Mar 12, 2019 08:27 CET

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Da alcune settimane abbiamo avviato la lettura della trentottesima sura del Corano, la sura Sad, articolata in 88 versetti e rivelata al profeta nella città della Mecca. Il nome della sura proviene dal primo versetto di essa.

Iniziamo con il versetto numero 44 della sura Sad:

 

«وَخُذْ بِیَدِکَ ضِغْثًا فَاضْرِب بِّهِ وَلَا تَحْنَثْ إِنَّا وَجَدْنَاهُ صَابِرًا  نِّعْمَ الْعَبْدُ إِنَّهُ أَوَّابٌ»

[Gli ordinammo:] “Stringi nella tua mano una manciata d'erba, colpisci con quella e non mancare al tuo giuramento”. Lo trovammo perseverante, un servo ottimo, pronto al pentimento. (38:44)

 

Nel corso delle puntate precedenti abbiamo ricordato che Giobbe venne messo alla prova con una dura malattia; in tutti gli anni della povertà e della malattia, sua moglie non lo lasciò mai solo ma a quanto pare, un giorno, tentata dal demonio, disse al marito che Dio lo aveva dimenticato; Giobbe, allora, giurò che se fosse guarito, le avrebbe inflitto 100 colpi. Quando guarì, però, era in imbarazzo per quel suo giuramento, anche perchè la moglie lo aveva accudito con amore e dedizione; ed allora, Dio gli suggerì di non rompere il suo giuramento ma di prendere 100 steli d’erba e di batterli con amore sulla moglie. Dalla riflessione su questo versetto apprendiamo che:

Primo – Nell’altra vita Dio rinuncia alla punizione delle persone peccatrici per via della loro buone azioni. Seguendo il suo esempio, anche noi dobbiamo perdonare chi ha sbagliato, ma dopo il suo errore si è comportato bene.

Secondo – Il nome di Dio è sacro e quindi se lo citiamo in un giuramento, non dobbiamo venir meno.

Terzo – La legge divina vale in maniera eguale per tutti, anche per i parenti dei profeti.

Ed ora leggiamo i versetti 45, 46, 47 e 48 della sura Sad:


«وَاذْکُرْ عِبَادَنَا إِبْرَاهِیمَ وَإِسْحَاقَ وَیَعْقُوبَ أُولِی الْأَیْدِی وَالْأَبْصَارِ»

(E ricorda i Nostri servi Abramo, Isacco e Giacobbe, forti e lungimiranti. (38:45

 

«إِنَّا أَخْلَصْنَاهُم بِخَالِصَةٍ ذِکْرَى الدَّارِ»

Ne facemmo degli eletti, [affinché fossero] il monito della Dimora [ultima]. (38:46)

 

«وَإِنَّهُمْ عِندَنَا لَمِنَ الْمُصْطَفَیْنَ الْأَخْیَارِ»،

In verità sono presso di Noi, tra i migliori degli eletti. (38:47)

 

«وَاذْکُرْ إِسْمَاعِیلَ وَالْیَسَعَ وَذَا الْکِفْلِ وَکُلٌّ مِّنَ الْأَخْیَارِ»

E ricorda Ismaele, Eliseo e Dhû'l Kifl, ciascuno di loro è tra i migliori. (38:48)

 

Questi versetti citano il nome di sei profeti divini: erano pii servi del Signore ed Egli volle che fossero lontani da qualsiasi impurità e peccato e fece raggiunger loro il più alto livello spirituale.

La prima caratteristica dei profeti, di cui parlano anche questi versetti, è il fatto che questi nobili esseri umani si consideravano servitori del Signore; non solo nella preghiera, ma anche nelle loro azioni e nella vita quotidiana; al contrario delle persone normali, che nella vita sono alla ricerca dei propri interessi, loro davano la preferenza al volere del Signore in tutto, e questo loro fare non era affatto un dispiacere per loro. È chiaro che per raggiungere questa condizione, è necessario l’impegno ed una grande forza interiore che rendeva queste persone meritevoli di svolgere il ruolo di messaggero di Dio.

I versetti sottolineano che i profeti erano anche sapienti e lungimiranti; queste doti erano fondamentali per poter comprendere la situazione della società del proprio tempo e favorire la diffusione della parola divina. Al termine questi versetti parlano del ruolo fortissimo che può avere il ricordo dell’aldilà nell’operato e nel modo di comportarsi delle persone, nel corso della vita. Dalla riflessione su questi versetti, possiamo quindi trarre le seguenti conclusioni:

Primo – Lo studio delle civiltà del passato e lo studio della vita dei loro profeti, e soprattutto la commemorazione delle buone azioni compiute dagli uomini divini del passato, è una delle tecniche utilizzate dal Corano per insegnare alle persone.

Secondo – La fonte di tutte le virtù dei profeti era il fatto di sentirsi servi del Signore. Per questo, secondo gli interpreti, questo loro modo di vedere la vita e se stessi, è citato prima delle loro altre caratteristiche.

Terzo – Pensare anche all’aldilà e non considerare solo la vita terrena, è un elemento che può aiutare tanto le persone ad allontanarsi dal peccato e dalle cattive azioni.

Davood Abbasi