Il sentiero della luce
Il sentiero della luce (865)
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.
Da alcune settimane abbiamo avviato la lettura del quarantesimo brano del Corano. La sura Al-Ghâfir (Il Perdonatore). Questa sura è stata comunicata al nobile profeta dell’Islam negli anni di residenza alla Mecca e comprende 85 versetti. Parla delle questioni basilari del credo islamico, come le altre sure meccane e prende nome dal terzo versetto, dove Dio viene detto “Ghafir”, Il Perdonatore. In essa si parla anche di un noto credente dell’era del Faraone e per questo e’ pure detta “Mumin” o Credente.
Ed ora leggiamo i versetti numero 43 e 44 della sura del Perdonatore:
«لَا جَرَمَ أَنَّمَا تَدْعُونَنِی إِلَیْهِ لَیْسَ لَهُ دَعْوَةٌ فِی الدُّنْیَا وَلَا فِی الْآخِرَةِ وَأَنَّ مَرَدَّنَا إِلَى اللَّـهِ وَأَنَّ الْمُسْرِفِینَ هُمْ أَصْحَابُ النَّارِ»،
Non c'è dubbio che mi chiamate a chi non può essere invocato né in questa vita, né nell'altra. Il nostro ritorno è verso Allah, e gli iniqui sono loro i compagni del Fuoco. (40:43)
« فَسَتَذْکُرُونَ مَا أَقُولُ لَکُمْ وَأُفَوِّضُ أَمْرِی إِلَى اللَّـهِ إِنَّ اللَّـهَ بَصِیرٌ بِالْعِبَادِ»
[Ben presto] vi ricorderete di quel che vi dico. Io rimetto ad Allah la mia sorte. In verità Allah osserva bene i Suoi servi”. (40:44)
Come abbiamo appreso dai versetti precedenti, uno dei cortigiani del Faraone, che aveva accettato la fede nel Signore e che l'aveva celata, una volta davanti alla gente, mise da parte le consuete precauzioni e le invitò apertamente a credere in Dio e a non associargli inutili e inesistenti divinità, esito della superstizione umana.
Nei due versetti letti poco fa, apprendiamo il seguito delle sue parole rivolte alla gente. Lui spiega che adorare gli dèi raffigurati sottoforma di statue che non hanno alcun potere e che non sentono, è inutile sia per questa che per l'altra vita, mentre il vero ritorno sarà verso l'unico Dio. Chi ha adorato altre divinità invece di Lui, si è smarrito, e per questo nell'altra vita, troverà il fuoco ad aspettarlo.
Al termine delle sue spiegazioni, il personaggio credente che apparteneva alla cerchia dei fedelissimi del Faraone, che ora però è uscito allo scoperto rivelando la sua fede, dice di non temere nulla e di rifugiarsi solo in Dio. L'uomo ricorda alla gente che presto, e cioè quando si presenteranno dinanzi al tribunale divino, comprenderanno la veridicità delle sue affermazioni, ma in quel momento, sarà ormai troppo tardi per pentirsi e rimediare. E fu cosi che il credente della cerchia del Faraone, divulgò così la sua fede alla gente, senza temere e prese le distanze dagli associatori, col suo puro monoteismo. Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:
Primo – Bisogna sempre usare la ragione e la logica per poter trasmettere al prossimo il fatto che credere in qualsiasi cosa tranne l'unico Dio è totalmente inaccettabile.
Secondo – Secondo l'Islam, non solo è sconsigliato sciupare la ricchezza mondana, ma è pure peccato rovinare e sciupare i talenti e le capacità donateci da Dio. Per questo la scelta di una via giusta nella vita assume importanza fondamentale.
Terzo – Dopo aver fatto il nostro dovere, non dobbiamo mai temere le minacce e le intimidazioni ed affidarci a Dio, dato che la sua potenza è al di sopra di tutti, ed Egli ha promesso di proteggere coloro che si battono per la sua causa.
Quarto – Dobbiamo sempre affidarci a Dio nei momenti più importanti.
