Ott 12, 2020 12:02 CET

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Da alcune settimane abbiamo avviato la lettura del quarantaduesimo brano del Corano, la sura Ash-Shûrâ ("La consultazione"), visto che il versetto 38 ricorda che i credenti “si consultano vicendevolmente”. Questa sura è stata comunicata al nobile profeta dell’Islam negli anni di residenza alla Mecca e comprende 53 versetti. Inizia come altre 28 sure del Corano con le “lettere separate”, come abbiamo spiegato, un segreto tra Dio ed il profeta.

 

Ecco quindi i versetti numero 19 e 20 della sura Ash-Shura o della Consultazione:

 

 

«اللَّـهُ لَطِیفٌ بِعِبَادِهِ یَرْزُقُ مَن یَشَاءُ وَهُوَ الْقَوِیُّ الْعَزِیزُ»،

Allah è dolce con i Suoi servi e concede a chi vuole. Egli è il Forte, l'Eccelso. (42:19)

 

«مَن کَانَ یُرِیدُ حَرْثَ الْآخِرَةِ نَزِدْ لَهُ فِی حَرْثِهِ  وَمَن کَانَ یُرِیدُ حَرْثَ الدُّنْیَا نُؤْتِهِ مِنْهَا وَمَا لَهُ فِی الْآخِرَةِ مِن نَّصِیبٍ»

A chi avrà voluto arare [il campo del]l'altra vita, accresceremo la sua aratura mentre a chi avrà voluto arare [il campo di] questa vita, concederemo una parte [dei frutti], ma non avrà parte alcuna dell'altra vita. (42:20)

 

Dio aiuta tutti i suoi servi ed è benevolo nei confronti di tutti, persino coloro che lo rinnegano; egli nutre chi vuole nella misura dettata dalla sua immensa Saggezza.

La tradizione divina divulgata dai versetti appena letti, è quella di aiutare ogni persona nell’obiettivo che si pone dinanzi; chi mira a raggiungere la felicità eterna nell’aldilà, viene aiutato in ciò, ed in più ha anche una vita terrena felice. Chi invece mira solo alla felicità terrena, verrà aiutato, ma visto che l’opportunità della vita è molto corta, egli riuscirà ad avere solo un modesto godimento e nell’aldilà, non raggiungerà la felicità eterna.

Il Corano utilizza un paragone molto bello per far comprendere questo concetto; questa e l’altra vita vengono paragonati ad un terreno agricolo e quindi, le persone vengono suddivise in quelle che lavorano sul terreno di questo mondo e quelle che invece lavorano sul terreno dell’aldilà; il secondo gruppo, avrà il maggiore compenso.

Proseguendo con questa metafora, i semi che si coltivano in questo terreno, nella nostra vita, sono le nostre azioni. Le buone azioni danno frutti dolci, mentre quelle cattive, daranno vita a frutti amari.

Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:

Primo – La Generosità divina comprende tutte le creature e gli esseri e sia fedeli che infedeli ricevono i suoi doni, in vita.

Secondo – Bisogna mettere a confront le cose e poi scegliere. Coloro che mirano a costruirsi un buon aldilà, hanno pure una vita felice, ma coloro che pensano solo al godimento fugace di questa vita, non avranno compenso nell’aldilà.

Terzo – Oltre all’azione stessa, è l’intenzione che conta. Le azioni di due persone possono essere simili, ma possono avere valore diverso per via delle intenzioni diverse che le hanno originate.

Ed ora leggiamo i versetti 21 e 22 della sura As-Shurà o della Consultazione:

 

 

«أَمْ لَهُمْ شُرَکَاءُ شَرَعُوا لَهُم مِّنَ الدِّینِ مَا لَمْ یَأْذَن بِهِ اللَّـهُ وَلَوْلَا کَلِمَةُ الْفَصْلِ لَقُضِیَ بَیْنَهُمْ وَإِنَّ الظَّالِمِینَ لَهُمْ عَذَابٌ أَلِیمٌ»،

 

Hanno forse associati che, a proposito della religione, abbiano stabilito per loro una via che Allah non ha consentito? Se non fosse stata presa la Decisione finale, già sarebbe stato giudicato tra loro! Gli ingiusti avranno doloroso castigo. (42:21)

 

«تَرَى الظَّالِمِینَ مُشْفِقِینَ مِمَّا کَسَبُوا وَهُوَ وَاقِعٌ بِهِمْ وَالَّذِینَ آمَنُوا وَعَمِلُوا الصَّالِحَاتِ فِی رَوْضَاتِ الْجَنَّاتِ  لَهُم مَّا یَشَاءُونَ عِندَ رَبِّهِمْ ذَلِکَ هُوَ الْفَضْلُ الْکَبِیرُ»

Vedrai gli ingiusti impauriti di ciò che avranno meritato e che ricadrà su di loro. Coloro che credono e compiono il bene, saranno nei prati del Giardino e avranno tutto ciò che vorranno presso il loro Signore. Questa è grazia grande! (42:22)

 

Il primo dei due versetti letti, fa cenno alle azioni degli associatori, e si chiede come facciano essi ad adorare e seguire le regole di altri oltre al Signore, mentre è solo Lui ad essere il Legislatore degno.

