Il sentiero della luce
Il sentiero della luce (861)
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.
Da alcune settimane abbiamo avviato la lettura del quarantesimo brano del Corano. La sura Al-Ghâfir (Il Perdonatore). Questa sura è stata comunicata al nobile profeta dell’Islam negli anni di residenza alla Mecca e comprende 85 versetti. Parla delle questioni basilari del credo islamico, come le altre sure meccane e prende nome dal terzo versetto, dove Dio viene detto “Ghafir”, Il Perdonatore. In essa si parla anche di un noto credente dell’era del Faraone e per questo e’ pure detta “Mumin” o Credente.
Ed ora leggiamo il versetto numero 26 della sura del Perdonatore:
«وَقَالَ فِرْعَوْنُ ذَرُونِی أَقْتُلْ مُوسَى وَلْیَدْعُ رَبَّهُ إِنِّی أَخَافُ أَن یُبَدِّلَ دِینَکُمْ أَوْ أَن یُظْهِرَ فِی الْأَرْضِ الْفَسَادَ»
Disse Faraone: “Lasciatemi uccidere Mosè, che invochi pure il suo Signore. Temo che alteri la vostra religione e che semini corruzione sulla terra”. (40:26)
Dinanzi all’invito a credere in Dio, avanzato da parte di Mosè (la pace sia con lui), accompagnato da miracoli e segni evidenti, il Faraone, che era intrappolato nella superbia e nel suo egoismo, ignorò tutto ciò e consultandosi con la sua corte, propose di uccidere il profeta del Signore.
Il Faraone temeva che Mosè riuscisse a cambiare il credo della gente; ciò è una dimostrazione stessa del fatto che aveva capito che quello era un messaggio veritiero; ciò che però lo preoccupava, era che l’abbandono del politeismo e di quel sistema che lo considerava una divinità, potesse mettere in pericolo la sua sovranità. In altre parole, la religione per lui era solo un mezzo per sottomettere la gente.
Per questo lui si oppose con estrema forza alla religione di Mosè (la pace sia con lui), e per lo stesso motivo ancora oggi, nei quattro angoli della Terra, esiste chi si oppone alla fede in Dio; perchè la vede una liberazione per i popoli ed una minaccia per il proprio potere.
Il Faraone, sperando di riuscire, decise quindi di arrestare Mosè e di sfidarlo e di dirgli di farsi salvare dal suo Dio. La maggiorparte dei cortigiani del Faraone, però, non era in accordo con questo metodo e sapeva che considerando l’importante ruolo di Mosè tra i figli di Israele, il suo assassinio avrebbe suscitato una forte reazione. Dalla riflessione su questo versetto apprendiamo che:
Primo – I dittatori ed i governanti del male non hanno un ragionamento, e il loro metodo è quello di uccidere ed eliminare fisicamente i leaders giusti.
Secondo – Visto che i dittatori ritengono la salvaguardia della situazione esistente l’ideale per i propri interessi, ritengono una minaccia e una forma di corruzione, ogni sorta di riforma nella società. Per questo, per loro, i grandi riformisti religiosi e sociali, sono una minaccia per l’equilibrio della società.
Terzo – Nei sistemi dittatoriali, la sicurezza e la tranquillità esistente è esito della repressione poliziesca, non di una vera libertà e serenità.
Ed ora leggiamo il versetto 27 della sura Al Ghafir:
«وَقَالَ مُوسَى إِنِّی عُذْتُ بِرَبِّی وَرَبِّکُم مِّن کُلِّ مُتَکَبِّرٍ لَّا یُؤْمِنُ بِیَوْمِ الْحِسَابِ»
Disse Mosè: “Mi rifugio nel mio e vostro Signore contro ogni arrogante che non crede nel Giorno del Rendiconto”. (40:27)
Dinanzi alla minaccia di morte rivolta dal Faraone a Mosè, quest’ultimo mantenne totalmente la calma e senza paura, dichiarò che il suo rifugio dinanzi alla forza bruta del Faraone era il Signore e ricordò che senza il suo volere, nessuno avrebbe potuto fare nulla.
