Ago 19, 2018 13:59 CET
  • Iraniani Famosi (81): Mohammad ibne Jarir Tabarì

Oggi andiamo a conoscere un grande storico persiano, ossia Mohammad ibne Jarir Tabarì.

Abū Jaʿfar Muḥammad ibn Jarīr Ṭabarī, meglio noto come Ṭabarī fu un grande teologo ma soprattutto storico persiano. Nacque ad Amol, attuale citta’ dell’Iran settentrionale,  nel’839 d.C.
Ṭabarī è considerato dalla maggioranza degli studiosi orientalisti il massimo analista musulmano, assunto come inevitabile riferimento da tutti gli storici a lui posteriori per quanto riguarda la storia dei primi tre secoli circa dell'Islam, nonché per le narrazioni relative alla storia del mondo anteriore alla Rivelazione del profeta dell’Islam, risalenti addirittura all'epoca della creazione. Fu anche un teologo di grandissimo profilo e autore di uno dei più importanti tafsīr (Esegesi) del Corano, tuttora utilizzato, anche se gli vengono preferiti commenti di minor estensione e di più facile accesso. Il suo capolavoro, il Taʾrīkh al-rusul wa l-mulūk (Storia dei profeti e dei re) - edito a fine XIX secolo da una équipe internazionale guidata dall'olandese M.J. de Goeje e al quale partecipò anche il noto semitista romano Ignazio Guidi, che ne curò gli indici - è fondamentale non solo per l'ampiezza degli argomenti trattati - tutti rafforzati da una catena di informatori-garanti, secondo la metodologia affermatasi con imuḥaddithūn (che si occupavano cioè della raccolta e del vaglio critico dei ḥadīth - ma anche per essere una storia non soltanto basata sugli Arabi, come era fino ad allora avvenuto.

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Tabarī introdusse il passato della sua patria, la Persia, nel flusso dei principali eventi della storia del mondo, non dimenticando tutti i popoli da lui conosciuti, sia dell'antichità, sia dell'epoca a lui contemporanea.
Apparentemente neutrale e attento a citare le diverse tradizioni storiche su cui si basa il suo racconto annalistico, Ṭabarī in realtà fu allineato con l'ideologia dominante del califfato abbaside e uno dei suoi meriti è senz'altro quello di aver salvato dall'oblio tradizioni di akhbāriyyūn (cronisti) la cui stesura originale non è giunta fino a noi (Ibn Isḥāq, al-Zuhrī, al-Wāqidī, Abū Mìkhnaf, al-Madāʾinī, Sayf b. ʿUmar, e altri ancora).
La sua opera esegetica, il Jāmiʿ al-bayān ʿan taʾwīl al-Qurʾān (La raccolta evidente circa l'interpretazione del Corano) è l'altro suo capolavoro, ancor oggi ristampato al pari del suo capolavoro storico.