Gen 07, 2020 10:18 CET

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Da alcuni mesi abbiamo avviato la lettura della 39esima sura del sacro Corano, la sura Az-Zumar (I Gruppi), meccana e dedicata per lo più, come vedremo, a concetti basilari dell’Islam come il Monoteismo e la Resurrezione dopo la morte. Prende nome dai versetti 71 e 73.

Ecco i versetti numero 54 e 55 della sura dei Gruppi o Az-Zumar:

 

 

«وَأَنِیبُوا إِلَى رَبِّکُمْ وَأَسْلِمُوا لَهُ مِن قَبْلِ أَن یَأْتِیَکُمُ الْعَذَابُ ثُمَّ لَا تُنصَرُونَ»،

Tornate pentiti al vostro Signore e sottomettetevi a Lui prima che vi colga il castigo, ché allora non sarete soccorsi. (39:54)

 

«وَاتَّبِعُوا أَحْسَنَ مَا أُنزِلَ إِلَیْکُم مِّن رَّبِّکُم مِّن قَبْلِ أَن یَأْتِیَکُمُ الْعَذَابُ بَغْتَةً وَأَنتُمْ لَا تَشْعُرُونَ»

Seguite dunque la meravigliosa rivelazione del vostro Signore prima che, all'improvviso, vi colpisca il castigo mentre non ne avete sentore, (39:55)

 

Questi versetti citano due condizioni per poter ricevere la Misericordia divina; in primis, pentirsi dei propri peccati e rivolgersi al Signore e poi seguire i suoi insegnamenti, comunicati attraverso i profeti nelle sacre scritture.

Nella parte letta, il Corano accende la speranza nella Misericordia e nella Grazia divina, ma mette pure in guardia verso il castigo divino, che colpisce coloro che insistono nei peccati, senza pentirsi.

Il castigo divino non è obbligatoriamente nell’aldilà e può colpire i peccatori anche in questa vita; bisogna però ricordare che il castigo dell’aldilà sarà molto più duro di quello terreno.

Da questi versetti apprendiamo che:

Primo – Il vero segno del pentimento è obbedire alle leggi divine.

Secondo – Non bisogna ritardare la richiesta di perdono, anche perchè non sappiamo quanto potrebbe essere corta la nostra vita.

Terzo – Oltre al pentimento nel proprio cuore, e all’obbedienza a Dio, bisogna anche effettuare buone azioni per cancellare l’effetto negativo dei peccati.

Quarto – Le buone azioni sono tante ma il tempo a disposizione dell’uomo è limitato e per questo, bisogna sempre scegliere l’opzione migliore.

Ed ora ecco il versetto 56 della sura dei Gruppi o Az-Zumar:

 

« أَن تَقُولَ نَفْسٌ یَا حَسْرَتَى عَلَى مَا فَرَّطتُ فِی جَنبِ اللَّـهِ وَإِن کُنتُ لَمِنَ السَّاخِرِینَ»

[prima] che un'anima dica: "Ahimè, quanto sono stata negligente nei confronti di Allah! Certo sono stato fra coloro che schernivano"; (39:56)

 

Una delle più importanti caratteristiche del Giorno del Giudizio, è il rimorso degli uomini per avere perso le loro opportunità in vita; Yaum ol Hasrat, o Giorno del Rimorso, è infatti uno dei nomi di quel giorno.

Quando l’uomo raggiunge la grande spianata dove si tiene il tribunale finale, quando osserva l’esito dei suoi errori, delle sue indifferenze e delle sue azioni ingiuste, urla per il proprio rimorso e viene afflitto da una profonda tristezza. I peccatori, in quel giorno, si pentiranno anche per aver preso in giro i profeti ed i segni della potenza divina, anche perchè questo loro fare è stato proprio l’inizio del loro smarrimento.

In generale, tutti gli uomini, nel Giorno del Giudizio, hanno con se almeno un pò di rimorso e sognano di tornare sulla terra per poter fare meglio, ma a quel punto non ci sarà modo di rimediare. Quelli a provare più rimorso saranno coloro che avevano anche conoscenze sulla religione di Dio, e nonostante ciò non attuavano ciò che sapevano fosse giusto.

Nel Giorno del Giudizio gli uomini capiranno che le azioni preziose sono quelle che hanno fatto con sincerità e per amore di Dio. Molte loro azioni buone, non verranno accettate, perchè commesse con ipocrisia e per mettersi in mostra davanti alla gente. Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:

Primo – Più in questo mondo le persone ignoreranno le buone azioni, più nell’altro proveranno rimorso per non averle fatte.

Secondo – Il Giorno del Giudizio, è il giorno dell’ammissione delle colpe e del rimorso per i propri errori passati.

Terzo – Coloro che in vita prendono in giro il Corano e gli insegnamenti divini, nel Giorno del Giudizio saranno pentiti di questo loro fare, ma il loro pentimento non avrà alcun effetto.

Ed ora leggiamo i versetti 57 e 58 della sura dei Gruppi:

 

«أَوْ تَقُولَ لَوْ أَنَّ اللَّـهَ هَدَانِی لَکُنتُ مِنَ الْمُتَّقِینَ»،

o [prima che] dica: "Se Allah mi avesse guidato sarei stato certamente uno dei timorati", (39:57)

 

«أَوْ تَقُولَ حِینَ تَرَى الْعَذَابَ لَوْ أَنَّ لِی کَرَّةً فَأَکُونَ مِنَ الْمُحْسِنِینَ»

o [ancora] dica vedendo il castigo: "Se solo potessi tornare [sulla terra], sarei uno di coloro che fanno il bene"”. (39:58)

 

Quando le persone che vanno all’inferno vedono la situazione dei benefattori che vanno in paradiso, sognano di essere al loro posto e addirittura danno la colpa della loro iniquità a Dio, dicendo che Dio non li ha guidati verso il bene. Quando poi il peccatore, assaggia il castigo del fuoco, sogna di poter tornare sulla terra per rimediare le sue malefatte. È chiaro però che in quel momento, sarà troppo tardi e nessuno potrà rimediare. In più, Dio ha guidato tutti inviando i profeti e le sacre scritture, e quindi se qualcuno si è smarrito, la colpa è solo sua e non certo del Signore. Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:

Primo – Nel giorno del giudizio, il valore e l’importanza dell’essere timorati si vedrà più che mai. In realtà, ciò che serve nell’altra vita, sono proprio le buone azioni, e non la ricchezza, la notorietà o il potere.

Secondo – Se l’uomo non segue la guida divina, nell’altra vita, avrà di che pentirsi.

Terzo – Nel giorno del Giudizio, i peccatori proveranno rimorso e sogneranno di essere al posto dei benefattori.

Quarto – L’essere timorati e fare buone azioni sono le due chiavi per raggiungere la felicità eterna.

Davood Abbasi