Il sentiero della luce (827)
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.
In occasione della puntata precedente abbiamo avviato la lettura della trentottesima sura del Corano, la sura Sad, articolata in 88 versetti e rivelata al profeta nella città della Mecca. Il nome della sura proviene dal primo versetto di essa.
Ecco il versetto numero 29 della sura Sad:
«کِتَابٌ أَنزَلْنَاهُ إِلَیْکَ مُبَارَکٌ لِّیَدَّبَّرُوا آیَاتِهِ وَلِیَتَذَکَّرَ أُولُو الْأَلْبَابِ»
Un Libro benedetto che abbiamo fatto scendere su di te, affinché gli uomini meditino sui suoi versetti e ne traggano un monito i savi. (38:29)
Il Corano è un libro che mira a chiarire quale sia l’obiettivo della creazione e quindi è motivo di crescita di tutti gli uomini; ciò, come abbiamo sentito, a condizione che le persone siano disposte a riflettere su di esso e a farsi aiutare dalla ragione e dal pensiero per poter capire il senso dei suoi versetti, percepire i perchè della legislazione divina e trovare la giusta via nella vita. Nella cultura islamica, le persone che ignorano Dio, sono da considerare morte, anche se in apparenza il loro corpo continua la sua vita.
Riflettendo su questo versetto possiamo trarre le seguenti conclusioni:
Primo – È vero che leggere il Corano, anche senza riflettere, è un atto meritorio, ma secondo il testo stesso, l’obbiettivo di esso era quella di indurre le genti a riflettere e meditare sui segni divini.
Secondo – Al contrario di coloro che ritengono in constrasto la fede con la ragione, vediamo che qui il Corano incoraggia le persone a riflettere, a pensare e ciò non può che significare che la religione è venuta per portare al massimo il pensiero e non per reprimerlo.
Terzo – Le persone saggie, riflettendo sul Corano, riescono a scoprire i segreti e le leggi di esso.
Ed ora leggiamo i versetti 30, 31, 32 e 33 della sura di Sad:
«وَوَهَبْنَا لِدَاوُودَ سُلَیْمَانَ نِعْمَ الْعَبْدُ إِنَّهُ أَوَّابٌ»،
Abbiamo dato a Davide, Salomone, un servo eccellente [di Allah], pronto al pentimento. (38:30)
«إِذْ عُرِضَ عَلَیْهِ بِالْعَشِیِّ الصَّافِنَاتُ الْجِیَادُ»،
Una sera, dopo che gli furono esibiti alcuni magnifici cavalli, molto veloci, (38:31)
«فَقَالَ إِنِّی أَحْبَبْتُ حُبَّ الْخَیْرِ عَن ذِکْرِ رَبِّی حَتَّى تَوَارَتْ بِالْحِجَابِ»
disse: “In verità amo i beni [terreni] per via del mio Signore, [e li guardava] finché non sparirono dietro il velo [della notte]. (38:32)
، «رُدُّوهَا عَلَیَّ فَطَفِقَ مَسْحًا بِالسُّوقِ وَالْأَعْنَاقِ»
Riconduceteli a me”. E iniziò ad accarezzar loro i garretti e i colli. (38:33)
All’inizio dei versetti letti si ricorda che a Davide venne dato il dono di avere un figlio pio, Salomone, che come il padre era un servo del Signore e che cercava sempre rifugio nell’Altissimo.
Si parla poi di un aneddoto della vita di Salomone, di quando lui assistì ad una sfilata dei suoi più cavalli più veloci; quando li vide, anzicchè essere superbo, si ricordò che l’amore per quei cavalli era esito dell’amore per il Signore; secondo gli interpreti Salomone si ricordò che per lui quei cavalli erano importanti per una buona opera, il fatto di poter garantire la sicurezza.
Salomone li osservò fin quando la sfilata finì ma a quel punto ordinò di riportarli da lui e questa volta scese e accarezzò il loro corpo, come segno di riconoscenza, azione che di solito compiono i cavalieri nei confronti dei loro cavalli.
Purtroppo in alcune interpretazioni del Corano, questi versetti sono tradotti male e il profeta Salomone viene accusato ingiustamente.
Ad esempio alcuni traducono i versetti in maniera da far credere che Salomone che guardava la sfilata dei cavalli si dimenticò di pregare e così il sole tramontò senza che lui avesse pregato. È chiaro che si tratta di un’azione impropria anche per un normale fedele; Salomone, il profeta che il Corano stesso definisce un pio servo, non può aver fatto una cosa del genere e quindi anche le tradizioni che vanno in questo senso non appaiono attendibili.
Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:
Primo – Il grado più elevato che un uomo può raggiungere è quello di diventare un vero e autentico servo di Dio. Per questo nel Corano i profeti vengono più volte definiti “Abd”, ovvero servo, servitore.
Secondo – L’attenzione particolare a coloro che garantiscono la sicurezza è una delle caratteristiche di un buon governatore divino. Per questo cerimonie come le parate militari, sono considerate legittime e meritorie dall’Islam. In questa maniera i governanti apprendono quale sia il livello di preparazione delle loro forze ed in più le manovre e le parate, incutono terrore nel cuore dei nemici.
Terzo – Il potere, qualora si trova nelle mani degli uomini divini, non si trasforma in un elemento di ingiustizia. Ciò per il fatto che gli uomini divini vedono il potere come un qualcosa per effettuare opere volute da Dio e solo un qualcosa per servire il Signore.
Davood Abbasi