Anche nel mondo di oggi, ogni regola internazionale che sia insitamente contraria alle leggi divine, prima o poi è condannata alla scomparsa.

Le leggi che sono contrarie a quelle divine, non possono garantire gli interessi degli uomini e conducono la comunità umana in sentieri tortuosi che portano solo alla disgrazia.

Dio, però, non ha imposto nulla ed ha voluto che gli uomini siano liberi di scegliere; l’unica questione è che ognuno sarà responsabile della sua libera scelta e usando il paragone dei versetti precedenti, nell’aldilà dovrà raccogliere ciò che ha seminato in vita nel suo terreno. Rinnegare Dio porta la disgrazia ed il castigo, mentre per i fedeli che hanno compiuto buone azioni, vi sarà ad aspettarli il giardino delle delizie, dove ogni cosa che vorranno sarà a loro disposizione. E tra tutti questi doni, come spiega la religione islamica, il dono più grande per gli uomini sarà la soddisfazione e la felicità di essere vicini a Dio e amati da Egli.

Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:

Primo – La vita dell’uomo, necessita di leggi e queste leggi, prese da chiunque tranne che da Dio, non possono che fare del male all’uomo.

Secondo – Ogni sorta di superstizione e falsità creata in nome della religione, è solo ingiustizia e segno di miscredenza.

Terzo – Il timore del Giudizio finale ha l’effetto benefico di distogliere gli uomini dalle cattive azioni in questa vita.

Quarto – Sopportare i limiti ed i problemi, è una delle condizioni della fede. La pazienza dei fedeli in questa vita dinanzi ad alcuni problemi, verrà premiata in Paradiso con il meglio dei doni divini.

Ed ora leggiamo il versetto numero 23:

 

 «ذَلِکَ الَّذِی یُبَشِّرُ اللَّـهُ عِبَادَهُ الَّذِینَ آمَنُوا وَعَمِلُوا الصَّالِحَاتِ  قُل لَّا أَسْأَلُکُمْ عَلَیْهِ أَجْرًا إِلَّا الْمَوَدَّةَ فِی الْقُرْبَى وَمَن یَقْتَرِفْ حَسَنَةً نَّزِدْ لَهُ فِیهَا حُسْنًا إِنَّ اللَّـهَ غَفُورٌ شَکُورٌ»

Questa è la [buona] novella che Allah dà ai Suoi servi che credono e compiono il bene. Di': “Non vi chiedo alcuna ricompensa, oltre all'amore per i parenti”. A chi compie una buona azione, Noi daremo qualcosa di migliore. In verità Allah è perdonatore, riconoscente. (42:23)

 

Questo versetto ribadisce che le buone azioni e la fede degli uomini in questa vita, verranno premiati nell’altra. In questo versetto, poi, il profeta dell’Islam riceve l’ordine di dichiarare alla gente che non chiede loro alcun compenso per aver riferito la parola divina, ma solo il fatto che la sua famiglia venga amata. E ciò, non per vizio o desiderio, ma perchè è volontà divina che dopo di lui, sia la sua famiglia a guidare la comunità. Il versetto prosegue ricordando che questo compenso chiesto dal profeta, è un qualcosa che è un bene per le persone stesse, e verrà premiato da Dio. Dalla riflessione su questo versetto apprendiamo che:

Primo – I profeti, non chiedevano alcun compenso alla gente, ma invitavano solo a seguire le leggi divine e a seguire i messaggeri ed i prescelti del Signore, in modo che fosse la gente stessa a trarne vantaggio.

Secondo – La fede diviene completa, quando è accompagnata dall’amore per la famiglia del profeta (la pace sia con loro). Bisogna quindi conoscere chi sono i sacri discendenti del profeta che l’ultimo versetto chiedeva di amare.

Terzo – La benevolenza e la grazia divina nei nostri confronti, dipende dal bene che gli uomini riservano al prossimo.

Davood Abbasi