Il sentiero della luce
Il sentiero della luce (849)
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.
Da alcune puntate abbiamo avviato la lettura della 39esima sura del sacro Corano, la sura Az-Zumar (I Gruppi), meccana e dedicata per lo più, come vedremo, a concetti basilari dell’Islam come il Monoteismo e la Resurrezione dopo la morte. Prende nome dai versetti 71 e 73.
Ecco il versetto numero 46 della sura dei Gruppi o Az-Zumar:
«قُلِ اللَّـهُمَّ فَاطِرَ السَّمَاوَاتِ وَالْأَرْضِ عَالِمَ الْغَیْبِ وَالشَّهَادَةِ أَنتَ تَحْکُمُ بَیْنَ عِبَادِکَ فِی مَا کَانُوا فِیهِ یَخْتَلِفُونَ»
Di': “O Allah, Creatore dei cieli e della terra, conoscitore del visibile e dell'invisibile! Tu giudicherai tra i Tuoi servi su ciò su di cui erano divergenti”.(39:46)
Questo versetto ordina al profeta dell’Islam, Mohammad (la pace sia con lui), di ricordare il Signore come Creatore di tutto ciò che vi è e come Conoscitore di ogni segreto, che nel Giorno del Giudizio, giudicherà tra le genti su ciò sulla quale dibattevano. Ciò perchè considerando i versetti precedenti, si è trattata la questione della divergenza tra credenti e associatori, e la differenze delle loro idee. In questa vita, anche coloro che sono nel torto, argomentano e sostengono le loro tesi errate; alcuni in maniera inconscia, altri pur sapendo di essere nel torto. Nell’altra vita però la verità sarà innegabile e dinanzi agli occhi di tutti, e anche le persone che in questa vita hanno negato l’evidenza per capriccio, saranno costrette ad ammettere ed anzi, saranno le prime ad ammettere di aver sbagliato. A quel punto, però, l’ammissione di colpa sarà inutile. Dalla riflessione su questo versetto apprendiamo che:
Primo – Al contrario di coloro che nella vita si affidano a falsi protettori, è bene affidarsi a Dio, il Creatore dell’Universo.
Secondo – Colui che ha Creato tutto quello che esiste, conosce ogni segreto delle Sue creature.
Terzo – Il giudizio emesso nel Giorno della Resurrezione sugli uomini, da parte del Signore, sarà basato sulla Sua Sapienza, che comprende ciò che appare e ciò che è nascosto degli uomini, in questa vita mondana.
Ed ora passiamo alla lettura dei versetti 47 e 48 dela sura Az-Zumar o dei Gruppi:
«وَلَوْ أَنَّ لِلَّذِینَ ظَلَمُوا مَا فِی الْأَرْضِ جَمِیعًا وَمِثْلَهُ مَعَهُ لَافْتَدَوْا بِهِ مِن سُوءِ الْعَذَابِ یَوْمَ الْقِیَامَةِ وَبَدَا لَهُم مِّنَ اللَّـهِ مَا لَمْ یَکُونُوا یَحْتَسِبُونَ»،
Se gli ingiusti possedessero tutto quel che si trova sulla terra, e altrettanto ancora, nel Giorno del Giudizio non esiterebbero a darlo per riscattarsi dal peggiore dei castighi. Allah mostrerà loro quel che mai si sarebbero aspettati, (39:47)
«وَبَدَا لَهُمْ سَیِّئَاتُ مَا کَسَبُوا وَحَاقَ بِهِم مَّا کَانُوا بِهِ یَسْتَهْزِئُونَ»
e si manifesteranno i mali che avranno commesso e ciò di cui si burlavano li avvolgerà. (39:48)
I malfattori, gli ingiusti, i prepotenti di questo mondo, quando nell’altra vita vedranno ciò che li attende come castigo divino, non crederanno ai propri occhi. I fautori del male, sono coloro che hanno potuto commettere o un male inerente al credo, come quello di aver rinnegato Dio o di avergli associato consimili, o un male inerente alla società, come quello fatto ad un prossimo, ed infine un male culturale. Il male fatto al prossimo può essere perdonato, a patto che chi l’ha commesso si penta, ma il male commesso in ambito culturale, è forse il peggiore, perchè talvolta può deviare intere generazioni e procurare danni ingenti a diverse società.
