Dic 11, 2019 05:13 CET

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Da alcune puntate abbiamo avviato la lettura della 39esima sura del sacro Corano, la sura Az-Zumar (I Gruppi), meccana e dedicata per lo più, come vedremo, a concetti basilari dell’Islam come il Monoteismo e la Resurrezione dopo la morte. Prende nome dai versetti 71 e 73.

 

Ecco il versetto numero 42 della sura dei Gruppi o Az-Zumar:

 

 

«اللَّـهُ یَتَوَفَّى الْأَنفُسَ حِینَ مَوْتِهَا وَالَّتِی لَمْ تَمُتْ فِی مَنَامِهَا  فَیُمْسِکُ الَّتِی قَضَى عَلَیْهَا الْمَوْتَ وَیُرْسِلُ الْأُخْرَى إِلَى أَجَلٍ مُّسَمًّى  إِنَّ فِی ذَلِکَ لَآیَاتٍ لِّقَوْمٍ یَتَفَکَّرُونَ»

Allah accoglie le anime al momento della morte e durante il sonno. Trattiene poi quella di cui ha deciso la morte e rinvia l'altra fino ad un termine stabilito. In verità in ciò vi sono segni per coloro che riflettono. (39:42)

 

Dio richiama a se le anime, al momento della morte, e fa’ lo stesso anche con le anime di coloro che dormono. Rimangono presso di Lui, coloro che devono morire, mentre ritornano al proprio corpo, coloro che devono proseguire la loro vita.

Nell’ambito dei discorsi inerenti al Monoteismo, il Corano ribadisce che la vita e la morte delle persone è solo nelle mani di Dio. Bisogna notare che in questo versetto, viene fatta una netta distinzione tra la parte materiale e quella spirituale del nostro essere. A quanto pare, al momento della morte, il legame tra queste due parti s’interrompe; la parte materiale si disintegra mentre lo spirito rimane presso Dio, per tornare poi in un corpo che si riformerà nel Giorno del Giudizio.

La questione sulla quale ci vogliamo soffermare, però, è che ognuno di noi, una volta ogni 24 ore, ha l’esperienza di una sorta di morte, perchè il suo spirito si allontana dal corpo; in altre parole, pare che quando l’uomo dorme, il legame tra corpo e spirito arrivi al minimo della sua essenza, tanto da avvicinarsi tanto alla morte. Molte volte, durante il sonno, si sogna di viaggiare, di incontrare persone, di ridere, di piangere. Ciò testimonia l’assoluta indipendenza dello spirito rispetto al corpo materiale, dato che tutto ciò che si vede in sogno, lo si vede senza il minimo spostamento del corpo.

Il sonno stesso, in questo versetto, è quindi proposto come uno dei segni importanti della potenza divina e della veridicità del messaggio dei profeti, per quanto riguarda la morte, lo spirito e la Resurrezione nell’altra vita.

Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:

Primo – Il corpo e lo spirito sono due realtà indipendenti del nostro essere che si separano nel momento del sonno o della morte. Quando qualcuno muore, il corpo si disintegra, ma il suo spirito rimane vivo in eterno.

Secondo – Il sonno è il fratello della morte. Durante il sonno, l’uomo sperimenta una situazione che è l’anticamera della morte.

Terzo – Il sonno e poi il risveglio dopo di esso, è una condizione che si verifica ogni giorno per tutti gli uomini, e solo le persone saggie riflettono su questo fenomeno cosi importante.

Ed ora passiamo alla lettura dei versetti 43 e 44 della sura Az-Zumar o dei Gruppi:

 

«أَمِ اتَّخَذُوا مِن دُونِ اللَّـهِ شُفَعَاءَ  قُلْ أَوَلَوْ کَانُوا لَا یَمْلِکُونَ شَیْئًا وَلَا یَعْقِلُونَ»،

Si sono presi intercessori all'infuori di Allah? Di': “Anche se non possiedono niente? [Anche se] non comprendono niente?”. (39:43)

 

«قُل لِّلَّـهِ الشَّفَاعَةُ جَمِیعًا  لَّهُ مُلْکُ السَّمَاوَاتِ وَالْأَرْضِ ثُمَّ إِلَیْهِ تُرْجَعُونَ»

