May 09, 2020 09:30 CET

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Da alcuni mesi abbiamo avviato la lettura del quarantesimo brano del Corano. La sura Al-Ghâfir (Il Perdonatore). Questa sura è stata comunicata al nobile profeta dell’Islam negli anni di residenza alla Mecca e comprende 85 versetti. Parla delle questioni basilari del credo islamico, come le altre sure meccane e prende nome dal terzo versetto, dove Dio viene detto “Ghafir”, Il Perdonatore. In essa si parla anche di un noto credente dell’era del Faraone e per questo e’ pure detta “Mumin” o Credente.

Ed ora leggiamo i versetti numero 53 e 54 della sura di Ghafir o del Perdonatore:

 

«وَ لَقَدْ آتَیْنا مُوسَى الْهُدى‏ وَ أَوْرَثْنا  بَنِی إِسْرائِیلَ الْکِتابَ»،

Già demmo la guida a Mosè e facemmo dei Figli di Israele gli eredi della Scrittura, (40:53)

 

«هُدىً وَ ذِکْرى‏ لِأُولِی الْأَلْبابِ»

come direzione e monito per coloro che hanno intelletto. (40:54)

 

 

Dopo aver parlato della promessa divina per l'aiuto ai profeti ed ai credenti, questi versetti ricordano come una di queste promesse si avverò nel caso di Mosè e del suo popolo.

Dai due versetti si evince soprattutto che le Sacre Scritture, sono motivo di guida e un ricordo di Dio per le persone ragionevoli e dotate di intelletto. Le Sacre Scritture, però, non portano alcun vantaggio a quelle persone, che per via della loro stessa ostinazione nell'ignorare la realtà, non fanno uso di questi testi. Le persone che seguono la volontà divina sono coloro che preferiscono che la loro vita sia regolata dal pensiero e non dalle loro voglie basse; porre la propria vita e regolarla solo per un maggiore guadagno, un maggiore godimento e piacere fisico, un maggiore consumo, ed insomma un maggiore beneficio dei doni materiali, non può garantire la nostra felicità in questo e nell'altro mondo.

Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:

Primo – Tutti noi uomini abbiamo bisogno dei profeti e della guida divina. I profeti ricevono direttamente dal Signore le indicazioni mentre le persone normali apprendono la volontà divina in maniera indiretta e tramite i messaggeri del Signore.

Secondo – L'eredità lasciata dai profeti non erano i palazzi, l'oro e i giardini, ma le Sacre Scritture che servivano a guidare la gente sulla retta via.

Terzo – L'uomo ha bisogno del ricordo di Dio e senza un perenne ricordo, si rischia di dimenticare la fede e gli insegnamenti divini.

Quarto – La ragione e la rivelazione divina vanno nella stessa direzione e la negazione di Dio non è conforme all'intelletto ed alla logica.

Ed ora leggiamo il versetto numero 55:

 

«فَاصْبِرْ إِنَّ وَعْدَ اللَّهِ حَقٌّ وَ اسْتَغْفِرْ لِذَنْبِکَ وَ سَبِّحْ بِحَمْدِ رَبِّکَ بِالْعَشِیِّ وَ الْإِبْکارِ»

Sii paziente, ché la promessa di Allah è verità. Chiedi perdono per il tuo peccato e glorifica e loda il tuo Signore alla sera e al mattino. (40:55)

 

 

Secondo gli interpreti, qui il riferimento è diretto al profeta dell'Islam. A lui si dice di prendere atto del fatto che la promessa di aiuto divina si è realizzata nei confronti dei profeti precedenti come Mosè, e che pure lui verrà aiutato, a patto che sia paziente e che prosegua la sua opera di divulgazione del messaggio divino, senza farsi intimidire dalle minacce dei rinnegatori e degli associatori.

In generale, nella nostra vita di tutti i giorni, la fede nell'aiuto divino ci può dare una forza aggiunta per poter agire e agire bene e in maniera corretta, senza lasciarci tentare dalla possibilità di agire male.

