Il sentiero della luce (790)
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.
Da alcune puntate abbiamo iniziato la lettura della sura Ya Sin, la 36esima sura del sacro Corano, definita “il cuore” di questo testo sacro in alcune tradizioni. Secondo alcuni esegeti, e’ anche possibile che le due lettere che compongono il nome della sura, unificate, compongano uno dei soprannomi del profeta dell’Islam, Muhammad (pace e benedizione divina su di lui e sulla sua famiglia). Meccana per la maggiorparte, prende nome dal primo versetto.
Ecco ora i versetti numero 10 e 11:
«وَسَوَاءٌ عَلَیْهِمْ أَأَنذَرْتَهُمْ أَمْ لَمْ تُنذِرْهُمْ لَا یُؤْمِنُونَ»،
Che tu li avverta oppure no, per loro sarà la stessa cosa, non crederanno. (36:10)
«إِنَّمَا تُنذِرُ مَنِ اتَّبَعَ الذِّکْرَ وَخَشِیَ الرَّحْمَـنَ بِالْغَیْبِ فَبَشِّرْهُ بِمَغْفِرَةٍ وَأَجْرٍ کَرِیمٍ»
In verità avvertirai solo colui che segue il Monito e teme il Compassionevole in ciò che è invisibile. Annunciagli il perdono e generosa ricompensa. (36:11)
In questi versetti si spiega che la radice e il motivo della mancata fede di chi rifiuta il messaggio divino, e’ l’ostinazione e l’indifferenza. Il Corano spiega come per questa gente, ascoltare o no il messaggio divino tramite il profeta sia la stessa identica cosa; loro non danno retta a prescindere, non vogliono nemmeno riflettere sul messaggio che viene riferito loro.
Il Corano spiega che il messaggio divino puo’ avere effetto solo chi e’ disposto a mettere in gioco le sue idee e riflettere con onesta’ intellettuale su cio’ che gli viene comunicato.
In realta’ la radice per comprendere ogni messaggio divino sta nel nostro essere e l’obbiettivo dell’invio dei profeti, e’ stato proprio quello di risvegliare quella parte buona ed eccelsa che c’e’ in tutti noi, indistintamente, ma e’ anche vero che dobbiamo essere disposti ad ascoltare la voce della nostra coscienza. Certo, non vuol dire che chi accetta la fede e’ esente da errori o peccati ma Dio guarda con Misercordia la vita di queste persone dato che hanno fatto del loro meglio, e ce l’hanno messa tutta, mentre punisce coloro che ignorando totalmente il messaggio divino, non sono stati disposti ad ascoltare.
Dalla breve riflessione su questi versetti possiamo trarre le seguenti conclusioni:
Primo – L’Avvertimento e’ un qualcosa di cui tutti hanno bisogno per poter essere persone migliori e dirigersi verso una sorte felice nell’aldila’.
Secondo – Il Corano e’ il libro dell’Avvertimento che mira a risvegliare cio’ che c’e’ di buono e divino nell’istinto umano.
Terzo – Il vero segno da cui si puo’ riconoscere un fedele e’ la sua resistenza dinanzi al peccato, in privato e in pubblico e non solo dinanzi alla gente.
Quarto – Coloro che riflettono sui moniti dei messaggeri divini, godranno almeno della Misericordia divina e potranno sperare nel paradiso.
Ed ora leggiamo il versetto numero 12 della sura Ya Sin:
«إِنَّا نَحْنُ نُحْیِی الْمَوْتَى وَنَکْتُبُ مَا قَدَّمُوا وَآثَارَهُمْ وَکُلَّ شَیْءٍ أَحْصَیْنَاهُ فِی إِمَامٍ مُّبِینٍ»
In verità siamo Noi a ridare la vita ai morti, registriamo quello che hanno fatto e le conseguenze dei loro atti. Abbiamo enumerato tutte le cose in un archetipo esplicito. (36:12)
Uno degli avvertimenti piu’ importanti che le sacre scritture e i profeti hanno dato agli uomini e’ la questione della Resurrezione dopo la morte ed il giudizio finale. Cio’ rende necessario, per questioni di logica, il fatto che tutte le azioni dell’uomo vengano in un qualche senso registrate e annotate; un concetto che si evince dai testi sacri, e’ che nel giorno del Giudizio, verranno giudicate non solo le azioni, ma anche le conseguenze di esse. Per esempio, se una persona uccide un padre di famiglia e i suoi figli soffrono per anni per via della sua mancanza, l’assassino dovra’ rispondere anche della sofferenza successiva dei figli; cio’ e’ un qualcosa che nei sistemi giudiziari umani non e’ possibile fare ma nel caso del Giorno del Giudizio, anche le conseguenze delle azioni verranno considerate; e’ questo sara’ bellissimo per le buone azioni, chi scrive un libro scientifico, ad esempio, godra’ a lungo dei benefici legati alla sua opera.
La parte finale del versetto ribadisce il concetto della “registrazione” delle azioni umane, in un archivio che e’ perfetto e che non omette nemmeno la piu’ piccola azione.
Dalla riflessione su questo breve versetto apprendiamo che:
Primo – Con la morte di una persona, il dossier delle sue azioni non si chiude; le conseguenze delle sue azioni possono protrarsi fino al giorno del giudizio ed essere introdotte nella sua pagella, quella che verra’ esibita al momento della sua resurrezione.
Secondo – Nella cultura islamica l’uomo non e’ responsabile delle sole azioni, ma anche delle conseguenze di esse sul prossimo.
Terzo – Nel Giorno del Giudizio, il tribunale divino non si basera’ su ipotesi ma sull’osservazione esatta, diretta e inconfutabile delle azioni delle persone, registrate durante la loro vita.
Davood Abbassi