Lug 22, 2020 07:52 CET

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Da qualche settimana abbiamo iniziato la lettura del quarantunesimo brano del Corano, la sura Fussilat ("Chiaramente Esposti"), titolo che fa riferimento ai versetti del Corano, e che è preso dal terzo versetto. Questa sura è stata comunicata al nobile profeta dell’Islam negli anni di residenza alla Mecca e comprende 54 versetti. Inizia come altre 28 sure del Corano con le “lettere separate”, come abbiamo spiegato, un segreto tra Dio ed il profeta.

 

Ecco quindi i versetti numero 31 e 32 della sura dei Chiaramente Esposti:   

«نَحْنُ أَوْلِیَاؤُکُمْ فِی الْحَیَاةِ الدُّنْیَا وَفِی الْآخِرَةِ وَلَکُمْ فِیهَا مَا تَشْتَهِی أَنفُسُکُمْ وَلَکُمْ فِیهَا مَا تَدَّعُونَ»،  

 

Noi siamo vostri alleati in questa vita e nell'altra, e in quella avrete ciò che l’anime vostre desidereranno e quel che chiederanno. (41:31)

 

«نُزُلًا مِّنْ غَفُورٍ رَّحِیمٍ» 

Questa è l'ospitalità del Perdonatore, del Misericordioso”. (41:32)

 

Nei versetti precedenti a questi, il Corano rivelava che gli angeli si avvicinano al cuore dei credenti, e cercano di incoraggiarli e rasserenarli nel pieno dei momenti difficili della loro vita.

Qui il Corano prosegue spiegando che questi angeli proseguiranno a sostenere ed aiutare i fedeli anche nell’altra vita, fino a quando i credenti riusciranno a raggiungere il Paradiso, luogo dove potranno beneficiare di qualsiasi dono, materiale o immateriale che sia.

In vita, i fedeli hanno il dovere di tenere a bado le loro voglie e come dono, nell’altra vita, potranno avere ciò che vorranno.

Il Corano descrive gli abitanti del Paradiso come “ospiti del Signore” e questo per sottolineare come saranno innumerevoli e sublimi i doni del Paradiso, visto che saranno segno dell’ospitalità del Signore nei confronti di coloro che vengono considerati Suoi ospiti.

Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:

Primo – È vero che i credenti hanno pochi amici in terra, ma contro bisogna dire che sono gli angeli i loro amici in cielo, che li aiutano non solo in questa ma anche nell’altra vita.

Secondo – In Paradiso ci saranno doni e piaceri sia materiali sia immateriali. È chiaro che il piacere spirituale non è da meno rispetto a quello materiale.

Terzo – Dio accoglierà con Misericordia coloro che entreranno in Paradiso dimostrando la sua Generosità infinita.

Ed ora leggiamo il versetto 33 della sura Fussilat o dei Chiaramenti Esposti:

 

«وَمَنْ أَحْسَنُ قَوْلًا مِّمَّن دَعَا إِلَى اللَّـهِ وَعَمِلَ صَالِحًا وَقَالَ إِنَّنِی مِنَ الْمُسْلِمِینَ»

Chi mai proferisce parola migliore di colui che invita ad Allah, e compie il bene e dice: “Sì, io sono uno dei Musulmani”? (41:33)

Se da una parte in questa vita ci sono coloro che allontanano la gente dalla verità, ci sono persone che invitano gli altri alle buone azioni con il loro fare e spiegano di essere “musulmani”, cioè di essere sottomessi al volere di Dio.

Secondo questo versetto, non esiste parola migliore di quella di queste persone, che sono credenti e che danno il buon esempio con le azioni.

Secondo gli esegeti del Corano, l’interpretazione di questo versetto indica che è necessario il fatto che nella società ci siano persone che si specializzino nello studio della religione per poi occuparsi della diffusione di essa ma soprattutto poter rispondere alle domande della gente e costituire un punto di riferimento religioso.

È chiaro però che la presenza dei religiosi, non elimina il dovere degli altri fedeli; ogni persona benefattrice ha il dovere di invitare gli altri al bene ed all’adorazione dell’unico Dio.

Dalla riflessione su questo versetto apprendiamo che:

Primo – La parola migliore, è quella che invita a Dio ed al bene. Solo però se questa parola proviene da chi agisce veramente in base alla fede e dimostra di essere credente anche nella vita di tutti i giorni.

Secondo – La recitazione dell’Adhan o il richiamo alla preghiera, che avviene all’alba, a mezzogiorno ed al tramonto, è uno dei modi più semplici per invitare la gente al bene.

