Il sentiero della luce
Il sentiero della luce (870)
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.
Da alcuni mesi abbiamo avviato la lettura del quarantesimo brano del Corano. La sura Al-Ghâfir (Il Perdonatore). Questa sura è stata comunicata al nobile profeta dell’Islam negli anni di residenza alla Mecca e comprende 85 versetti. Parla delle questioni basilari del credo islamico, come le altre sure meccane e prende nome dal terzo versetto, dove Dio viene detto “Ghafir”, Il Perdonatore. In essa si parla anche di un noto credente dell’era del Faraone e per questo e’ pure detta “Mumin” o Credente.
Ed ora leggiamo il versetto numero 66 della sura di Ghafir o del Perdonatore:
«قُلْ إِنِّی نُهِیتُ أَنْ أَعْبُدَ الَّذِینَ تَدْعُونَ مِن دُونِ اللَّـهِ لَمَّا جَاءَنِیَ الْبَیِّنَاتُ مِن رَّبِّی وَأُمِرْتُ أَنْ أُسْلِمَ لِرَبِّ الْعَالَمِینَ»
Di': “Dopo che mi sono giunte le prove da parte del mio Signore, mi è stato vietato di adorare coloro che invocate all'infuori di Allah e mi è stato ordinato di sottomettermi al Signore dei mondi”. (40:66)
In questo versetto si ordina al profeta dell’Islam di rivolgersi ai miscredenti e di dichiarare che Dio ha proibito di adorare gli idoli e gli dèi e che quindi lui non può farlo, e che se si astiene, non è per ostinazione o dispetto nei loro confronti, ma semplicemente perchè questi dèi non esistono e sono esito dell’immaginazione umana e in quanto tali, non sono degni di adorazione, mentre l’unico Dio, colui che ha creato tutto ciò che c’è, ed ha guidato tutto e tutti, è l’unica vera divinità da adorare. Al termine del versetto è interessante il fatto che il profeta ricorda che bisogna obbedire e sottomettersi al vero Dio, e quindi non solo adorarlo, ma anche eseguire ciò che ha voluto per il bene dell’uomo.
Dalla riflessione su questo versetto apprendiamo che:
Primo – Ciò che Dio ordina di fare e di non fare, è basato su ragioni precise ed è tutto per il nostro bene. Quindi, tra ragione e religione, tra ragione e parola divina, non vi è contrasto, ma anzi, c’è unione e affinità.
Secondo – È degno arrendersi e sottomettersi solo dinanzi al Signore dei due mondi; l’apogeo della religiosità è proprio quello di essere ubbidienti alla volontà del Signore.
Ed ora leggiamo i versetti 67 e 68 della sura di Ghafir o del Perdonatore:
«هُوَ الَّذِی خَلَقَکُم مِّن تُرَابٍ ثُمَّ مِن نُّطْفَةٍ ثُمَّ مِنْ عَلَقَةٍ ثُمَّ یُخْرِجُکُمْ طِفْلًا ثُمَّ لِتَبْلُغُوا أَشُدَّکُمْ ثُمَّ لِتَکُونُوا شُیُوخًا وَمِنکُم مَّن یُتَوَفَّى مِن قَبْلُ وَلِتَبْلُغُوا أَجَلًا مُّسَمًّى وَلَعَلَّکُمْ تَعْقِلُونَ»،
Egli è Colui Che vi ha creati dalla terra, poi da una goccia di sperma e poi da una aderenza. Vi ha fatto uscire neonati [dal grembo materno] perché possiate poi raggiungere la pienezza e poi la vecchiaia - ma qualcuno di voi muore prima - affinché giungiate ad un termine stabilito. Rifletterete dunque? (40:67)
«هُوَ الَّذِی یُحْیِی وَیُمِیتُ فَإِذَا قَضَى أَمْرًا فَإِنَّمَا یَقُولُ لَهُ کُن فَیَکُونُ»
Egli è Colui Che dà la vita e dà la morte. Quando decide una cosa, dice solo: “Sìì”, ed essa è. (40:68)
In questi versetti si cerca di osservare la potenza divina, riflettendo sulle fasi della creazione dell’uomo stesso; la creazione del primo uomo dalla terra, poi la riproduzione umana, la fase fetale, la nascita, la vita e poi la morte.
Gli interpreti del Corano hanno spiegato che la questione della creazione dell’uomo dalla terra, che riguarda Adamo, il primo uomo, in realtà, in forma diversa, prosegue anche per gli altri uomini; infatti, crescono dalla terra i prodotti necessari per sfarmare lui o sfamare gli animali di cui si ciba.
Il Corano, spiegando le diverse fasi fetali e poi quelle della vita umana, fino alla morte, non parla però di distruzione o fine, ma usa un termine che nella lingua araba indica un passaggio, visto che al momento della morte lo spirito umano viene accompagnato dagli angeli in un altro mondo. Insomma, la morte, per ciò che si evince dal Corano, non è la fine, ma al contrario, l’ingresso nel mondo dell’eternità.
In questi due versetti, la vita e la morte, vengono indicati come due segni del potere divino, fenomeni che nonostante il progresso della scienza umana, l’uomo non potrà mai modificare o manomettere.
I versetti ci fanno notare che questi elementi “impossibili da cambiare” per l’uomo, per Dio sono facili ed ogni volta che Egli vuole qualcosa, tale cosa “è” immediatamente e senza sosta.
Dalla riflessione su questi versetti, traiamo quindi queste quattro conclusioni:
Primo – La creazione dell’uomo, dotato di spirito, pensiero e ragione, partendo dalla terra muta e senza anima, è uno dei segni del potere divino.
Secondo – Il sistema del Creato è un sistema che va completandosi e la morte, non è la fine dell’uomo o la sua neutralizzazione, ma solo il suo passaggio in un’altra fase di vita.
Terzo – Dio ci ha chiesto di riflettere sulle fasi di creazione dell’uomo per comprendere anche la grandiosità dell’uomo stesso.
Quarto – È solo Dio che è in grado di far vivere e far morire gli esseri.
Davood Abbasi