May 08, 2019 11:49 CET

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Da alcune settimane abbiamo avviato la lettura della trentottesima sura del Corano, la sura Sad, articolata in 88 versetti e rivelata al profeta nella città della Mecca. Il nome della sura proviene dal primo versetto di essa.

Iniziamo con i versetti 49, 50 e 51 della sura Sad:

 «هَـذَا ذِکْرٌ  وَإِنَّ لِلْمُتَّقِینَ لَحُسْنَ مَآبٍ»

Questo è un Monito. In verità per i timorati vi sarà il bel ritorno (38:49)

 

«جَنَّاتِ عَدْنٍ مُّفَتَّحَةً لَّهُمُ الْأَبْوَابُ»

I Giardini di Eden, le cui porte saranno aperte per loro (38:50)

 

«مُتَّکِئِینَ فِیهَا یَدْعُونَ فِیهَا بِفَاکِهَةٍ کَثِیرَةٍ وَشَرَابٍ»

Colà, comodamente appoggiati, chiederanno abbondanza di frutta e bevande (38:51)

 

Uno degli obiettivi del Corano, è quello di dare un monito; in questo senso, probabilmente, bisogna inquadrare la narrazione della vita dei profeti del passato, effettuata pure in questa sura.

Dal Corano si apprende che la bontà divina non premia solo i profeti, ma tutti coloro che sono timorati di Dio e decidono di prendere la giusta via; il loro destino sarà una graziosa dimora, dove godranno delle migliori delizie in eterno. Insomma, se in vita avranno dovuto fare sacrifici per rimanere nel giusto, nell’altra vita verranno premiati a dovere.

Dalla riflessione su questi versetti possiamo trarre almeno le seguenti conclusioni:

Primo – Il Corano narra gli eventi del passato, non per intrattenere ma per insegnare e risvegliare.

Secondo – Non è importante quanto è lunga la vita; l’importante è come e in quale stato la si porta a termine. Portarla a termine con la fede ed il timore di Dio è una garanzia per la felicità eterna.

Terzo – In paradiso le porte della Misericordia divina sono aperte sugli uomini.

Ed ora leggiamo insieme i versetti 52, 53 e 54 della sura Sad:

«وَعِندَهُمْ قَاصِرَاتُ الطَّرْفِ أَتْرَابٌ»،  

E staranno loro vicine quelle dallo sguardo casto, coetanee. (38:52)

 

«هَـذَا مَا تُوعَدُونَ لِیَوْمِ الْحِسَابِ»،

Ciò è quanto vi è promesso per il Giorno del Rendiconto. (38:53)

 

«إِنَّ هَـذَا لَرِزْقُنَا مَا لَهُ مِن نَّفَادٍ»  

In verità questi sono i beni che vi concediamo e che non si esauriranno mai. (38:54)

 

Tra i doni del paradiso, qui si parla pure di consorti, della stessa età delle persone a cui stanno accanto e che hanno attenzione solo per il proprio amato o la propria amata. Nel seguito si ricorda che al momento del Giudizio finale, quando tutti dovranno rispondere delle loro azioni in vita, solo i benefattori godranno dei doni del Paradiso e che nei loro confronti si verificherà la promessa divina, che non subisce cambiamento. L’altro concetto ribadito dai versetti è che i doni del Paradiso non si esauriscono mai.

Dalla riflessione su questi versetti possiamo quindi trarre almeno tre conclusioni:

Primo – La caratteristica di un buon partner, è quella di non fare attenzione ad altri che al proprio coniuge o alla propria coniuge.

Secondo – I doni divini sono concessi ai fedeli in perpetuo ma non sono casuali.

Terzo – Gli uomini verranno fatti resuscitare anima e corpo. Nell’altra vita, l’uomo godra’ di un corpo simile a quello della vita mondana. Per questo sarà in grado di mangiare frutti deliziosi, bere bibite fantastiche, e godere del piacere di consorti avvenenti.

Ed ora leggiamo i versetti 55, 56, 57 e 58 della sura Sad:

«هَـذَا وَإِنَّ لِلطَّاغِینَ لَشَرَّ مَآبٍ»،

Così sarà. I ribelli avranno invece il peggiore dei soggiorni (38:55)

«جَهَنَّمَ یَصْلَوْنَهَا فَبِئْسَ الْمِهَادُ»،

l'Inferno in cui saranno precipitati; qual tristo giaciglio. (38:56)

«هَـذَا فَلْیَذُوقُوهُ حَمِیمٌ وَغَسَّاقٌ»

Così sarà. E allora che assaggino acqua bollente e acqua fetida (38:57)

 

«وَآخَرُ مِن شَکْلِهِ أَزْوَاجٌ»

ed altri simili tormenti. (38:58)

 

La maniera utilizzata dal Corano è quella di spiegare, uno accanto all’altro, il destino dei benefattori e dei malfattori, in modo che il paragone possa aprire gli occhi alle persone. In questi versetti, vengono citati alcuni dei tormenti riservati a coloro che in vita saranno stati ribelli; probabilmente con questo termine si intende indicare coloro che non hanno accettato ciò che spettava loro ed hanno cercato di appropriarsi di ciò che spettava agli altri; o in alternativa, coloro che non hanno obbedito alle leggi divine. Si parla di bevande fetide e impure, anche se non sono le uniche punizioni dell’inferno; la peggiore, forse, è che mai queste punizioni diventano normali per chi si trova all’interno.

Dalla riflessione su questi versetti possiamo quindi dire che:

Primo – La lungimiranza dovrebbe spingere tutte le persone a scegliere con attenzione la propria via nella vita e a non essere ribelli e insolenti nei confronti delle leggi del Signore.

Secondo – Le punizioni divine sono molteplici, come le sue premiazioni e l’inferno non diviene mai semplice e mai nessuno si abitua ad esso.

Terzo – Dobbiamo stare attenti a non procurarci il tormento perenne dell’aldilà per ottenere i piaceri brevi di questa vita.

Davood Abbasi