Il versetto ricorda che quelle punizioni considerate nel Giorno del Giudizio per i peccatori, sono in realtà la materializzazione di quegli stessi peccati, è quindi nulla di più o di meno, ma l’esito esatto delle azioni delle persone malvagie.
I malfattori, in vita, hanno ritenuto delle superstizioni i moniti dei fedeli e dei profeti, e hanno calpestato ogni valore per raccogliere ricchezza. Nel Giorno del Giudizio, però, vedranno che ciò che prendevano in giro, è assoluta verità. Sarebbero disposti a dare qualsiasi cosa, ma la loro ricchezza mondana, non può essergli d’aiuto per salvarsi.
Dalla breve riflessione su questi versetti apprendiamo che:
Primo – Il potere e la ricchezza mondani, sono totalmente inutili nell’altra vita.
Secondo – Le punizioni dei peccatori nell’altra vita, sono una sorta di materializzazione dei loro stessi peccati.
Terzo – Il Giorno della Resurrezione è il Giorno della rivelazione dei segreti, quando i segreti del Paradiso e dell’Inferno vengono mostrati e rivelati alle persone.
Quarto – Dobbiamo stare attenti a non prendere mai in giro le leggi e gli insegnamenti religiosi, perchè ciò potrebbe procurarci un castigo umiliante nell’altra vita.
Ed ora siamo giunti alla lettura dei versetti 49 e 50:
«فَإِذَا مَسَّ الْإِنسَانَ ضُرٌّ دَعَانَا ثُمَّ إِذَا خَوَّلْنَاهُ نِعْمَةً مِّنَّا قَالَ إِنَّمَا أُوتِیتُهُ عَلَى عِلْمٍ بَلْ هِیَ فِتْنَةٌ وَلَـکِنَّ أَکْثَرَهُمْ لَا یَعْلَمُونَ»،
Quando una disgrazia lo colpisce, l'uomo Ci invoca. Poi, quando gli concediamo una grazia, dice: “Questo proviene dalla mia scienza!”. Si tratta invece di una prova, ma la maggior parte di loro non lo sa. (39:49)
«قَدْ قَالَهَا الَّذِینَ مِن قَبْلِهِمْ فَمَا أَغْنَى عَنْهُم مَّا کَانُوا یَکْسِبُونَ»
È quel che dicevano coloro che li precedettero, ma ciò che ottenevano non giovò loro; (39:50)
Questi versetti mettono in rilievo una delle caratteristiche dell’uomo, il fatto che egli è ingrato nei confronti del suo Creatore. La maggiorparte degli uomini, invoca l’aiuto divino quando ha a che fare con dei problemi, ma quando questi si risolvono per volere di Dio, a quel punto dimentica il Signore e crede che la sua condizione favorevole sia suo merito.
Il Corano, ricorda quindi che quanto viene dato agli uomini come dono, è in realtà anche un modo per metterli alla prova e vedere fino a che punto saranno grati nei confronti di Dio e come utilizzeranno i doni ricevuti.
In realtà, la ricchezza mondana, non può nemmeno essere una garanzia per la felicità in questa vita, figuriamoci nell’altra. Tenendo presente tale concetto, le persone, devono sempre tenere a mente che è Dio il vero proprietario di ogni cosa e che affidandosi a Lui, si potrà raggiungere la vera felicità.
Riflettendo su questi versetti apprendiamo che:
Primo – L’uomo riconosce la propria impotenza nei momenti difficili della vita; ciò risveglia nelle persone la loro fede e le induce a invocare Dio.
Secondo – La ricchezza, molte volte, diviene una trappola che fa’ dimenticare Dio alla gente.
Terzo – Le difficoltà e le circostanze che al contrario sono piacevoli e favorevoli, nella vita, sono entrambi dei modi per mettere alla prova noi persone e mostrare la nostra fede nel Signore.
Davood Abbasi