May 06, 2020 10:37 CET

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Da alcune settimane abbiamo avviato la lettura del quarantesimo brano del Corano. La sura Al-Ghâfir (Il Perdonatore). Questa sura è stata comunicata al nobile profeta dell’Islam negli anni di residenza alla Mecca e comprende 85 versetti. Parla delle questioni basilari del credo islamico, come le altre sure meccane e prende nome dal terzo versetto, dove Dio viene detto “Ghafir”, Il Perdonatore. In essa si parla anche di un noto credente dell’era del Faraone e per questo e’ pure detta “Mumin” o Credente.

 

Ed ora leggiamo il versetto numero 34 della sura del Perdonatore:

 

   

«وَلَقَدْ جَاءَکُمْ یُوسُفُ مِن قَبْلُ بِالْبَیِّنَاتِ فَمَا زِلْتُمْ فِی شَکٍّ مِّمَّا جَاءَکُم بِهِ حَتَّى إِذَا هَلَکَ قُلْتُمْ لَن یَبْعَثَ اللَّـهُ مِن بَعْدِهِ رَسُولًا  کَذَلِکَ یُضِلُّ اللَّـهُ مَنْ هُوَ مُسْرِفٌ مُّرْتَابٌ»

Già in precedenza Giuseppe vi recò prove evidenti, ma non smetteste di dubitare di quello che vi aveva portato. Quando poi morì diceste: "Dopo di lui Allah non susciterà un altro inviato". Allah allontana così l'iniquo e il dubbioso. (40:34)

 

In questa parte della sura del Perdonatore, sono riportate le parole di uno dei cortigiani del Faraone che era credente, ma che aveva nascosto la sua fede. Quando il Faraone dichiarò di voler uccidere Mosè, questa persona lo mise in guardio verso tale azione. Anche il versetto appena letto, è parte delle sue dichiarazioni rivolte al Faraone. Egli ricorda al Faraone d’Egitto la storia di Giuseppe, che visse proprio in Egitto e che non deve avere avuto tanta distanza di tempo dal Faraone del periodo di Mosè e quindi la sua vita era nota a quel tempo. Il credente dei cortigiani di Mosè, ricorda come anche Giuseppe era stato rinnegato nonostante i numerosi segni della sua profezia. Egli ricorda inoltre che persino dopo la morte di Giuseppe (la pace sia con lui), coloro che si erano opposti a lui pensavano che nessun profeta sarebbe mai più arrivato. In realtà, la voglia dell’uomo di esaudire le sue voglie basse lo spinge a sottrarsi alla guida divina. Nel versetto si parla del dubbio sulla religione, ma non del normale dubbio che è sempre parte di un comportamento ragionevole e assennato, ma l’insistenza nell’essere dubbiosi quando qualcosa è abbastanza chiaro e palese. Questo tipo di dubbio esagerato, impedisce la crescita dell’uomo. Dalla riflessione su questo versetto apprendiamo che:

Primo – I comportamenti, i pensieri e le propensioni dei popoli passati hanno avuto la loro influenza sul modo di essere delle generazioni seguenti. Il credente del popolo del Faraone, che vide l’ostilità nei confronti di Mosè, ricordò come tale comportamento era stato riservato anche a Giuseppe.

Secondo – Il dubbio è utile perchè spinge a pensare e riflettere ma oltre un certo limite, diventa un ostacolo alla crescita ed allo sviluppo dell’uomo.

Terzo – La perdizione, in questa e nell’altra vita, è la punizione per coloro che per via delle loro voglie basse, rinnegano i ragionamenti e i miracoli chiari dei profeti e si oppongono alla loro parola.

