Gen 16, 2019 11:40 CET

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

In occasione della puntata precedente abbiamo avviato la lettura della trentottesima sura del Corano, la sura Sad, articolata in 88 versetti e rivelata al profeta nella città della Mecca. Il nome della sura proviene dal primo versetto di essa.

Ecco il versetto numero  20 della sura Sad:

 

«وَشَدَدْنَا مُلْکَهُ وَآتَیْنَاهُ الْحِکْمَةَ وَفَصْلَ الْخِطَابِ»

Consolidammo la sua sovranità e gli demmo saggezza e capacità di giudizio. (38:20)

 

Questo versetto continua il discorso di quelli precedenti, e descrive le virtù di Davide, profeta divino che pregava il Signore e veniva accompagnato in ciò dalle montagne e dagli uccelli.

Nel versetto letto pochi istanti fa, il Corano spiega che a Davide era stata affidato anche il potere, infatti questo profeta era il re della sua gente ed anche la capacità di giudicare tra la gente. Alcuni dei messaggeri del Signore ebbero da Lui sia il dono della profezia, sia quello di governare; in questi casi, profeti come Davide, non solo comunicavano la legge divina, ma utilizzavano il potere del proprio regno come garanzia e sostegno alle leggi divine; leggi che venivano utilizzate anche per giudicare tra la gente.

Dalla riflessione su questo versetto possiamo quindi giungere a queste conclusioni:

Primo – Il governo deve essere basato sulla giustizia e sulla saggezza, in modo che sia i diritti divini che quelli popolari vengano rispettati.

Secondo – Il governo è legittimo se in mano a persone pie, pure e vicine al Signore.

Ed ora ecco i versetti 21,22,23,24 e 25 della sura Sad:

  «وَهَلْ أَتَاکَ نَبَأُ الْخَصْمِ إِذْ تَسَوَّرُوا الْمِحْرَابَ»،

 

   

 

Ti è giunta la storia dei due litiganti che scalarono le mura del tempio? (38:21)

 

 

«إِذْ دَخَلُوا عَلَى دَاوُودَ فَفَزِعَ مِنْهُمْ قَالُوا لَا تَخَفْ خَصْمَانِ بَغَى بَعْضُنَا عَلَى بَعْضٍ فَاحْکُم بَیْنَنَا بِالْحَقِّ وَلَا تُشْطِطْ وَاهْدِنَا إِلَى سَوَاءِ الصِّرَاطِ»،

Quando si pararono davanti a Davide, spaventandolo, dissero: “Non aver paura. Siamo due in lite tra loro, uno di noi ha fatto torto all'altro; giudica tra di noi con giustizia, non essere iniquo e guidaci sulla retta via. (38:22)

 

 

«إِنَّ هَـذَا أَخِی لَهُ تِسْعٌ وَتِسْعُونَ نَعْجَةً وَلِیَ نَعْجَةٌ وَاحِدَةٌ فَقَالَ أَکْفِلْنِیهَا وَعَزَّنِی فِی الْخِطَابِ»،

Questi è mio fratello, possiede novantanove pecore, mentre io non ne possiedo che una sola. Mi ha detto: Affidamela" ed ebbe la meglio nella discussione”. (38:23)

 

 

«قَالَ لَقَدْ ظَلَمَکَ بِسُؤَالِ نَعْجَتِکَ إِلَى نِعَاجِهِ وَإِنَّ کَثِیرًا مِّنَ الْخُلَطَاءِ لَیَبْغِی بَعْضُهُمْ عَلَى بَعْضٍ إِلَّا الَّذِینَ آمَنُوا وَعَمِلُوا الصَّالِحَاتِ وَقَلِیلٌ مَّا هُمْ وَظَنَّ دَاوُودُ أَنَّمَا فَتَنَّاهُ فَاسْتَغْفَرَ رَبَّهُ وَخَرَّ رَاکِعًا وَأَنَابَ»،

Disse: “Certamente ha mancato nei tuoi confronti, chiedendoti la tua pecora in aggiunta alle sue. In verità molti associati [in un affare] si fanno torto a vicenda, eccetto coloro che credono e compiono il bene, ma essi sono ben pochi!”. Davide capì che lo avevamo messo alla prova, implorò il perdono del suo Signore, cadde in prosternazione e si pentì. (38:24)

 

«فَغَفَرْنَا لَهُ ذَلِکَ وَإِنَّ لَهُ عِندَنَا لَزُلْفَى وَحُسْنَ مَآبٍ»

Allora lo perdonammo. Egli ha un posto vicino a Noi e buon luogo di ritorno. (38:25)

 

Qui il Corano narra una vicenda riguardante una delle vicende della vita di Davide, quando due individui, un giorno, entrarono con la forza nel luogo dove questo profeta pregava; la loro irruzione nella stanza del profeta lo spaventò, pensando che volessero fargli del male, ma i due dissero che erano due fratelli e che volevano che giudicasse tra loro.

Uno dei due disse che aveva una sola pecora mentre il fratello ne aveva 99, ma gli aveva sottratto anche quella pecora; Davide esprimette un giudizio a favore di chi denunciava, e congedò i due, ma subito dopo capì di non aver rispettato la regola più basilare del giudizio, e cioè quella di ascoltare le parole delle due parti.

Dal fatto che la persona accusata non contestò, intuì che erano due emissari del Signore che lo avevano messo alla prova, ed allora si prosternò verso Dio chiedendo perdono; il Signore ebbe Misericordia di lui.

Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:

Primo – In una contesa, entrambe le parti devono desiderare che venga stabilita la giustizia, e non che il giudice emetta un giudizio a loro favore.

Secondo – L’attuazione della giustizia nella società evita che la gente cadda nella trappola di eccessi e difetti guidandola sulla vita giusta ed equilibrata.

Terzo – L’uomo è sempre ambizioso e bramoso di ricchezza, potere e piacere e questa sua voglia è insaziabile. Per questo le persone ricche sono ancora più voglioso di accumulare ricchezza delle persone povere.

Quarto – Per emettere un giudizio il giudice ha bisogno di condizioni di serenità e pace e in situazioni di paura o tensione, emettere giudizi non può che procurare danno e rimorso.

Quinto – L’economia sana si ottiene anche attraverso la fede e le opere di bene. In una società in cui la fede in Dio non esiste, la gente calpesta i diritti altrui per ottenere maggior profitto.

 

Davood Abbasi