Gen 16, 2019 11:09 CET

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Oggi iniziamo la lettura della trentottesima sura del Corano, la sura Sad, articolata in 88 versetti e rivelata al profeta nella città della Mecca. Il nome della sura proviene dal primo versetto di essa.

Ecco i primi due versetti della sura Sad:

«ص وَالْقُرْآنِ ذِی الذِّکْرِ»،

Sâd. Per il Corano [che contiene] il Monito. (38:1)

 

«بَلِ الَّذِینَ کَفَرُوا فِی عِزَّةٍ وَشِقَاقٍ»

Sono i miscredenti ad essere nell'orgoglio e nello scisma! (38:2)

 

Anche questa sura, come altre 28 del Corano, inizia con lettere separate dell’alfabeto arabo; come detto in precedenza, al di là delle diverse supposizioni sul significato di esse, indubbiamente testimoniano la grandiosità del Corano, un componimento in rima con contenuti profondi che mai nessuno è riuscito ad eguagliare.

Subito dopo la lettera Sad, si ricorda che il Corano è tutto un monito; da ciò si deduce quindi, che molte cose sulla religione stanno all’interno dell’esistenza di tutti noi ed i profeti sono venuti solo per aiutarci a riscoprire queste realtà; come se ci avessero ricordato qualcosa che in verità sappiamo da sempre, ma che ci siamo dimenticati.

Interpretando questi versetti in altro modo, si può dire che molte volte l’uomo, durante la sua vita quotidiana, dimentica alcune verità come la sua morte, la sua sicura resurrezione e la vita nell’aldilà e per questo è forse necessario che qualcuno gli ricordi tutto ciò.

Da questa breve riflessione sui primi due versetti della sura Sad, possiamo trarre le seguenti conclusioni:

Primo – Il giuramento di Dio sul Corano, dimostra l’importanza e la grandiosità di questo testo, che i musulmani considerano il principale miracolo dell’ultimo dei messaggeri.

Secondo – Il nobile Corano, cerca di risvegliare le coscenze addormentate e mira a ricordarci ciò che magari sappiamo da una vita ma abbiamo dimenticato.

Terzo – Il Corano è un dono per la guida dell’umanità, ma alcune persone si rifiutano di leggerlo per superbia e ostinazione.

Ed ora ecco i versetti numero 3 e 4 della sura Sad:

«کَمْ أَهْلَکْنَا مِن قَبْلِهِم مِّن قَرْنٍ فَنَادَوا وَّلَاتَ حِینَ مَنَاصٍ»،  

Quante generazioni abbiamo annientato prima di loro! Lanciarono grida [d'aiuto] quando non c'era più tempo per sfuggire [al castigo]. (38:3)

 

«وَعَجِبُوا أَن جَاءَهُم مُّنذِرٌ مِّنْهُمْ  وَقَالَ الْکَافِرُونَ هَـذَا سَاحِرٌ کَذَّابٌ»

Essi stupiscono che sia giunto un ammonitore della loro gente. I miscredenti dicono: “È uno stregone, un gran bugiardo. (38:4)

 

I primi versetti del Corano, rivelati alla Mecca, proprio come questa sura, erano rivolti ai rinnegatori ed i miscredenti che vivevano in questa città.

Questi versetti invitano quella gente, ma poi in generale tutti, a riflettere su quello che è stato il destino dei popoli precedenti; ciò, secondo il testo sacro, ci rivela che in più di un caso, coloro che associavano o rinnegavano il Signore sono stati puniti. I versetti spiegano che quando l’ultimo messaggero di Dio leggeva i versetti del Corano per guidare e ammonire la gente, gli idolatri, invece di prendere la giusta lezione dal passato, lo accusavano di essere uno stregone e un bugiardo.

Secondo le testimonianza storiche, i capi della tribù di Muhammad, la pace sia su di lui, ovvero la tribù di Quraysh, che controllava la Mecca, andarono dallo zio del profeta, ovvero Abu Taleb e gli dissero: “Il figlio di tuo fratello ha deviato i nostri giovani ed ha umiliato i nostri dèi. Se lui aspira alla fama ed alla ricchezza, noi siamo disposti a renderlo l’uomo più ricco dei Quraysh, a condizione che rinunci al suo invito”.

Quando Abutaleb riferì a Muhammad il messaggio, ricevette questa risposta: “Anche se mettessero il sole sulla mia mano destra e la luna sulla sinistra, io non rinuncierò mai alla mia parola. O riuscirò a diffondere la mia parola tra la gente, o morirò in questo mio fare”. Quando Abutaleb vide così deciso il nipote, lo invitò a resistere gli manifestò pure il suo appoggio. Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:

Primo – La miscredenza dettata dall’ostinazione, non può altro che portare male alla gente, in questa e nell’altra vita.

Secondo – Non c’è nulla che possa resistere o opporsi al volere divino; persino il perdono divino è valido solo prima dell’arrivo del castigo.

Terzo – I profeti erano e dovevano essere uomini come tuti gli altri per poter dare il buon esempio a tutti con il proprio modo di vivere.

Quarto – Offendere e accusare erano le pratiche più diffuse tra le persone prive di senno nei confronti dei profeti divini; Dio però promette un duro castigo a coloro che insultavano i suoi messaggeri.

Davood Abbasi