Ed ora leggiamo il versetto numero 35 della sura Ghafir o del Perdonatore:

 

 

«الَّذِینَ یُجَادِلُونَ فِی آیَاتِ اللَّـهِ بِغَیْرِ سُلْطَانٍ أَتَاهُمْ کَبُرَ مَقْتًا عِندَ اللَّـهِ وَعِندَ الَّذِینَ آمَنُوا  کَذَلِکَ یَطْبَعُ اللَّـهُ عَلَى کُلِّ قَلْبِ مُتَکَبِّرٍ جَبَّارٍ»

Coloro che polemizzano sui segni di Allah, senza aver ricevuto nessuna autorità [per farlo], suscitano l'avversione di Allah e dei credenti. In tal modo Allah pone un suggello sul cuore di ogni orgoglioso tiranno”. (40:35)

 

 

Qui si ricorda che alcune persone sono solo propense alla polemica in se e per se, e non sono alla ricerca della verità. Per questo, dinanzi a qualsiasi nozione, senza pensare e senza riflettere, cercano un modo per contestarla. Queste persone si mostrano ragionevoli ma in realtà, sono solo persone ostinate che vogliono polemizzare e mettere in dubbio ogni cosa. Negare le realtà inerenti a Dio ed alla religione, ha effetti dannosi, soprattutto la perdizione della persona che polemizza, che proprio per il suo fare, perde la capacità di distinguere il bene dal male. Dalla riflessione su questo versetto apprendiamo che:

Primo – Discutere è uno dei metodi che viene utilizzato anche nella scienza, ma è utile solo se le persone sono veramente alla ricerca della verità. Se esse cercano solo di polemizzare e opporsi a ciò che gli altri dicono, il dialogo e la discussione non porta a nessun risultato.

Secondo – I fedeli non devono essere polemici e irrazionali; devono esprimersi in modo da far capire che sono sempre pronti ad accettare la verità e la ragione.

Ed ora leggiamo i versetti 36 e 37 della sura Ghafir o del Perdonatore:

 

 

«وَقَالَ فِرْعَوْنُ یَا هَامَانُ ابْنِ لِی صَرْحًا لَّعَلِّی أَبْلُغُ الْأَسْبَابَ»،

Disse Faraone: “O Hâmân, costruiscimi una torre: forse potrò raggiungere le vie, (40:36)

 

 

«أَسْبَابَ السَّمَاوَاتِ فَأَطَّلِعَ إِلَى إِلَـهِ مُوسَى وَإِنِّی لَأَظُنُّهُ کَاذِبًا  وَکَذَلِکَ زُیِّنَ لِفِرْعَوْنَ سُوءُ عَمَلِهِ وَصُدَّ عَنِ السَّبِیلِ وَمَا کَیْدُ فِرْعَوْنَ إِلَّا فِی تَبَابٍ»

le vie dei cieli, e ascenderò al Dio di Mosè, nonostante lo ritenga un bugiardo”. Così la peggior azione di Faraone fu resa bella ai suoi occhi. Fu sviato dalla [retta] via. L'astuzia di Faraone non fu destinata che al fallimento. (40:37)

 

Le parole decise di quel cortigiano fedele del Faraone, alla fine ebbero esito positivo e così il Faraone rinunciò all’assassinio di Mosè; nonostante ciò, il Faraone non rinunciò alla sua superbia e ordinò ad un suo ministro la costruzione di un’alta torre per poter incontrare, nei cieli, il Dio di Mosè. È chiaro che questa sua azione era una manovra propagandistica per poi dire alla gente che non aveva visto il Dio di Mosè, persino dall’alto. Ma il punto era che Mosè, di sicuro, non aveva indicato Dio come un essere che vivesse nei cieli o che fosse visibile, e l’azione del Faraone, era solo uno sforzo per ottenere il favore e l’appoggio dell’opinione pubblica. Secondo il Corano, la radice principale della perdizione del Faraone era la sua superbia infinita, che lo portò a ignorare persino il messaggio divino.

Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:

Primo – Le persone che non riescono ad essere razionali, cercano di cambiare le equazioni di potere a proprio favore con azioni clamorose e improvvise.

Secondo – Le dimostrazioni di potenza sono una delle tecniche usate dai sovrani del male per intimorire e intimidire la gente.

Terzo – La superbia è un qualcosa che rende belle agli occhi dell’uomo le sue azioni brutte.

Quarto – I sovrani del male si oppongono sempre ai fedeli ma se questi sono forti e resistenti, la vittoria finale spetterà sicuramente a loro.

Davood Abbasi