Il sentiero della luce
Il sentiero della luce (792)
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.
Da alcune puntate abbiamo iniziato la lettura della sura Ya Sin, la 36esima sura del sacro Corano, definita “il cuore” di questo testo sacro in alcune tradizioni. Secondo alcuni esegeti, e’ anche possibile che le due lettere che compongono il nome della sura, unificate, compongano uno dei soprannomi del profeta dell’Islam, Muhammad (pace e benedizione divina su di lui e sulla sua famiglia). Meccana per la maggiorparte, prende nome dal primo versetto.
Ecco ora i versetti numero 20 e 21 della sura:
«وَجَاءَ مِنْ أَقْصَى الْمَدِینَةِ رَجُلٌ یَسْعَى قَالَ یَا قَوْمِ اتَّبِعُوا الْمُرْسَلِینَ»،
Da un estremo della città giunse correndo un uomo. Disse: “O popol mio, seguite gli inviati, (36:20)
«اتَّبِعُوا مَن لَّا یَسْأَلُکُمْ أَجْرًا وَهُم مُّهْتَدُونَ»
seguite coloro che non vi chiedono alcuna ricompensa e che sono ben diretti. (36:21)
Alcuni fedeli sono disposti a sacrificare la propria vita per difendere i profeti divini e la religione. Vi era una persona, detta Habib il falegname, che quando apprese che come si spiegava nei versetti precedent di questa sura, la gente voleva torturare e uccidere gli inviati divini, accorse in loro difesa e ricordo’ alla gente che non dovevano agire contro persone che non pretendevano niente e senza nessun tornaconto economico invitavano solo il prossimo al bene e all’adorazione dell’unico Dio. Dalla brevissima riflessione su questi versetti possiamo quindi concludere che:
Primo – Uno dei doveri dei fedeli e’ difendere la religione e i leaders religiosi.
Secondo – Anche se difendere la religione e i suoi ideali puo’ isolarci, cio’ non significa che dobbiamo rinunciare; alcune volte bisogna contrastare il torto da soli; alcune volte si e’ in pochi, ma si fa la cosa giusta.
Terzo – Bisogna seguire quei leaders religiosi che ambiscono al compenso divino e non chiedono nulla alle persone in termini economici e che mirano veramente alla guida della gente verso Dio e i valori divini.
Ed ora leggiamo i versetti 22, 23 e 24 della sura Ya Sin:
«وَمَا لِیَ لَا أَعْبُدُ الَّذِی فَطَرَنِی وَإِلَیْهِ تُرْجَعُونَ»،
Perché mai non dovrei adorare Colui Che mi ha creato e al Quale sarete tutti ricondotti? (36:22)
«أَأَتَّخِذُ مِن دُونِهِ آلِهَةً إِن یُرِدْنِ الرَّحْمَـنُ بِضُرٍّ لَّا تُغْنِ عَنِّی شَفَاعَتُهُمْ شَیْئًا وَلَا یُنقِذُونِ»
Mi prenderò altre divinità all'infuori di Lui? Se il Compassionevole volesse del male per me, la loro intercessione non mi gioverebbe in alcunché, né saprebbero salvarmi: (36:23)
«إِنِّی إِذًا لَّفِی ضَلَالٍ مُّبِینٍ، »
sarei allora nell'errore evidente. (36:24)
L’uomo che venne nella citta’ della nostra vicenda e disse alla gente di non torturare e perseguitare gli inviati divini, difese i suoi ideali ricordando che non vi era alcun motivo per adorare statute di dèi che non avevano alcun valore e alcun potere e che non avevano la minima influenza sulla sua vita. Il falegname Habib, nelle sue parole ricorda che e’ degno di adorazione invece l’unico Dio, colui che ha creato tutti e colui verso cui tutti si muovono inesorabilmente.
Dalla riflessione su questi versetti possiamo trarre almeno due conclusioni importanti:
Primo – Adorare un unico Dio e’ un qualcosa di logicamente ragionevole che si trova in armonia con l’istinto umano mentre credere nell’esistenza di piu’ divinita’ non ha spiegazione logica.
Secondo – Non solo l’inizio e la Creazione ma anche la fine dell’uomo e’ nelle mani del Signore. Egli e’ degno di adorazione perche’ tale atto ci puo’ condurre verso la felicita’ e verso il meglio di noi stessi.
Ed ora leggiamo i versetti 25, 26 e 27 della sura Ya Sin, detta il cuore del sacro Corano:
«إِنِّی آمَنتُ بِرَبِّکُمْ فَاسْمَعُونِ»،
In verità credo nel vostro Signore, ascoltatemi dunque!”. (36:25)
«قِیلَ ادْخُلِ الْجَنَّةَ قَالَ یَا لَیْتَ قَوْمِی یَعْلَمُونَ»
[alla fine lo uccisero e fu martire] Gli venne detto: “Entra nel Paradiso”. Disse: “Se la mia gente sapesse (36:26)
«بِمَا غَفَرَ لِی رَبِّی وَجَعَلَنِی مِنَ الْمُکْرَمِینَ،»
come mi ha perdonato il mio Signore e mi ha posto tra coloro che sono onorati!”. (36:27)
Habib il falegname, che era andato dalla sua gente per indurla a non fare del male agli inviati del Signore, comeci narra il Corano, venne preso dalla gente e assassinato. Dopo il martirio, spiegano i versetti che abbiamo letto, venne condotto in quell’anticamera del Paradiso che secondo il credo islamico viene popolata dai benefattori fino al Giorno del Giudizio, quando poi ci sara’ il passaggio di tutti i benefattori nel Paradiso vero e proprio. Si apprende dunque che Habib il falegname, dopo la sua morte, entro’ in Paradiso felice ed era cosi’ affettuoso, che in quel momento si senti’ dispiaciuto per quella gente che lo aveva ucciso e penso’ che se la sua gente fosse in grado di vedere come e’ bello il Paradiso divino, sicuramente accetterebbe la fede. La questione interessante e’ che le parole del falegname vengono raccontate dal Corano senza intervalli e senza dire direttamente che lui e’ morto e cio’ fa pensare alla dichiarazione del versetto 169 della sura Al-e-Imran, dove si dice che i martiri non sono morti ma sono vivi e dimorano presso il Signore.
Con una breve riflessione su questi versetti possiamo dire che:
Primo – Alcune volte ai fedeli non rimane altra scelta che sacrificare la propria vita per la difesa della religione, dei valori religiosi e dei leaders religiosi; in questi casi la persona viene considerata martire ed i martiri, spiega l’Islam, non muoiono mai e rimangono vivi presso il Signore.
Secondo – Gli uomini divini amano la gente e amano persino coloro che hanno fatto loro del male e persino per questo gruppo di persone sognano la salvezza e la felicita’.
Terzo – I martiri del sentiero divino hanno una vita particolare dopo la morte e prima dell’arrivo del Giorno del Giudizio, godono dei doni e dell’attenzione particolare del Signore in un luogo che si dice sia un preludio del Paradiso.
Davood Abbasi