Il sentiero della luce
Il sentiero della luce (846)
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.
Da alcune puntate abbiamo avviato la lettura della 39esima sura del sacro Corano, la sura Az-Zumar (I Gruppi), meccana e dedicata per lo più, come vedremo, a concetti basilari dell’Islam come il Monoteismo e la Resurrezione dopo la morte. Prende nome dai versetti 71 e 73.
Ecco i versetti numero 33 e 34 della sura dei Gruppi o Az-Zumar:
«وَالَّذِی جَاءَ بِالصِّدْقِ وَصَدَّقَ بِهِ أُولَـئِکَ هُمُ الْمُتَّقُونَ»،
Chi ha recato la Verità e chi vi si è attenuto: ecco i timorati. (39:33)
«لَهُم مَّا یَشَاءُونَ عِندَ رَبِّهِمْ ذَلِکَ جَزَاءُ الْمُحْسِنِینَ»
Presso il loro Signore, avranno tutto quel che vorranno. Questa è la ricompensa di chi compie il bene. (39:34)
Gli esseri umani, nel giorno del Giudizio, si divideranno in due gruppi: monoteisti e associatori. Degli associatori questa sura o brano ha parlato in precedenza, ed ora parla dei monoteisti. Di coloro che hanno appreso la verità, che l’hanno accettata e che l’hanno rispettata. Sono coloro che hanno la fede nel cuore, e che con le loro azioni ed il loro agire, sono un emblema della religione e dei suoi insegnamenti. Queste persone sono prive di ipocrisia e non mentono. La loro meta finale, spiega il Corano, sarà il Paradiso, dove Dio donerà loro tutto ciò che vorranno: doni morali e spirituali, ma pure materiali. I veri fedeli, oltre al credo, si distinguono per le loro azioni e per il bene che fanno agli altri. Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:
Primo – La sincerità è una condizione della fede in Dio e chi mente, non può ritenersi fedele.
Secondo – Chi diffonde la religione può avere successo solo se è lui il primo ad attuare ciò che insegna alla gente; nel caso contrario, la sua azione, potrebbe anche essere dannosa per la religione.
Terzo – I doni divini in Paradiso non hanno limite e dipendono solo dal volere dei beati.
Quarto – L’essere timorati e compiere il bene sono due concetti che nel Corano vengono riportati insieme; l’essere timorati e non peccare simboleggia l’aspetto individuale della religiosità mentre fare del bene e aiutare il prossimo, è un indice della parte sociale della religiosità.
Ed ora leggiamo il versetto 35 della sura Az-Zumar:
«لِیُکَفِّرَ اللَّـهُ عَنْهُمْ أَسْوَأَ الَّذِی عَمِلُوا وَیَجْزِیَهُمْ أَجْرَهُم بِأَحْسَنِ الَّذِی کَانُوا یَعْمَلُونَ»
Infatti Allah cancellerà le loro azioni peggiori e li compenserà per ciò che di meglio avranno fatto. (39:35)
Una delle richieste fatte dai benefattori a Dio è quella di avere perdonati i loro peccati e di essere giudicati in base alle loro azioni migliori; ciò è quello che il Signore concede a queste persone, perdonando le loro azioni ingiuste.
È bene sapere che il termine coranico Taqwa, o “essere timorati”, non significa essere infallibili. Anche i servi migliori del Signore, in quanto umani, possono sbagliare, peccare e agire in maniera ingiusta; l’importante è che se ne accorgano, lo ammettano e chiedano perdono al Signore, cercando di rimediare.
La Taqwa, o l’essere timorati, è quindi come una sorta di armatura che il fedele indossa dinanzi ai peccati; questa armatura è la sua volontà e quel suo modo di agire che cerca di evitare i peccati.
Quando il fedele cerca di allontanarsi dal peccato, a quel punto gode del perdono divino, quando contro la sua volontà, lo commette. Per Dio, è importante l’intenzione della persona e molte volte l’intenzione è ancora più importante dell’azione stessa, che può anche non realizzarsi per diversi motivi.
Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:
Primo – La cosa più importante dinanzi a Dio è l’intenzione degli uomini. Se loro cercano di allontanarsi dal peccato, questo loro fare viene premiato dal Signore col perdono dei loro peccati e delle loro malefatte.
Secondo – Il perdono dei peccati è la premessa per la ricezione dei doni divini.
Ed ora leggiamo i versetti numero 36 e 37 della sura Az-Zumar:
«أَلَیْسَ اللَّـهُ بِکَافٍ عَبْدَهُ وَیُخَوِّفُونَکَ بِالَّذِینَ مِن دُونِهِ وَمَن یُضْلِلِ اللَّـهُ فَمَا لَهُ مِنْ هَادٍ»،
Non basta forse Allah al Suo servo, quando gli uomini ti minacciano [con le sanzioni] di coloro [che adorano] all'infuori di Allah? E coloro che Allah svia non avranno direzione. (39:36)
«وَمَن یَهْدِ اللَّـهُ فَمَا لَهُ مِن مُّضِلٍّ أَلَیْسَ اللَّـهُ بِعَزِیزٍ ذِی انتِقَامٍ»
Coloro che Allah guida, nessuno li potrà sviare. Allah non è forse eccelso, padrone della vendetta? (39:37)
Riferendosi al profeta dell’Islam, i versetti ricordano che i rinnegatori della fede, invece che dare ascolto alla verità, hanno deciso di minacciare il profeta, ma non sanno che non potranno nuocere a lui, visto che Dio lo protegge. Anche Abramo venne buttato nel fuoco, ma non bruciò, pure Mosè venne minacciato di morte, ma non morì, ed anche contro Gesù ci fu un grande complotto, ma fallì.
Il Corano qui ricorda che troverà la via giusta solo chi seguirà la guida comunicata da Dio in questo testo e che invece gli altri, i rinnegatori e gli associatori, non faranno altro che smarrirsi, andando incontro ad un brutto destino. E qui tra gli aggettivi utilizzati per il Signore, si legge il termine, padrone del castigo o della vendetta, proprio per indicare che coloro che si sono ostinati a non accettare la verità e ignorarla, verranno puniti.
Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:
Primo – Dio provvede a difendere e ad aiutare coloro che sono arresi al volere divino e che rispettano la sua volontà.
Secondo – La persona fedele si affida al Signore dinanzi alle minacce del nemico ed invece di farsi intimidire, resiste senza lasciare che la sua forza di volontà venga intaccata.
Terzo – L’uomo perde la via della felicità, non all’improvviso ma gradualmente, e a seguito di tutta una serie di azioni ingiuste che lo allontanano dalla luce divina.
Davood Abbasi