Terzo – Bisogna essere fieri della propria fede e dichiarare con piacere di essere sottomessi al volere di Dio. Potrebbero esserci prese in giro da parte di altri, ma ciò non deve intaccare il nostro credo.

Ed ora leggiamo i versetti 34 e 35 della sura Fussilat o dei Chiaramenti Esposti:

 

«وَلَا تَسْتَوِی الْحَسَنَةُ وَلَا السَّیِّئَةُ ادْفَعْ بِالَّتِی هِیَ أَحْسَنُ فَإِذَا الَّذِی بَیْنَکَ وَبَیْنَهُ عَدَاوَةٌ کَأَنَّهُ وَلِیٌّ حَمِیمٌ»،

Non sono certo uguali la cattiva [azione] e quella buona. Respingi quella con qualcosa che sia migliore: colui dal quale ti divideva l'inimicizia, diventerà un amico affettuoso. (41:34)

 

«وَمَا یُلَقَّاهَا إِلَّا الَّذِینَ صَبَرُوا وَمَا یُلَقَّاهَا إِلَّا ذُو حَظٍّ عَظِیمٍ»

Ma ricevono questa [facoltà] solo coloro che pazientemente perseverano; ciò accade solo a chi già possiede un dono immenso. (41:35)

I nemici della giustizia e del bene, hanno l’abitudine di avvalersi di qualsiasi mezzo: la propaganda, la calunnia, la presa in giro, le pressioni, le minacce. Per questo coloro che invitano al bene, devono munirsi di pazienza.

In questo versetto Dio ricorda ai fedeli che non hanno il permesso di rispondere con il male al male e utilizzare gli stessi mezzi degli ingiusti. Qui si ordina di rispondere con il bene al male e di rispondere con gentilezza e affetto alle accuse ed alle cattiverie. Continuando in questa maniera, dice il Corano, gli altri prima o poi sentiranno cambiare qualcosa al loro interno ed allora l’ostilità si trasformerà in amore ed affetto.

I primi musulmani, erano sempre affettuosi anche con i loro peggiori nemici e quando riconquistarono la Mecca, invece che vendicarsi delle persecuzioni subite dai loro peggiori nemici, li perdonarono causando anche il cambiamento di questi stessi nemici.

È chiaro che avere pazienza e poter rispondere con il bene al male, non è semplice e richiede tanta forza di spirito, per cui il Corano chiede ai fedeli di prepararsi e di esercitarsi per potersi dotare di pazienza. Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:

Primo – Un esempio pratico del come invitare la gente alla religione ed al Dio Unico, è proprio rispondere con il bene al male.

Secondo – Nella guerra con il nemico, bisogna difendersi, ma nella vita quotidiana, non è accettabile avvalersi di qualsiasi mezzo. La vendetta è dimostrazione di mancanza di pazienza, e accresce le tensioni nella società.

Terzo – Le persone devono allevare nel loro essere virtù come la pazienza per poter rispondere con affetto anche alle cattiverie altrui.

Ed ora leggiamo il versetto numero 36 della sura Fussilat o dei Chiaramenti Esposti:

 

«وَإِمَّا یَنزَغَنَّکَ مِنَ الشَّیْطَانِ نَزْغٌ فَاسْتَعِذْ بِاللَّـهِ  إِنَّهُ هُوَ السَّمِیعُ الْعَلِیمُ»

E se mai Satana ti tentasse, rifugiati in Allah. In verità Egli tutto ascolta e conosce. (41:36)

È chiaro che nella vita, Satana tenta gli uomini in diversi modi; visto che prima si parlava di pazienza dinanzi alle cattiverie altrui, la tentazione potrebbe essere quella di vendicarsi e di rispondere ai soprusi del prossimo.

Per questo qui il versetto si rivolge ai profeti ed agli uomini e invita loro a ricordare il nome di Dio e a rifugiarsi in Lui dinanzi alle tentazioni. Invece di lasciarsi possedere dalla rabbia, il buon fedele deve rivolgersi al prossimo con affetto ed amore; e per fare ciò, deve chiedere aiuto al Signore, che sostiene i credenti e li guida sul retto sentiero.

Dalla riflessione su questo versetto apprendiamo che:

Primo – Vendicarsi delle malefatte altrui è una tentazione satanica mentre rispondere con le azioni buone, è raccomandazione del Signore.

Secondo – È considerato un demone chiunque inviti al peccato; sia esso Satana in persona o un essere umano.

Terzo – Le cura per la rabbia e il modo per poter rafforzare l’amore in se stessi, è il ricordo di Dio.

Davood Abbasi

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