Il versetto però riconosce che alle volte l'uomo può anche sbagliare ed allora, la soluzione non è certo quella di allontanarsi da Dio ma tornare subito indietro chiedendo perdono per il proprio peccato.

Il versetto ci segnala l'importanza spirituale di due momenti; l'inizio e la fine del giorno, che accompagnati dal ricordo di Dio, possono favorire lo sviluppo di virtù morali nel nostro essere.

Visto che avevamo detto che il versetto è rivolto al profeta dell'Islam, in una prima chiave di lettura, qualcuno potrebbe chiedersi se ciò significhi che il profeta ha commesso peccati. I profeti, in base anche ad altri versetti del Corano, erano infallibili ma potevano commettere non peccati ma dei Tark-e-Ulà, cioè non fare la cosa migliore. Molte volte, quando si scoraggiavano o si rattristavano per la difficoltà del loro compito di messaggeri, allora dovevano chiedere perdono anche per questo sentimento.

Dalla breve riflessione su questo versetto possiamo trarre le seguenti conseguenze:

Primo – Se crediamo nella realizzazione delle promesse divine, dobbiamo essere resistenti e risoluti nell'adempiere ai nostri doveri religiosi.

Secondo – Tutti gli uomini, soprattutto i profeti, devono chiedere perdono, anche se non hanno commesso peccati e se hanno dubitato anche solo per un istante della verità delle promesse divine. Devono farlo anche perchè le loro capacità limitate impediscono loro di essere, in ogni caso, ciò che sarebbe degno del Signore.

Terzo – Il ricordo di Dio, il mattino e la notte, deve essere perenne per plasmare lo spirito umano e allevare in lui le virtù morali e la fede.

Quarto – Lodare e glorificare Dio devono sempre procedere insieme; in questo modo lo si ringrazia per i doni elargiti e lo si descrive in maniera giusta, e quindi lo si ricorda come unico e senza consimili.

Ed ora leggiamo il versetto 56 della sura di Ghafir o del Perdonatore:

 

«إِنَّ الَّذِینَ یُجادِلُونَ فِی آیاتِ اللَّهِ بِغَیْرِ سُلْطانٍ أَتاهُمْ إِنْ فِی صُدُورِهِمْ إِلَّا کِبْرٌ ما هُمْ بِبالِغِیهِ فَاسْتَعِذْ بِاللَّهِ إِنَّهُ هُوَ السَّمِیعُ الْبَصِیرُ»

Coloro che polemizzano sui segni di Allah, senza aver ricevuto nessuna autorità [per farlo], non hanno altro che invidia nei loro petti: non raggiungeranno il loro scopo. Implora dunque la protezione di Allah. Egli è Colui Che tutto ascolta e osserva. (40:56)

 

 

In questo versetto si parla della radice della negazione di Dio; è la superbia delle persone, è questo che secondo il Corano spinge certe persone a polemizzare all'infinito pur di non riconoscere la verità dell'esistenza del Signore.

Queste persone si sentono superiori e reputano delle nullità i credenti, e nel corso della storia hanno cercato di opporsi ai profeti, proprio perchè erano invidiosi di loro e del loro seguito. Dio però ha promesso la vittoria finale e non ha permesso e non permetterà che queste persone abbiano la meglio.

Dalla riflessione su questo versetto apprendiamo che:

Primo – I rinnegatori di Dio sono basilarmente persone superbe che non sono nemmeno disposte ad accettare la verità più palese di questo mondo, ossia l'esistenza del Signore. Loro hanno sentito il messaggio e lo capiscono, ma è la superbia che ostacola la loro fede.

Secondo – Il superbo vuole guidare la società, ma non riesce e anche se ci riesce apparentemente, prima o poi la sua natura iniqua viene allo scoperto ed allora viene allontanato dalla gente.

Terzo – Dobbiamo rifugiarci in Dio in tutte le situazioni, soprattutto quando abbiamo dinanzi i complotti e le trame dei nemici.

 

Davood Abbasi