May 06, 2020 10:40 CET

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Da alcune settimane abbiamo avviato la lettura del quarantesimo brano del Corano. La sura Al-Ghâfir (Il Perdonatore). Questa sura è stata comunicata al nobile profeta dell’Islam negli anni di residenza alla Mecca e comprende 85 versetti. Parla delle questioni basilari del credo islamico, come le altre sure meccane e prende nome dal terzo versetto, dove Dio viene detto “Ghafir”, Il Perdonatore. In essa si parla anche di un noto credente dell’era del Faraone e per questo e’ pure detta “Mumin” o Credente.

 

Ed ora leggiamo i versetti numero 38,39 e 40 della sura del Perdonatore:

 

«وَقَالَ الَّذِی آمَنَ یَا قَوْمِ اتَّبِعُونِ أَهْدِکُمْ سَبِیلَ الرَّشَادِ»، ،

E colui che credeva disse: “O popol mio, seguitemi e vi condurrò sulla retta via. (40:38)

 

«یَا قَوْمِ إِنَّمَا هَـذِهِ الْحَیَاةُ الدُّنْیَا مَتَاعٌ وَإِنَّ الْآخِرَةَ هِیَ دَارُ الْقَرَارِ»

O popol mio, questa vita è solo godimento effimero, mentre in verità l'altra vita è la stabile dimora. (40:39)

 

«مَنْ عَمِلَ سَیِّئَةً فَلَا یُجْزَى إِلَّا مِثْلَهَا  وَمَنْ عَمِلَ صَالِحًا مِّن ذَکَرٍ أَوْ أُنثَى وَهُوَ مُؤْمِنٌ فَأُولَـئِکَ یَدْخُلُونَ الْجَنَّةَ یُرْزَقُونَ فِیهَا بِغَیْرِ حِسَابٍ»

Chi farà un male, subirà una sanzione corrispondente, mentre chi fa il bene, essendo credente, maschio o femmina, sarà fra coloro che entreranno nel Giardino in cui riceveranno di ogni cosa a profusione. (40:40)

 

Queste sono ancora una volta le parole del cortigiano del Faraone d’Egitto che ai tempi di Mosè aveva accettato la fede diventando credente. Egli si oppose all’idea di assassinare Mosè, proposta dal Faraone, e riuscì a convincerlo a rinunciare. Il Faraone, però, come azione propagandistica, ordinò la costruzione di una torre molto elevata per salirvi e dire alla gente che in cielo, al contrario di quanto diceva Mosè, non c’era nessun Dio.

Il credente della corte di Mosè, però, si rivolse alla gente per metterla in guardia dinanzi a questa azione ingannevole. Questo personaggio, spiegò alla gente che la retta via, nella vita, passa attraverso la coscienza del fatto che la vita è breve e limitata e che dopo di questa, ve ne è un’altra eterna e più importante.

Il credente della corte di Mosè, ricorda inoltre che le buone azioni motivate dalla fede, sono il vero patrimonio delle persone, visto che verranno premiate nell’altra vita e che in questo non vi è alcuna differenza tra uomini e donne.

Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:

Primo – Le persone credenti pensano sempre al bene del prossimo e cercano di aiutarle nella ricerca della felicità.

Secondo – Il mondo è instabile ma il mondo dove entreremo dopo la morte è stabile ed eterno. Pertanto la ragione impone di fare seriamente attenzione pure all’altro mondo e non solo a questo.

Terzo – La crescita spirituale non dipende dal sesso e l’uomo e la donna sono uguali dinanzi a Dio e possono raggiungere il massimo dello sviluppo morale.

Quarto – Una fede che non sia seguita dalle buone azioni è inutile ed allo stesso tempo lo è anche una buona azione che alla sua origine non abbia la fede.

Ed ora leggiamo i versetti 41 e 42 della sura Al Ghafir o del Perdonatore:

 

«وَیَا قَوْمِ مَا لِی أَدْعُوکُمْ إِلَى النَّجَاةِ وَتَدْعُونَنِی إِلَى النَّارِ»،

O popol mio, perché vi chiamo alla salvezza mentre voi mi chiamate al Fuoco? (40:41)

 

«تَدْعُونَنِی لِأَکْفُرَ بِاللَّـهِ وَأُشْرِکَ بِهِ مَا لَیْسَ لِی بِهِ عِلْمٌ وَأَنَا أَدْعُوکُمْ إِلَى الْعَزِیزِ الْغَفَّارِ»

Mi esortate a non credere in Allah e ad attribuirGli consoci di cui non ho conoscenza alcuna, mentre io vi chiamo all'Eccelso, al Perdonatore. (40:42)

 

Da qui in poi, il credente dei cortigiani del Faraone smise di celare la sua fede e decise di esprimere apertamente la sua posizione.

Dinanzi agli altri notabili della corte del Faraone, che gli suggerivano di fare silenzio, rispose con coraggio, e ricordò loro di aver perso la retta via e di essere caduti nell’errore di associare a Dio il Faraone, un essere umano come tutti gli altri. Questo personaggio credente si rivolse loro sottolineando il fatto che loro associavano altre divinità all’unico Dio, senza alcun ragionamento ed alcuna prova, e solo in base alle loro fantasie.

In altre parole, questa persona credente ricordava ai suoi contemporanei di aver abbandonato ciò che è sicuro, la presenza dell’unico Dio, a favore di un qualcosa di ipotetico e non provato, la presenza di altre divinità.

Usando una metafora, il credente definisce quindi il politeismo una via buia, mentre ricorda alla sua gente che ciò a cui li invita lui, il Monoteismo, è una via illuminata che conduce alla felicità.

Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:

Primo – Nella guida delle persone verso la verità, i fedeli non devono temere il loro numero eventualmente esiguo, ma devono usare la ragione per convinvere le persone smarrite.

Secondo – La salvezza degli uomini dipende dalla loro fede in Dio e dalle loro opere di bene; credere in dei pari del Signore, procura all’uomo disavventura e disgrazia in questa e nell’altra vita.

Terzo – Gli associatori non hanno alcun ragionamento e nessuna dimostrazione logica per il loro fare; basano tutto il loro credo su superstizioni e fantasie.

Quarto – La grazia divina viene profusa a tutti, senza distinzione.

Davood Abbasi