Il sentiero della luce (893)
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.
Da alcune settimane abbiamo avviato la lettura del quarantaduesimo brano del Corano, la sura Ash-Shûrâ ("La consultazione"), visto che il versetto 38 ricorda che i credenti “si consultano vicendevolmente”. Questa sura è stata comunicata al nobile profeta dell’Islam negli anni di residenza alla Mecca e comprende 53 versetti. Inizia come altre 28 sure del Corano con le “lettere separate”, come abbiamo spiegato, un segreto tra Dio ed il profeta.
Ecco quindi il versetto numero 40 della sura Ash-Shura o della Consultazione:
«وَجَزَاءُ سَیِّئَةٍ سَیِّئَةٌ مِّثْلُهَا فَمَنْ عَفَا وَأَصْلَحَ فَأَجْرُهُ عَلَى اللَّـهِ إِنَّهُ لَا یُحِبُّ الظَّالِمِینَ»
La sanzione di un torto è un male corrispondente, ma chi perdona e si riconcilia, avrà in Allah il suo compenso. In verità Egli non ama gli ingiusti. (42:40)
Nei versetti precedenti a quello appena letto, si discuteva la questione della difesa dinanzi all’ingiustizia e si ricordava che una persona fedele non rimane in silenzio dinanzi all’ingiustizia e si impegna, cercando anche l’aiuto degli altri, per sconfiggere la prepotenza. Questo versetto ricorda che però, non bisogna eccedere, nemmeno nella punizione dei prepotenti e dei malvagi. Il versetto conclude parlando anche della questione del perdono e del fatto che qualora i peccatori si pentano delle loro malefatte, è bene perdonarli e che Dio ama questo modo di fare e premia coloro che perdonano.
Indubbiamente, questo ordine di Dio nel Corano, non significa giustificare o difendere i malvagi, ma è un invito all’amore ed al perdono, un elemento che può essere fondamentale per far regnare la pace nella società. Dalla riflessione su questo versetto apprendiamo che:
Primo – La punizione delle persone che hanno fatto male al prossimo, è nelle mani di coloro che hanno sofferto questo male. È possibile chiedere una punizione, che però non deve essere caratterizzata da eccessi e difetti e deve essere proporzionale al sopruso subito, oppure è possibile perdonare, un qualcosa che Dio ama di più, in base ai versetti coranici.
Secondo – La prescrizione della religione è il perdono di coloro che hanno commesso un errore, pur avendo il potere di punirli. È però importante sottolineare che Dio promette un grande compenso a coloro che perdonano.
Terzo – Al di là delle leggi che devono regolare la società e che sono indispensabili, bisogna invitare la gente ad assumere comportamenti amorevoli ed affettuosi nei confronti del prossimo; il Corano espone le leggi che permettono la punizione dei colpevoli, ma invita contemporaneamente al perdono.
Ed ora leggiamo i versetti 41e 42 della sua As-Shura o della Consultazione:
«وَلَمَنِ انتَصَرَ بَعْدَ ظُلْمِهِ فَأُولَـئِکَ مَا عَلَیْهِم مِّن سَبِیلٍ»،
(Chi si difende per aver subito un torto non incorre in nessuna sanzione. (42:41
«إِنَّمَا السَّبِیلُ عَلَى الَّذِینَ یَظْلِمُونَ النَّاسَ وَیَبْغُونَ فِی الْأَرْضِ بِغَیْرِ الْحَقِّ أُولَـئِکَ لَهُمْ عَذَابٌ أَلِیمٌ»
Non c'è sanzione se non contro coloro che sono ingiusti con gli uomini e, senza ragione, spargono la corruzione sulla terra: essi avranno doloroso castigo. (42:42)
Questi versetti ribadiscono il concetto precedente, ossia il fatto che una persona che ha subito un torto, in base alla legge islamica, può chiedere una pena proporzionale ed eguale per colui o colei che ha commesso un’ingiustizia nei suoi confronti, e può anche decidere di perdonare. In ogni caso, questa scelta deve avvenire liberamente e senza coercizione. Se una persona chiede una punizione per un criminale, non commette nulla di sbagliato, ed ha il pieno diritto di farlo. Sono coloro che fanno del male al prossimo ad essere i colpevoli, in questa e nell’altra vita.
Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:
Primo – La persona oppressa ha il diritto di chiedere aiuto e la società ha il dovere di aiutarla affinchè possa ottenere la punizione per l’oppressore.
Secondo – Violare i diritti della gente è ingiusto, e non c’è eccezione in ciò.
Terzo – Chi supera i limiti del Signore e le leggi societarie, diffondendo corruzione nella società, deve essere punito e rispondere delle sue azioni dinanzi alla società.
Ed ora leggiamo il versetto 43 della sura As-Shura o della Consultazione:
« وَلَمَن صَبَرَ وَغَفَرَ إِنَّ ذَلِکَ لَمِنْ عَزْمِ الْأُمُورِ»
Quanto invece a chi è paziente e indulgente, questa è davvero la miglior disposizione. (42:43)
Questo versetto ricorda ancora una volta che il diritto sacrosanto che gli oppressi hanno per far punire gli oppressori, non deve però significare la fine del perdono e dell’amore all’interno della società.
Il Corano ammette che perdonare è difficile e necessita di tanta pazienza, ma è un’azione molto valorosa. È chiaro che non tutti sono in grado di calpestare il proprio ego e di perdonare, ma i grandi esseri umani hanno una volontà ferrea che li porta a compiere azioni importanti, proprio come quella del perdonare. In generale, i versetti che abbiamo letto, ricordano che chi ha subito un sopruso, può decidere e può chiedere la punizione identica per chi lo ha colpito, o optare per il perdono. È chiaro che la scelta dipende anche dalla situazione. Certe volte i criminali non sono nemmeno pentiti e insistono nel volere commettere altri crimini, altre volte, comprendono di aver sbagliato. In alcuni casi, la persona che ha subito ha uno spirito cosi grande da poter perdonare, in altri casi, il male subito è tale da impedire il perdono. Dalla riflessione su questi versetti possiamo trarre quindi le seguenti conclusioni:
Primo – Il Corano raccomanda di essere pazienti e di perdonare l’errore del prossimo. Anche se, da un punto di vista giuridico e legale, preserva per le vittime di ingiustizia, il diritto di chiedere la punizione degli ingiusti.
Secondo – La pazienza e la capacità di perdonare, sono due grandi virtù umane, amate dal Signore.
Terzo – L’Islam è una religione completa e riconosce pienamento il diritto alla giustizia delle persone oppresse, ma invita pure al perdono nei casi in cui gli oppressori ed i peccatori, siano davvero pentiti per le loro azioni.
Davood Abbasi
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