Ott 13, 2019 11:42 CET

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Da alcune puntate abbiamo avviato la lettura della 39esima sura del sacro Corano, la sura Az-Zumar (I Gruppi), meccana e dedicata per lo più, come vedremo, a concetti basilari dell’Islam come il Monoteismo e la Resurrezione dopo la morte. Prende nome dai versetti 71 e 73.

 

Ecco i versetti numero 17 e 18 della sura dei Gruppi o Az-Zumar:

«وَالَّذِینَ اجْتَنَبُوا الطَّاغُوتَ أَن یَعْبُدُوهَا وَأَنَابُوا إِلَى اللَّـهِ لَهُمُ الْبُشْرَى فَبَشِّرْ عِبَادِ»،

[Annuncia] la lieta novella a coloro che si separano dagli idoli per non adorarli e si inchinano ad Allah. Annuncia la lieta novella ai Miei servi, (39:17)

 

«الَّذِینَ یَسْتَمِعُونَ الْقَوْلَ فَیَتَّبِعُونَ أَحْسَنَهُ  أُولَـئِکَ الَّذِینَ هَدَاهُمُ اللَّـهُ  وَأُولَـئِکَ هُمْ أُولُو الْأَلْبَابِ»

che ascoltano [attenti] la Parola e obbediscono a quanto di meglio essa contiene. Essi sono coloro che Allah ha guidato, sono i dotati di intelletto. (39:18)

 

In questi versetti il Corano utilizza il metodo dei paragoni per far comprendere la verità a chi lo legge. Nei versetti precedenti si parlava degli associatori che non erano disposti ad accettare la verità, e qui invece si parla dei servi di Dio che sono alla ricerca della verità e che quando la riconoscono la accettano senza esitazione. A loro, spiega il testo sacro, bisogna dare la buona novella della Misericordia divina e del Paradiso.

La condizione della vera fede, è però allontanarsi dall’adorazione di qualsiasi cosa all’infuori del Signore; i contemporanei del profeta dell’Islam adoravano gli idoli di pietra e di legno; se oggi è chiaro che l’adorazione di cose del genere è senza senso, bisogna imparare invece a rinnegare pure l’adorazione delle proprie voglie interiori e delle proprie passioni; bisogna rifiutare pure la sottomissione ai governanti ingiusti. Sottomettersi a qualsiasi ingiustizia perpetrata da un potere terreno, per l’Islam è come mettere in dubbio l’adorazione, che spetta solo a Dio.

Nel secondo versetto che abbiamo ascoltato, si parla poi di un gruppo particolare di persone, che ascoltano attentamente i diversi pareri, e che con l’aiuto della propria mente e della propria ragione, riescono a distinguere e a fare proprie le parti migliori. Queste persone sono assetate di verità e la apprendono dovunque essa sia. Secondo gli esegeti, questi versetti fanno riferimento alle menti illuminate tra i musulmani.

Il vero intellettuale è colui che ascolta qualsiasi parere, anche se contrario, senza escludere a priori che anche esso possa contenere una parte di verità. Secondo il Corano, accettare senza esitazione e senza se e ma la verità e arrendersi dinanzi alla giustizia, è un segno dell’integrità del pensiero e della morale umani.

Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:

Primo – La condizione per essere veramente fedeli, è allontanarsi dal dominio e dalla supremazia dei governatori ingiusti che cercano di sostituire Dio o di presentarsi qualcosa alla pari di Egli.

Secondo – Bisogna fare attenzione ai contenuti delle dichiarazioni altrui e non farsi condizionare dal fatto che a farlo sia questa o quell’altra persona. Bisogna ascoltare tutto per poter individuare ciò che è giusto e più vicino alla verità ed alla giustizia.

Terzo -  Non c’è un contrasto tra i testi sacri trasmessi da Dio ai profeti e la ragione umana; al contrario, questi due strumenti costituiscono il discrimine che l’uomo usa per trovare la via giusta nella sua vita e dirigersi verso la felicità eterna.

Quarto – L’Islam è sostenitore della libertà di pensiero e appoggia la scelta volontaria e libera dello stile di vita, basato sulla ragione ed il pensiero.

