Ott 13, 2019 11:07 CET

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Da alcune puntate abbiamo avviato la lettura della 39esima sura del sacro Corano, la sura Az-Zumar (I Gruppi), meccana e dedicata per lo più, come vedremo, a concetti basilari dell’Islam come il Monoteismo e la Resurrezione dopo la morte. Prende nome dai versetti 71 e 73.

Ecco il settimo versetto della sura dei Gruppi o Az-Zumar:

 

 إِن تَکْفُرُوا فَإِنَّ اللَّـهَ غَنِیٌّ عَنکُمْ وَلَا یَرْضَى لِعِبَادِهِ الْکُفْرَ وَإِن تَشْکُرُوا یَرْضَهُ لَکُمْ  وَلَا تَزِرُ وَازِرَةٌ وِزْرَ أُخْرَى ثُمَّ إِلَى رَبِّکُم مَّرْجِعُکُمْ فَیُنَبِّئُکُم بِمَا کُنتُمْ تَعْمَلُونَ إِنَّهُ عَلِیمٌ بِذَاتِ الصُّدُورِ

 

Se siete miscredenti, [sappiate che] Allah è Colui Che basta a Se Stesso, ma non accetta la miscredenza dei Suoi servi. Se invece siete credenti Se ne compiace. Nessuno porterà il peso di un altro. Ritornerete poi al vostro Signore ed Egli vi informerà in merito a ciò che avrete fatto, poiché Egli conosce quello che c'è nei petti. (39:7)

 

Questo versetto, nell’ambito del concetto della gratitudine a Dio, avviato dai versetti precedenti, ricorda alle persone che Dio non necessita della riconoscenza umana e che se pure tutto il Creato lo rinnegasse, nulla accadrebbe. Alcune persone ritengono i loro averi e le cose che ottengono come conseguenza di fattori mondani, mentre c’è chi comprende che ogni cosa che possiede, è un dono del Signore. In realtà, Dio ha ordinato alle sue Creature di essere riconoscenti e grate a Lui, non per necessità, ma semplicemente perchè questo sentimento di gratitudine, sollecita una crescita morale e spirituale dell’uomo e lo dirige verso la felicità eterna. Alla fine del versetto, poi, si ricorda che ogni persona deve assumere la responsabilità delle proprie azioni e che nell’altra vita, Dio non addosserà le nostre colpe ad altri.

Dalla riflessione su questo versetto, possiamo quindi trarre le seguenti conclusioni:

Primo – L’ordine divino sulla preghiera o il digiuno, non è certo dettato dalla Sua necessità alle nostre azioni. Un maestro di scuola assegna gli esercizi ai suoi alunni, non perchè ne abbia bisogno lui, ma per incrementare la preparazione dei ragazzi. Lo stesso vale per noi, che dobbiamo crescere spiritualmente con le pratiche e i doveri religiosi.

Secondo – Dio è giusto e giudicherà con giustizia tra gli uomini, senza dare spazio ai criteri che nel nostro mondo, purtroppo, molte volte influenzano i giudizi; parliamo di razza, lingua, ricchezza ecc…

Terzo – Dio è al corrente delle nostre intenzioni e ci premierà o punirà anche per esse.

Ed ora leggiamo il versetto numero 8 della sura Az-Zumar:

 

وَإِذَا مَسَّ الْإِنسَانَ ضُرٌّ دَعَا رَبَّهُ مُنِیبًا إِلَیْهِ ثُمَّ إِذَا خَوَّلَهُ نِعْمَةً مِّنْهُ نَسِیَ مَا کَانَ یَدْعُو إِلَیْهِ مِن قَبْلُ وَجَعَلَ لِلَّـهِ أَندَادًا لِّیُضِلَّ عَن سَبِیلِهِ  قُلْ تَمَتَّعْ بِکُفْرِکَ قَلِیلًا  إِنَّکَ مِنْ أَصْحَابِ النَّارِ

Quando una sventura lo coglie, l'uomo invoca il suo Signore e si volge a Lui pentito. Poi, quando Allah gli concede una grazia, dimentica la ragione per cui si raccomandava e attribuisce ad Allah consimili per allontanare gli altri dalla Sua via. Di' [a codesto uomo]: “Goditi la tua miscredenza! In verità sei tra i compagni del Fuoco”. (39:8)

 

Per citare un esempio per l’ingratitudine dell’uomo nei confronti del Signore, qui il Corano ricorda che alcune persone, quando hanno bisogno di aiuto, invocano il Signore e lo pregano, ma quando il loro problema si risolve, mettono addirittura in dubbio l’unicità del Signore e cercano di distogliere gli altri dalla via di Dio. Molte volte, questa gente si immerge talmente negli affari mondani da dimenticare letteralmente il Signore. Queste persone iniziano a citare altri elementi, tranne l’aiuto di Dio, come segreto del loro successo, e quindi iniziano a deviare anche le altre persone.

Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:

Primo – Alcuni uomini credono solo in alcune stagioni ed in alcuni periodi della loro vita, quando hanno tanto bisogno e poi abbandonano il culto e la fede, dimenticando il Signore. È chiaro che questo tipo di fede non porta da nessuna parte e non può determinare la salvezza umana.

Secondo – È vero che i problemi della vita possono essere amari, ma tra i vantaggi che comportano vi è quello dell’avvicinamento delle persone al Signore.

Terzo – Le persone che non hanno la capacità di apprezzare i doni divini, si perdono quando raggiungono il benessere e dimenticano l’aiuto divino.

Quarto – Non necessariamente la ricchezza mondana è sinonima di felicità, soprattutto nell’altra vita. Molte persone inique, possono anche essere ricche, ma il loro godimento mondano sarà breve e fugace a confronto con quello dell’aldilà.

 

Davood Abbasi