Mar 12, 2019 08:18 CET

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Da alcune settimane abbiamo avviato la lettura della trentottesima sura del Corano, la sura Sad, articolata in 88 versetti e rivelata al profeta nella città della Mecca. Il nome della sura proviene dal primo versetto di essa.

Iniziamo con i versetti numero 39 e 40 della sura Sad:

 

«هَـذَا عَطَاؤُنَا فَامْنُنْ أَوْ أَمْسِکْ بِغَیْرِ حِسَابٍ»،

 

“Questo è il Nostro dono, dispensa o nega, senza [doverne] rendere conto” (38:39)

 

«وَإِنَّ لَهُ عِندَنَا لَزُلْفَى وَحُسْنَ مَآبٍ»

 

In verità egli ha un posto vicino a Noi e un buon luogo di ritorno (38:40)

In questa parte della sura Sad, stiamo apprendendo le vicende di vita del profeta Salomone. Qui i versetti ricordano che ad egli venne data grande ricchezza e gli venne chiesto di aiutare i poveri e i bisognosi; bisogna però ricordare che Salomone era un profeta divino ed aveva anche il dono di poter giudicare e per questa ragione, donava quanto riteneva giusto a chi voleva e non dava la stessa cosa a tutti. Il secondo versetto, parla del destino felice di Salomone e del fatto che nonostante il potere e la ricchezza, lui rimase sempre un pio servo del Signore e non fu ingiusto con la sua gente e per questa ragione, conserva presso Dio una posizione privilegiata.

Dalla riflessione su questi versetti possiamo trarre le seguenti conclusioni:

Primo – In un governo divino, il governante ritiene un dono di Dio ciò che possiede e pertanto lo utilizza al servizio della gente.

Secondo – Essere ricchi e potenti non è in contrasto con l’essere religiosi, pii e servi del Signore. In un sistema di governo divino, lo sviluppo materiale e il progresso, vanno a pari passo con quello morale, etico e spirituale.

Ed ora leggiamo i versetti 41 e 42 della sua Sad:

 

«وَاذْکُرْ عَبْدَنَا أَیُّوبَ إِذْ نَادَى رَبَّهُ أَنِّی مَسَّنِیَ الشَّیْطَانُ بِنُصْبٍ وَعَذَابٍ»،   

E ricorda il Nostro servo Giobbe, quando chiamò il suo Signore: “Satana mi ha colpito con disgrazia e afflizioni”. (38:41)

 

 

«ارْکُضْ بِرِجْلِکَ هَـذَا مُغْتَسَلٌ بَارِدٌ وَشَرَابٌ»

Batti il piede: avrai acqua fresca per lavarti e per bere.” (38:42)

 

 

«وَوَهَبْنَا لَهُ أَهْلَهُ وَمِثْلَهُم مَّعَهُمْ رَحْمَةً مِّنَّا وَذِکْرَى لِأُولِی الْأَلْبَابِ» 

Gli restituimmo la sua famiglia e con essa un'altra simile, [segno di] misericordia da parte Nostra e Monito per coloro che sono dotati di intelletto. (38:43)

 

 

Dopo aver parlato di Salomone, probabilmente il più potente e ricco tra i profeti, la sura Sad ci narra della vita di Giobbe, simbolo della resistenza dinanzi ai problemi ed alle avversità.

 

Ripassando la storia islamica, questi versetti su Giobbe vennero comunicati dal profeta dell’Islam alla gente, in un contesto storico in cui c’era bisogno di essere pazienti e resistere.

Secondo i commentari del Corano e le documentazioni storiche, Giobbe ebbe modo di godere, all’inizio della sua vita, di tantissimi doni e fu sempre riconoscente. Dio però lo mise alla prova togliendogli le sue ricchezze gradualmente; lo stesso Giobbe si ammalò gravemente e persino i suoi figli, lo abbandonarono, per paura della malattia.

In queste condizioni, Satana diffuse tra la gente la diceria che Giobbe era ridotto in quello stato per aver disobbedito al Signore; le condizioni famigliari createsi per Giobbe e le critiche e gli insulti della gente, che lo accusavano di essere un peccatore, resero particolarmente difficile la situazione per il profeta, che però nonostante tutte quelle disgrazie, non si era mai lamentato, continuando a essere riconoscente a Dio. Un giorno però pregò Dio dicendo che quelle accuse contro di lui, diffuse da Satana tra la gente, lo rattristavano in maniera particolare; Giobbe disse questo, senza però chiedere nulla di specifico.

E fu allora che Dio guarì in maniera miracolosa Giobbe per dimostrare che era protetto e prescelto del Signore e non oggetto della sua ira. In più gli ordinò di battere il suo piede per terra e così da sotto di esso iniziò a sgorgare una sorgente d’acqua. Dopo essersi lavato con quell’acqua e averla bevuta, Giobbe guarì totalmente. Il profeta di Dio aveva superato la prova e così riacquisì gradualmente pure le sue ricchezze.

La vita di Giobbe è una lezione per tutti, affinchè sappiano che per quanto grande sia la loro ricchezza, potrebbero anche perderla in breve. In più, si apprende che nei momenti difficili e soprattutto quando si è affetti da malattie incurabili, non bisogna perdere la fiducia e bisogna continuare a pregare il Signore, perchè la soluzione di qualsiasi problema, è semplice per Lui.

Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:

Primo – La conoscenza della storia dei popoli passati, specialmente i profeti, è un qualcosa di molto utile. Conoscere i problemi altrui e apprendere il modo in cui li hanno combattuti, ci aiuta ad essere più forti e resistenti nella nostra vita.

Secondo – Nei momenti di difficoltà, Satana cerca di deviare le persone; dobbiamo ricordarcelo.

Terzo – La preghiera, è la tradizione dei prescelti divini e un simbolo dell’adorazione del Creatore. Preghiamo per risolvere i problemi.

 

 

Davood  Abbasi