 

Ed ora leggiamo i versetti 19 e 20 della sura Az-Zumar:

 

«أَفَمَنْ حَقَّ عَلَیْهِ کَلِمَةُ الْعَذَابِ أَفَأَنتَ تُنقِذُ مَن فِی النَّارِ»،

Ma come? Quello il cui castigo è già deciso... Potrai salvarlo dal Fuoco? (39:19)

 

«لَـکِنِ الَّذِینَ اتَّقَوْا رَبَّهُمْ لَهُمْ غُرَفٌ مِّن فَوْقِهَا غُرَفٌ مَّبْنِیَّةٌ تَجْرِی مِن تَحْتِهَا الْأَنْهَارُ  وَعْدَ اللَّـهِ  لَا یُخْلِفُ اللَّـهُ الْمِیعَادَ»

Coloro che temono il loro Signore [abiteranno agli alti] piani, al di sopra dei quali sono stati costruiti altri piani e sotto di loro scorreranno i ruscelli. Promessa di Allah! Allah non manca alla Sua promessa. (39:20)

 

Visto che il profeta dell’Islam era una persona particolarmente affettuosa ed era vogliosa di guidare tutti i suoi contemporanei e di aiutarli a trovare la via del Paradiso, si addolorava tanto quanto vedeva delle persone che erano in chiara perdizione. Questo versetto del Corano si rivolge proprio al profeta e gli ricorda che lui non è in grado di salvare coloro che si dirigono verso il fuoco dell’inferno per le loro scelte sbagliate. Coloro che hanno interrotto il loro legame con il Signore, non hanno nessuna speranza di salvezza; nemmeno il profeta è in grado di salvarli. Al contrario, ci sono invece le persone fedeli e timorate che nell’altra vita avranno una posizione di rilievo e potranno godere dei doni divini. La loro vita nel paradiso, sarà lontana da qualsiasi tristezza e vivranno in assoluta sicurezza.

Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:

Primo – La missione principale dei profeti, è quella di guidare le persone verso la giustizia e mostrare loro il giusto modo di vivere. Bisogna però ricordarsi che i profeti non possono garantire la salvezza delle persone e questo dipende solo dalle azioni delle persone stesse.

Secondo – Coloro che si sottraggono alla verità con ostinazione, in realtà, si sottraggono alla salvezza ed alla felicità.

Terzo – Se siamo veramente fedeli e credenti, dobbiamo credere alle Sue promesse sul paradiso e sull’inferno, e quindi dobbiamo stare sempre attenti alle nostre azioni.

Ed ora ascoltiamo insieme il versetto 21 della sura Az-Zumar o dei Gruppi:

 

 

«أَلَمْ تَرَ أَنَّ اللَّـهَ أَنزَلَ مِنَ السَّمَاءِ مَاءً فَسَلَکَهُ یَنَابِیعَ فِی الْأَرْضِ ثُمَّ یُخْرِجُ بِهِ زَرْعًا مُّخْتَلِفًا أَلْوَانُهُ ثُمَّ یَهِیجُ فَتَرَاهُ مُصْفَرًّا ثُمَّ یَجْعَلُهُ حُطَامًا  إِنَّ فِی ذَلِکَ لَذِکْرَى لِأُولِی الْأَلْبَابِ»

Non vedi dunque che Allah ha fatto scendere l'acqua dal cielo e poi l'ha guidata, nella terra, verso fonti sgorganti; quindi per suo tramite fa germinare graminacee dai diversi colori che poi appassiscono, e così le vedi ingiallite, e infine ne fa secchi frammenti. Certo questo è un Monito per coloro che hanno intelletto. (39:21)

 

Dopo aver stabilito brevemente un parallelo tra il modo di ragionare di credenti e rinnegatori e soprattutto la loro fine, il Corano torna a parlare di Monoteismo e Resurrezione dopo la morte. Uno dei segni citati è la pioggia, che di fatto è sinonimo di vita sulla terra; tutto il ciclo naturale che porta alla formazione della pioggia, è un qualcosa di fantastico che garantisce il proseguimento della vita sulla Terra ed in assenza di piogge, la vita sul nostro pianeta sarebbe impossibile.

Persino coloro che vivono accanto ai mari ed agli oceani avrebbero avuto problemi, dato che per bere ed irrigare i campi c’è bisogno di acqua dolce.

Oggi possiamo ricavare l’acqua dolce da quella salata, ma ciò comporta un processo talmente caro che non risulta conveniente; il sistema naturale della pioggia, invece, risolve facilmente questo problema; in più la pioggia va a depositarsi nelle falde acquifere e poco alla volta riaffiora sottoforma di sorgenti e pozzi. Riflettere su questo dono semplice e grandioso, può sicuramente aiutare una mente onesta a riconoscere la grandiosità del Creatore.

Dalla riflessione su questo versetto apprendiamo che:

Primo – Uno dei modi per avvicinarsi a Dio, è studiare i fenomeni della natura; il buon fedele non deve dare per scontate le cose che gli stanno attorno e deve cercare di conoscerle e studiarle.

Secondo – Dalla terra e dall’acqua, provengono i fiori e i frutti dai colori diversi, una dimostrazione della potenza divina.

Terzo – È indicativo di saggezza che oltre a conoscere i fenomeni naturali e a studiarli, l’uomo rifletta pure sulla loro creazione e sull’origine del Creato.

Davood Abbasi