Gen 07, 2020 10:11 CET

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Da alcune puntate abbiamo avviato la lettura della 39esima sura del sacro Corano, la sura Az-Zumar (I Gruppi), meccana e dedicata per lo più, come vedremo, a concetti basilari dell’Islam come il Monoteismo e la Resurrezione dopo la morte. Prende nome dai versetti 71 e 73.

Ecco il versetto numero 51 della sura dei Gruppi o Az-Zumar:

 

«فَأَصَابَهُمْ سَیِّئَاتُ مَا کَسَبُوا وَالَّذِینَ ظَلَمُوا مِنْ هَـؤُلَاءِ سَیُصِیبُهُمْ سَیِّئَاتُ مَا کَسَبُوا وَمَا هُم بِمُعْجِزِینَ»

Li colpì il male che avevano fatto. Quelli di loro che sono stati ingiusti presto saranno colpiti dai mali che avranno commesso e non potranno ridurre [Allah] all'impotenza. (39:51)

 

Questo versetto ricorda che i mali e le disgrazie che colpiscono la gente nel corso della vita, sono esito delle azioni di queste stesse persone; questa sorta di punizione, è un’anteprima di quella che li colpirà pure nell’altra vita.

Dalla riflessione su questo versetto apprendiamo che:

Primo – Proprio come le leggi della fisica che parlano di azione e conseguenza, anche per quanto riguarda le azioni umane, ogni azione ha le sue conseguenze in baso a quanto voluto dal Signore. Una risposta proporzionale al peccato commesso.

Secondo – I doni arrivano dal Signore, ma le disgrazie sono esito delle azioni ingiuste delle persone stesse e delle loro decisioni errate.

Ed ora leggiamo il versetto 52 della sura Az-Zumar:

 

 

«أَوَلَمْ یَعْلَمُوا أَنَّ اللَّـهَ یَبْسُطُ الرِّزْقَ لِمَن یَشَاءُ وَیَقْدِرُ إِنَّ فِی ذَلِکَ لَآیَاتٍ لِّقَوْمٍ یُؤْمِنُونَ»

Non sanno forse che Allah concede a chi vuole e a chi vuole lesina? In ciò vi sono segni per coloro che credono. (39:52)

 

Nei versetti precedenti, avevamo letto approposito di persone che ritenevano proprio merito le soddisfazioni della vita ed invece provenienti da Dio le proprie disgrazie. Nel versetto precedente si ricordava che le disgrazie erano una punizione per i peccati compiuti ed un’anteprima della punizione dell’altra vita, mentre quì si ricorda che è Dio che concede i doni alle persone.

Chiaramente, l’uomo, ha il dovere di prepararsi, di studiare, di impegnarsi, per poter far del proprio meglio, ma alla fine, deve pure capire che è il Signore a nutrire le sue creature e a distribuire come vuole la ricchezza tra i suoi servi.

Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:

Primo – Il nostro dovere è impegnarci a fondo per guadagnarci da vivere; è però Dio a decidere quanta ricchezza riusciremo ad ottenere col nostro impegno.

Secondo – La giustizia divina non implica che tutti abbiano la stessa ricchezza. Dio distribuisce la ricchezza in base agli elementi presenti nell’Universo ed anche nel tribunale finale, chiederà conto ad ogni persona tanto quanto i doni che gli sono stati elargiti.

Ed ora leggiamo il versetto 53 della sura dei Gruppi o Az-Zumar:

 

 

«قُلْ یَا عِبَادِیَ الَّذِینَ أَسْرَفُوا عَلَى أَنفُسِهِمْ لَا تَقْنَطُوا مِن رَّحْمَةِ اللَّـهِ  إِنَّ اللَّـهَ یَغْفِرُ الذُّنُوبَ جَمِیعًا  إِنَّهُ هُوَ الْغَفُورُ الرَّحِیمُ»

Di': “O Miei servi, che avete ecceduto contro voi stessi, non disperate della misericordia di Allah. Allah perdona tutti i peccati. In verità Egli è il Perdonatore, il Misericordioso. (39:53)

 

Si tratta di uno dei versetti più belli del Corano, che fa rivivere la speranza nei cuori. Con un linguaggio pieno di amore ed affetto, Dio si rivolge direttamente ai suoi servi peccatori e ricorda che nessuno deve rassegnarsi perchè si può sempre chiedere perdono ed il Signore perdona tutti i peccati.

L’importante è che l’uomo comprenda di aver sbagliato e sappia prendere coscienza del proprio errore; a quel punto, deve decidere di cambiare corso e tornare alla retta via; in questo caso, il perdono del Signore è sicuro.

Come un padre irritato dalle azioni ingiuste dei figli, Dio si rivolge ai suoi servi peccatori e li invita a non scoraggiarsi e a chiedere il Suo perdono.

Dalla riflessione su questo versetto apprendiamo che:

Primo – La Misericordia divina non ha limiti. Comprende tutti gli esseri umani e non è rivolta solo ai fedeli.

Secondo – Il perdono dei peccati, è conseguenza della Misercordia divina. Per questo non bisogna mai perdere la speranza nel perdono divino.

Terzo – Il peccato è far del male a se stessi ed allontanarsi dal tragitto dell’equilibrio.

Quarto – Chi commette dei peccati, non fa un torto a Dio, ma solo a se stesso.

 

Davood Abbasi