Già una volta, Mosè aveva rischiato la morte quando era nella culla; ma anche in quel caso, era stato Dio a difenderlo; aveva indicato alla madre di metterlo in una cassa di legno e di affidarlo alle acque del Nilo. Mosè dichiarò quindi di essere pronto anche alla morte, a patto che sia la volontà del Signore.
Dalla riflessione su questo versetto apprendiamo che:
Primo – Non bisogna mai temere la minaccia del nemico. La nostra vita è solo nelle mani di Dio e la sua forza è al di sopra di ogni altra forza.
Secondo – La superbia è la caratteristica di persone simili al Faraone, anche se non hanno il suo potere.
Terzo – La superbia allontana dalla verità e dalla fede in Dio e nel Giorno del Giudizio.
Ed ora leggiamo il versetto 28 della sura Al Ghafir o del Perdonatore:
«وَقَالَ رَجُلٌ مُّؤْمِنٌ مِّنْ آلِ فِرْعَوْنَ یَکْتُمُ إِیمَانَهُ أَتَقْتُلُونَ رَجُلًا أَن یَقُولَ رَبِّیَ اللَّـهُ وَقَدْ جَاءَکُم بِالْبَیِّنَاتِ مِن رَّبِّکُمْ وَإِن یَکُ کَاذِبًا فَعَلَیْهِ کَذِبُهُ وَإِن یَکُ صَادِقًا یُصِبْکُم بَعْضُ الَّذِی یَعِدُکُمْ إِنَّ اللَّـهَ لَا یَهْدِی مَنْ هُوَ مُسْرِفٌ کَذَّابٌ»
Un credente che apparteneva alla famiglia di Faraone e che celava la sua fede, disse: “Uccidereste un uomo [solo] perché ha detto: "Allah è il mio Signore" e [nonostante sia] giunto a voi con prove provenienti dal vostro Signore? Se mente, la sua menzogna [ricadrà] su di lui; se invece è sincero, subirete parte di ciò di cui vi minaccia. Allah non guida chi è iniquo e bugiardo. (40:28)
Uno dei cortigiani o notabili del Faraone, aveva accettato la fede in Dio, ma celava il suo credo per poter aiutare Mosè nei momenti difficili. Ma quando si accorse che Faraone era intenzionato ad uccidere Mosè, si fece avanti e cercò di persuaderlo a rinunciare.
Lui fece questo ragionamento col Faraone: Mosè dice che il Dio che ha creato, amministra pure l’Universo e che lo inviato come messaggero per la guida della gente, mostrando anche dei miracoli.
Il credente della corte del Faraone, prosegue poi così il suo ragionamento. Se Mosè mentre, prima o poi si ritroverà smascherato e la gente capirà che non dice la verità. Se invece dice la verità, l’azione contro di lui potrebbe costare cara. Per questo, disse questa persona, l’azione contro di lui era controproducente in ogni caso.
Abbiamo detto all’inizio che una dei nomi di questa sura, oltre al Perdonatore, è proprio Mumin o Credente, e fa riferimento proprio a questo “credente” che faceva parte dei cortigiani del Faraone.
Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:
Primo – Mosè si rifugiò in Dio dinanzi alle minacce di morte del Faraone e Dio, lo salvò proprio attraverso uno dei cortigiani del Faraone.
Secondo – Alcune volte, celare la propria fede, non è un peccato ma un dovere, per poter salvaguardare la propria vita e poter svolgere azioni importanti sulla via del Signore.
Terzo – Nei dibattiti con gli oppositori della religione, non dobbiamo parlare con inutile presunzione. Dobbiamo usare il modo di ragione del credente che era cortigiano del Faraone; se ciò che dice la religione è menzogna, bene, l’esito della menzogna colpirà chi l’ha detta, ma se la religione è verità, è come minimo prudente ascoltare ciò che consiglia.
Davood Abbasi