Di': “Tutta l'intercessione [appartiene] ad Allah. [Appartiene] a Lui la sovranità dei cieli e della terra. A Lui sarete ricondotti”. (39:44)

 

Tornando alla ripercorrere la storia dell’Islam, ci accorgiamo che la gente del periodo del profeta Mohammad (la pace sia con lui), non rinnegava il Dio di Abramo, che veniva chiamato Allah, ma credeva che fossero partecipi nell’amministrazione del Creato anche altre divinità, di cui venivano costruite le statue. E così dinanzi all’invito del profeta al Monoteismo, i suoi contemporanei si giustificavano dicendo che loro chiedevano agli idoli di intercedere per loro presso il Signore.

Il Corano risponde ricordando che è Dio stesso colui che può stabilire chi può intercedere presso di Lui; secondo le spiegazioni dello stesso profeta, sono i profeti e poi i sacri discendenti del profeta dell’Islam, gli Imam, che possono intercedere per gli uomini presso il Signore, e non certo le statue di legno e di pietra.

Il versetto chiede alle persone a cui si rivolgeva il profeta, di lasciar stare statue senz’anima, incapaci di fare qualsiasi cosa, e di pregare e rivolgersi solo al vero e unico Dio, quello invisibile, che ha Creato i cieli e la terra. Nelle vicende raccontate dal Corano, sui popoli passati, troviamo un caso di intercessione famoso; quando Giuseppe perdonò i suoi fratelli e li accolse, Giacobbe pregò per loro, intercedendo presso Dio e chiedendo il perdono per loro.

Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:

Primo – Il Corano non nega categoricamente il principio dell’intercessione presso Dio, ma spiega che possono intercedere solo i profeti ed i prescelti del Signore, e non le statue degli dèi, come pensava la gente che viveva ai tempi del profeta Mohammad (la pace sia con lui).

Secondo – Colui che intercede tra gli uomini e Dio, deve essere superiore ad una persona normale e non inferiore. Anche un ragionamento logico, ciò a cui invita il Corano, poteva aiutare i contemporanei del profeta a capire che le statue degli dèi, non potevano intercedere per loro.

Terzo – Il sistema del Creato e basato sulle cause e le conseguenze, ma il fatto che un fenomeno possa causarne altri, è solo nelle mani del Signore.

Ed ora leggiamo il versetto 45 della sura dei Gruppi o Az-Zumar:

 

«وَإِذَا ذُکِرَ اللَّـهُ وَحْدَهُ اشْمَأَزَّتْ قُلُوبُ الَّذِینَ لَا یُؤْمِنُونَ بِالْآخِرَةِ  وَإِذَا ذُکِرَ الَّذِینَ مِن دُونِهِ إِذَا هُمْ یَسْتَبْشِرُونَ»

Quando viene menzionato il Nome di Allah l'Unico, si crucciano i cuori di coloro che non credono nell'altra vita; quando invece vengono menzionati quelli [che essi adorano] all'infuori di Lui, ecco che se ne rallegrano. (39:45)

 

Questo versetto parla della cattiva sensazione che avevano gli associatori ed i politeisti, quando veniva pronunciato il nome del Signore, e invece della loro soddisfazione, quando venivano citati i loro dèi. Questa caratteristica esiste ancora oggi tra le persone che non credono, che nella vita si affidano a chiunque, ma non a Dio. Loro si arrendono e si abbassano davanti ai potenti del mondo, ma non sono disposti a sottomettersi al vero ed unico Dio. Per queste persone, il successo dipende da quanto riescono ad avvicinarsi a ricchi e potenti e quanto riescono a diventarlo.

Sul lato opposto ci sono però i fedeli che si rallegrano quando sentono nominare il Signore e sono pronti a impegnarsi, per l’amore che provano nei confronti di Dio.

Dalla nostra breve riflessione su questo versetto possiamo trarre queste conclusioni:

Primo – Uno dei modi per testare la nostra fede, è osservare qual è lo stato d’animo nostro quando si nomina Dio. In altre parole, dobbiamo vedere se a renderci felici è il nome di Dio, o il nome di altre cose.

Secondo – Se riteniamo sbagliate le leggi divine e riteniamo superiori ad esse le leggi umane, a questo punto non siamo veri credenti, anche se preghiamo e pensiamo di esserlo.

 

Davood Abbasi