Mar 12, 2019 07:57 CET

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

In occasione della puntata precedente abbiamo avviato la lettura della trentottesima sura del Corano, la sura Sad, articolata in 88 versetti e rivelata al profeta nella città della Mecca. Il nome della sura proviene dal primo versetto di essa.

Ecco il versetto numero  26 della sura Sad:

 

«یَا دَاوُودُ إِنَّا جَعَلْنَاکَ خَلِیفَةً فِی الْأَرْضِ فَاحْکُم بَیْنَ النَّاسِ بِالْحَقِّ وَلَا تَتَّبِعِ الْهَوَى فَیُضِلَّکَ عَن سَبِیلِ اللَّـهِ إِنَّ الَّذِینَ یَضِلُّونَ عَن سَبِیلِ اللَّـهِ لَهُمْ عَذَابٌ شَدِیدٌ بِمَا نَسُوا یَوْمَ الْحِسَابِ»

“O Davide, abbiamo fatto di te un vicario sulla terra: giudica con equità tra gli uomini e non inclinare alle tue passioni, ché esse ti travieranno dal sentiero di Allah.” In verità coloro che si allontanano dal sentiero di Allah subiranno un severo castigo per aver dimenticato il Giorno del Rendiconto. (38:26)

 

Come ricorderete, nei versetti precedenti la sura Sad raccontò una vicenda della vita di Davide in cui il profeta, fece fretta nell’emettere il giudizio, interpellato da due fratelli per una contesa; Davide (la pace sia con lui), si accorse però del suo errore e chiese perdono a Dio, che accettò il suo pentimento.

Questo versetto si riferisce a Davide, che nel Corano ed in lingua araba viene detto Davood, ed in esso Dio ricorda al profeta che lui è messaggero e vicario del Signore sulla Terra e che pertanto deve comportarsi ponendo al centro la giustizia, cercando di lottare contro le proprie voglie e le proprie passioni, dato che chi si fa guidare dalle passioni, perde il retto sentiero andando incontro ad una brutta fine.

Questo versetto, ci aiuta a capire un concetto molto interessante; è vero che i profeti divini furono infallibili e non commisero peccati, ma ciò non era dovuto al fatto che non fossero in grado di commetterli; erano esseri umani come tutti gli altri e potevano peccare, ma se non lo hanno fatto ciò è stato merito loro e in particolare della loro grande capacità di gestire e tenere a bada le loro passioni.

Questo versetto, si sofferma nuovamente sulla questione del “giudicare tra la gente” come uno dei doveri assegnati da Dio a chi governa; per questo si evince che i governanti che poi delegano a determinate persone il compito di giudicare tra la gente, devono assicurarsi che questi giudici conoscano le leggi divine e che siano pronti a seguirle, senza dare peso ai propri gusti personali o ai propri interessi. Nel caso contrario, è facile immaginare che i giudizi, nella società, verranno espressi in base agli interessi dei ricchi e dei potenti.

Dalla riflessione su questo versetto possiamo trarre alcune conclusioni:

Primo – La religione non è divisa dalla politica ed uno dei doveri dei profeti era quello di governare ed amministrare la società, anche se solo pochi profeti ebbero di fatto la possibilità di attuare tale obiettivo.

Secondo – Bisogna giudicare tra la gente in base alla giustizia ed alle leggi divine e non seguendo i capricci dei ricchi e dei potenti o i gusti dei giudici stessi.

Terzo – In ogni lavoro, quando entrano in gioco le passioni, la giustizia viene marginalizzata. Per questo le migliori persone mettono sempre da parte le loro voglie e le loro passioni nella loro attività, cercando di comportarsi con giustizia.

 

Ed ora leggiamo i versetti 27 e 28 della sura Sad:

«وَمَا خَلَقْنَا السَّمَاءَ وَالْأَرْضَ وَمَا بَیْنَهُمَا بَاطِلًا  ذَلِکَ ظَنُّ الَّذِینَ کَفَرُوا  فَوَیْلٌ لِّلَّذِینَ کَفَرُوا مِنَ النَّارِ»،

Non creammo invano il cielo e la terra e quello che vi è frammezzo. Questo è ciò che pensano i miscredenti. Guai ai miscredenti per il fuoco [che li attende]! (38:27)

 

«أَمْ نَجْعَلُ الَّذِینَ آمَنُوا وَعَمِلُوا الصَّالِحَاتِ کَالْمُفْسِدِینَ فِی الْأَرْضِ أَمْ نَجْعَلُ الْمُتَّقِینَ کَالْفُجَّارِ»   

Tratteremo forse coloro che credono e fanno il bene alla stessa stregua di coloro che seminano disordine sulla terra? Tratteremo i timorati come i malvagi? (38:28)

 

I cieli e la Terra sono stati creati in base alla giustizia e così la giustizia deve regnare anche tra gli uomini; una parte di persone che rinnega l’esistenza di Dio, crede che il Creato si sia venuto a formare in maniera casuale e che tutto sia esito del caso e che non ci sia alcun programma preciso e nessuna meta per il creato. Quando però questa gente raggiungerà il fuoco dell’inferno, comprenderà di essersi sbagliata.

I versetti spiegano che anche l’altra vita sarà basata sulla giustizia e che Dio non tratterà allo stesso modo benefattori e malfattori; insomma, si può osservare, la giustizia divina che si palesa in diverse forma, nella Creazione dell’Universo, nei suoi insegnamenti comunicati dai profeti, e nel suo Giudizio nel Giorno della Resurrezione.

È chiaro che chi comprende questo concetto, cerca di comportarsi in maniera giusta in vita, e che questo credere nella giustizia divina, lo influenza in maniera netta rispetto a colui che non crede in tutto ciò.

Normalmente, i credenti si muovono pertanto in direzione della giustizia e delle riforme utili per creare essa, mentre gli altri pensano ai propri interessi ed alle proprie voglie, ignorando la giustizia e creando corruzione nella società.

Da questi versetti apprendiamo che:

Primo – Nella visione religiosa della vita, la Creazione ha un obiettivo ed è mirata. Nel pensiero non religioso, tutto il Creato è esito di un caso e non si dirige verso nessun obiettivo specifico e prestabilito.

Secondo – Dato che il sistema del Creato è basato sulla giustizia, anche le leggi dell’uomo devono seguire questa linea generale, semplicemente per essere in armonia con l’Universo.

Terzo – Giustizia non significa essere amorevoli sia con i benefattori che con i malfattori. Nell’aldilà non sarà così e non deve essere così nemmeno in questa vita.

Quarto – La disobbedienza al Signore diffonde la corruzione sulla Terra.

Davood Abbasi