajè Abdullah erano sunniti shafiiti, poco dopo lui adottò il sunnismo hanbalita. Egli si trasferì nella città di Neishabur all’età di 21 anni e al tempo la città era il cuore della scienza islamica e dello gnosticismo, soprattutto in virtù delle sue immense biblioteche e dei tanti studiosi che vi si erano trasferiti dalle diverse parti del mondo islamico. Grandi gnostici e pensatori come Abu Nasr Siraj, Abdulrahman Sollami e Abulghassim Ghoshairi avevano reso mondiale la fama di Neishabur ed avevano posto le basi per quella corrente che più avanti venne coniata come la scuola gnostica del Khorassan. A dare un contributo storico a questa scuola sarà proprio Khajè Abdullah Ansarì, che dall’età di 21 anni crebbe nell’atmosfera di Neishabur.

Lui come prima cosa ordinò e classificò i diversi gradi di avvicinamento al Signore, che gli gnostici definivano fasi o tappe; il grande vantaggio delle tappe di avvicinamento al Signore designate da Ansarì e’ che queste non riguardano solo l’ascesi o le caratteristiche spirituali, ma coinvolgono anche la vita quotidiana e ciò permetteva alle persone che si incamminano sul sentiero di Dio di avere anche una normale vita. Grazie alla sua perspicacia, Khajè Abdullah Ansarì si ritrovò presto circondato da allievi ed ammiratori che cercavano di apprendere da lui la via per vivere meglio.

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Khajè Abdullah Ansarì non sprecò mai nemmeno un istante della sua preziosa vita, tanto che come lui stesso ci spiega, aveva diviso le ore della sua giornata e si occupava sempre di qualcosa. Lui spiega: “Tutti i giorni scrivevo e avevo diviso le mie giornate in modo che non mi rimanesse tempo vuoto. All’alba salivo sul tetto della mia casa e leggevo il Corano, quando tornavo giù mi mettevo a studiare e le notti con la lampada scrivevo le parole del profeta e non trovavo tempo per mangiare tanto che mia madre preparava bocconcini di pane e me li metteva in bocca. Mentre scrivevo, Dio, il Puro e l’Altissimo, mi aveva dato una memoria tale che ogni cosa che passava sotto il mio calamo, mi rimaneva impressa nella memoria”.

Khajè Abdullah Ansarì effettuò il suo pellegrinaggio alla Mecca all’età di circa 27 anni e in questo viaggio si fermò a Tus, Bastam, Kherghan, Baghdad ed altre località dove incontrò grandi gnostici del suo tempo come Abolhassan Kherghanì e Abu Saeed Abolkheir.

Tornato a Neishabur, però, entrò in collisione con l’imam shafiita e per ordine del ministro selgiuchide Khajè Nizam ol Molk, venne esiliato a Harat. Il ministro lo allontanò da Neishabur perchè era stato minacciato più volte a morte e Nizam ol Molk non voleva che Khajè Abdullah corresse pericoli. Khajè Abdullah Ansarì venne allora denominato Pir-e-Herat, il Vecchio di Herat ed anche Sheikhol Islam, Sceicco dell’Islam, ed alla fine dei suoi giorni perse la vista. Si spense a 85 anni e venne sepolto nella località di Gazargah, a 10 km da Herat.

Era questa la vita di un’altro dei più grandi studiosi e intellettuali iraniani mai vissuti la quale tomba e’ ancora oggi meta di quello che e’ quasi un pellegrinaggio da parte dei suoi ammiratori.