Giu 24, 2020 11:31 CET

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Da alcuni mesi abbiamo avviato la lettura del quarantesimo brano del Corano. La sura Al-Ghâfir (Il Perdonatore). Questa sura è stata comunicata al nobile profeta dell’Islam negli anni di residenza alla Mecca e comprende 85 versetti. Parla delle questioni basilari del credo islamico, come le altre sure meccane e prende nome dal terzo versetto, dove Dio viene detto “Ghafir”, Il Perdonatore. In essa si parla anche di un noto credente dell’era del Faraone e per questo e’ pure detta “Mumin” o Credente.

 

Ed ora leggiamo i versetti numero 69,70,71 e 72 della sura di Ghafir o del Perdonatore:    

 

«أَلَمْ تَرَ إِلَى الَّذِینَ یُجَادِلُونَ فِی آیَاتِ اللَّـهِ أَنَّى یُصْرَفُونَ»،

 

Non hai visto coloro che polemizzano a proposito dei segni di Allah, come si sono allontanati [da Lui]? (40:69)

 

«الَّذِینَ کَذَّبُوا بِالْکِتَابِ وَبِمَا أَرْسَلْنَا بِهِ رُسُلَنَا فَسَوْفَ یَعْلَمُونَ»،

Coloro che tacciano di menzogna il Libro e ciò con cui inviammo i Nostri Messaggeri? Ben presto sapranno, (40:70)

 

«إِذِ الْأَغْلَالُ فِی أَعْنَاقِهِمْ وَالسَّلَاسِلُ یُسْحَبُونَ»

quando avranno gioghi ai colli e saranno trascinati in catene (40:71)

 

«فِی الْحَمِیمِ ثُمَّ فِی النَّارِ یُسْجَرُونَ»

nell'acqua bollente e poi precipitati nel Fuoco. (40:72)

 

Questi versetti riguardano coloro che si ostinano a non accettare la parola di Dio, portata dai suoi messaggeri. Queste persone fanno capricci e utilizzano qualsiasi appiglio per tacciare di menzogna i profeti, ed è chiaro che ciò non porta altro risultato che la loro stessa perdizione.

Nel corso della storia, il messaggio dei profeti molte volte è stato rifiutato dalle genti solo perchè non era conforme alle tradizioni che avevano ereditato dal loro passato; altre volte, la questione era l’invidia e l’ostinazione. In realtà, alcune persone, pretendono che la religione confermi la loro volontà e le loro voglie, e quindi si oppongono ad essa, quando questa non impartisce insegnamenti che siano nei loro interessi.

Bisogna spiegare che in base all’Islam, se qualcuno cerca sinceramente la verità e non la trova, non è punibile, dato che Dio non punisce chi è innocente e non ha capito. La punizione colpisce coloro che pur avendo capito benissimo dove stia la verità, si ostinano a ignorarla e a definire menzogna il messaggio dei profeti. Queste persone sono come degli animali, perchè rinnegando il ruolo della loro mente ed il messaggio della loro ragione, stanno negando anche la loro peculiarità umana. Secondo l’Islam, ci sarà un durissimo castigo contro queste persone.

Dalla breve riflessione su questi versetti, possiamo trarre almeno questo conclusioni:

Primo – Lo studio della storia e del destino dei popoli che si sono opposti al monoteismo ed al messaggio dei profeti, è uno dei consigli del Corano.

Secondo – Il fenomeno pericoloso è la lotta contro la verità. In altre parole, è pericoloso che una persona si opponga alla verità ed alla giustizia, sapendo di essere dalla parte del torto.

Terzo – Il ricordo delle punizioni divine, nell’inferno, è un modo per mettere in guardia l’uomo circa le sue azioni e ricordargli che esse, non rimarranno senza conseguenze, buone o cattive che siano.

Quarto – La superbia inutile e infondata dai rinnegatori della fede, in questo mondo, si trasformerà in umiliazione, nell’altra vita.

 

Ed ora leggiamo i versetti 73 e 74 della sura Al Ghafir o del Perdonatore:

«ثُمَّ قِیلَ لَهُمْ أَیْنَ مَا کُنتُمْ تُشْرِکُونَ»،

Sarà detto loro: “Dove sono coloro che avete associato [nel culto] (40:73)

 

«مِن دُونِ اللَّـهِ قَالُوا ضَلُّوا عَنَّا بَل لَّمْ نَکُن نَّدْعُو مِن قَبْلُ شَیْئًا  کَذَلِکَ یُضِلُّ اللَّـهُ الْکَافِرِینَ»

all'infuori di Allah?”. Risponderanno: “Si sono allontanati da noi: anzi, non invocavamo altro che il nulla!”. Così Allah svia i miscredenti. (40:74)

 

Quando i miscredenti saranno in mezzo alle fiamme dell’inferno, a loro verrà chiesto dove siano le altre divinità che loro adoravano oltre al vero Dio. Nel senso che a loro verrà chiesto perchè non vengono aiutati da tali divinità, che loro sostenevano esistessero, quando erano in vita. La risposta di queste persone, sarà che ciò che adoravano loro, o è stato distrutto, o sta come loro all’inferno, o non esisteva proprio. Queste ammissioni di colpa, nell’altra vita, non avranno però alcun beneficio per i peccatori, dato che una volta arrivati lì, sarà ormai troppo tardi per poter rimediare.

Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:

Primo – Il Giorno della Resurrezione sarà il giorno della scoperta delle verità e della chiarezza, ed in quel giorno, i peccatori ed i malfattori capiranno di aver agito male.

Secondo – Ammettere o rinnegare le proprie colpe, nel Giorno del Giudizio, non avrà alcun beneficio per gli smarriti. Dio è a conoscenza di ogni cosa, ed il suo giudizio sarà basato sulla sua Sapienza infinita.

Terzo – È l’uomo che con la sua volontà e le sue azioni, sceglie la felicità o la perdizione.

Ed ora leggiamo i versetti 75 e 76 della sura del Perdonatore:

«ذَلِکُم بِمَا کُنتُمْ تَفْرَحُونَ فِی الْأَرْضِ بِغَیْرِ الْحَقِّ وَبِمَا کُنتُمْ تَمْرَحُونَ»،

Ciò in quanto vanamente esultaste sulla terra e perché foste orgogliosi. (40:75)

 

«ادْخُلُوا أَبْوَابَ جَهَنَّمَ خَالِدِینَ فِیهَا فَبِئْسَ مَثْوَى الْمُتَکَبِّرِینَ»

Entrate dunque dalle porte dell'Inferno, dove rimarrete in perpetuo. Quanto è triste la dimora dei superbi. (40:76)

I peccatori erano superbi durante la loro vita, spiegano questi versetti, ed erano immersi nei piaceri mondani, nei peccati, si divertivano ad osservare i bisognosi, ed erano gioiosi per la possibilità di infrangere le regole e usurpare i diritti altrui. Nel Giorno del Giudizio, la loro superbia, si trasforma in umiliazione, e le loro malefatte, vengono punite senza esclusione.

Dalla riflessione su questi due versetti possiamo dire che:

Primo – L’Islam non è contrario alla gioia, all’allegria ed al divertimento lecito, ma proibisce il divertimento, quando esso implica il peccare e/o la violazione dei diritti altrui.

Secondo – Le risate dei peccatori in questa vita, si trasformeranno in pianto nell’altra.

Terzo – Anche nel mondo del divertimento, il criterio deve essere la giustizia. Se un divertimento è basato sull’ingiustizia e la violazione o l’usurpazione dei diritti altrui, allora va evitato, mentre un divertimento lecito, non è considerato lesivo.

Abbasi Davood