Ed ora leggiamo i versetti 45 e 46 della sura Al Ghafir o del Perdonatore:
«فَوَقَاهُ اللَّـهُ سَیِّئَاتِ مَا مَکَرُوا وَحَاقَ بِآلِ فِرْعَوْنَ سُوءُ الْعَذَابِ»،
Allah lo protesse dai mali che tramavano [contro di lui] e il peggiore dei castighi avvolse la gente di Faraone: (40:45)
«النَّارُ یُعْرَضُونَ عَلَیْهَا غُدُوًّا وَعَشِیًّا وَیَوْمَ تَقُومُ السَّاعَةُ أَدْخِلُوا آلَ فِرْعَوْنَ أَشَدَّ الْعَذَابِ»
vengono esposti al Fuoco, al mattino e alla sera. Il Giorno in cui sorgerà l'Ora, [sarà detto]: “Introducete la gente di Faraone nel più severo dei castighi!”. (40:46)
Il credente della corte del Faraone, dopo aver rivelato la sua fede e dinanzi alle minacce degli altri, si rifugiò in Dio e il Corano rivela che venne salvato dagli intrighi dei nemici. Il Faraone ed il suo seguito, invece, vennero puniti nel peggiore dei modi; infatti, in base agli altri versetti del Corano, Mosè e la sua gente attraversarono il Nilo ma il Faraone ed i suoi soldati annegarono nelle acque del grande fiume. Il Corano spiega che fino al giorno del Giudizio, verranno torturati nel peggiore dei modi dal fuoco, mentre un'altra punizione inizierà per loro proprio dal Giorno del Giudizio. Lo spazio di tempo tra la morte e l'arrivo del Giudizio, è l'anteprima del Paradiso per i buoni e l'anteprima dell'Inferno per i peccatori.
Dalla breve riflessione su questi versetti apprendiamo che:
Primo – Se ci affidiamo a Dio, Egli ci protegge anche in mezzo ad un mare di nemici.
Secondo – Se ci affidiamo al Signore, non solo ci protegge, ma distrugge anche i nostri nemici.
Terzo – La punizione dei malfattori, inizia da subito dopo la loro morte e diviene completa nel giorno del Giudizio, quando raggiunge il massimo della sua intensità.
Ed ora leggiamo il versetto 47 della sura Al Ghafir o del Perdonatore:
«وَإِذْ یَتَحَاجُّونَ فِی النَّارِ فَیَقُولُ الضُّعَفَاءُ لِلَّذِینَ اسْتَکْبَرُوا إِنَّا کُنَّا لَکُمْ تَبَعًا فَهَلْ أَنتُم مُّغْنُونَ عَنَّا نَصِیبًا مِّنَ النَّارِ»
E quando [i dannati] disputeranno tra loro nel Fuoco, diranno i deboli a coloro che erano superbi: “Noi vi seguivamo, potreste darci un po' di riparo da [questo] Fuoco?”. (40:47)
Dopo aver parlato della dura punizione riservata al Faraone ed ai suoi seguaci, il Corano rivela parte dei dialoghi che i dannati si scambiano nell'altra vita. Ognuno dei dannati cerca di incolpare gli altri della sua disgrazia, mentre Dio giudica in base alla giustizia e nessuno viene punito senza essere colpevole.
Coloro che sono capitati all'inferno per aver seguito la via dei sovrani del male in questo mondo, nell'aldilà chiederanno loro di aiutarli, ma i sovrani del male saranno impotenti e non potranno far nulla nemmeno per se stessi. Dalla riflessione su questo versetto apprendiamo che:
Primo – Se le amicizie e gli affetti mondani sono basati sulla negazione della giustizia e della verità, nell'aldilà si trasformeranno in ostilità e odio.
Secondo – I problemi e le mancanze di questo mondo, non sono una giustificazione per affidarsi al sovrani del male e seguire la loro via.
Terzo – Schierarsi dalla parte del torto procura disgrazie all'uomo. Per questo dobbiamo sempre stare attenti nelle nostre prese di posizione.
Quarto – I malfattori, all'Inferno, si conoscono tra di loro e non avendo alcun rifugio, sperano ancora che peccatori come loro, possano aiutarli.
Davood Abbasi