Il sentiero della luce
Il sentiero della luce (793)
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.
Da alcune puntate abbiamo iniziato la lettura della sura Ya Sin, la 36esima sura del sacro Corano, definita “il cuore” di questo testo sacro in alcune tradizioni. Secondo alcuni esegeti, e’ anche possibile che le due lettere che compongono il nome della sura, unificate, compongano uno dei soprannomi del profeta dell’Islam, Muhammad (pace e benedizione divina su di lui e sulla sua famiglia). Meccana per la maggiorparte, prende nome dal primo versetto.
Ecco ora i versetti numero 28, 29 e 30 della sura Ya Sin:
«وَمَا أَنزَلْنَا عَلَى قَوْمِهِ مِن بَعْدِهِ مِن جُندٍ مِّنَ السَّمَاءِ وَمَا کُنَّا مُنزِلِینَ»،
Dopo di lui non facemmo scendere dal cielo nessuna armata. Non abbiamo voluto far scendere nulla sul suo popolo. (36:28)
«إِن کَانَتْ إِلَّا صَیْحَةً وَاحِدَةً فَإِذَا هُمْ خَامِدُونَ»
Non ci fu altro che il Grido, uno solo e furono spenti. (36:29)
«یَا حَسْرَةً عَلَى الْعِبَادِ مَا یَأْتِیهِم مِّن رَّسُولٍ إِلَّا کَانُوا بِهِ یَسْتَهْزِئُونَ، »
Oh, miseria sui servi [di Allah]! Non giunge loro un messaggero che essi non scherniscano. (36:30)
Cari amici stiamo leggendo questa parte della sura Ya Sin e la vicenda degli abitanti, che secondo gli esegeti, erano quelli della citta’ di Antiochia, tra i quali Dio invio’ contemporaneamente tre suoi inviati e che pero’ la gente rinnego’ ed arrivo’ persino a minacciare, sventolando l’ipotesi di prenderli e di torturarli a morte. Come abbiamo appreso dai versetti letti nella puntata precedente, una persona, secondo alcuni testi storici un certo Habib il falegname, disse alla gente che quei tre erano davvero inviati del Signore e questo lo si poteva capire dal fatto che non chiedevano soldi, potere e nulla di terreno ma ambivano solo al fatto che la gente adorasse il vero e unico Dio, compiendo il bene. Habib, come ricorderete, venne pero’ preso e assassinato, e il Corano spiegava che raggiunse il Paradiso.
Qui si fa cenno un po’ all’epilogo della storia ed al fatto che dopo l’assassinio del falegname, Dio decise di punire gli abitanti di Antiochia ed allora, un “grido” si sprigiono’ dal cielo e fece morire tutta quella gente. Il Corano qui sottolinea quanto tutto questo sia stato facile per Dio e per porre enfasi su questo concetto ricorda che non ci fu bisogno di inviare armate dal cielo per punire quella gente, ma un semplice suono. L’ultimo versetto che abbiamo letto esprime tristezza per il fatto che ogni volta che un messaggero divino sia venuto sulla terra, gli uomini lo abbiano accusato di mentire, prendendosi gioco di lui. Dalla nostra riflessione su questi versetti possiamo trarre le seguenti conclusioni:
Primo – Se in una societa’ le persone vicine a Dio vengono perseguitate e schernite, tale societa’ rischia l’arrivo di un castigo anche in questa vita mondana, che puo’ arrivare di colpo e senza preavviso.
Secondo – Non dobbiamo temere gli ingiusti e i prepotenti e non dobbiamo rinunciare agli ideali giusti; se Dio vuole, ogni prepotente e ogni dittatore, per quanto forte, puo’ essere annientato in un batter d’occhio.
Terzo – Le prese in giro e lo scherno dei miscredenti contro la religione non deve intaccare la nostra fede. Tutti i profeti divini vennero presi in giro ma non si lasciarono mai influenzare.
Ed ora leggiamo i versetti 31 e 32 della sura Ya Sin:
«أَلَمْ یَرَوْا کَمْ أَهْلَکْنَا قَبْلَهُم مِّنَ الْقُرُونِ أَنَّهُمْ إِلَیْهِمْ لَا یَرْجِعُونَ»
Non hanno visto quante generazioni abbiamo fatto perire prima di loro? Esse non torneranno mai più [sulla terra]. (36:31)
، «وَإِن کُلٌّ لَّمَّا جَمِیعٌ لَّدَیْنَا مُحْضَرُونَ»
E saranno tutti quanti obbligati a presentarsi davanti a Noi! (36:32)
Questi versetti si riferiscono a tutti gli uomini e invitano loro a studiare e ad apprendere la storia e il destino dei popoli precedenti. Il Corano fa direttamente riferimento al fatto che nel passato tante popolazioni e tante civilta’ hanno vissuto sulla Terra ma tutte sono scomparse e che oggi non hanno modo di rivivere e tornare alla vita mondana.
Dalla riflessione su questi versetti si puo’ quindi evincere che:
Primo – Una delle raccomandazioni del Corano e’ quella di studiare la storia dei popoli passati per poter dedurre da essa le giuste lezioni per la vita presente e costruire il proprio futuro.
Secondo – Secondo la visione islamica, la storia e’ caratterizzata da una serie di tradizioni divine che si ripetono all’interno di essa in maniera simile e affine. Capire la storia e il passato ci puo’ aiutare a capire il presente e prevedere il futuro.
Terzo – Dopo la morte, non c’e’ modo per tornare in vita e quindi bisogna dire che l’idea di alcune religioni orientali circa la possibilita’ di rivivere con un altro corpo, e’ completamente respinta dall’Islam.
Ed ora e’ la volta dei versetti 33, 34 e 35 della sura Ya Sin:
«وَآیَةٌ لَّهُمُ الْأَرْضُ الْمَیْتَةُ أَحْیَیْنَاهَا وَأَخْرَجْنَا مِنْهَا حَبًّا فَمِنْهُ یَأْکُلُونَ»،
Ecco un segno per loro: la terra morta cui ridiamo la vita e dalla quale facciamo uscire il grano che mangiate. (36:33)
«وَجَعَلْنَا فِیهَا جَنَّاتٍ مِّن نَّخِیلٍ وَأَعْنَابٍ وَفَجَّرْنَا فِیهَا مِنَ الْعُیُونِ»
Abbiamo posto su di essa giardini di palmeti e vigne e vi abbiamo fatto sgorgare fonti, (36:34)
«لِیَأْکُلُوا مِن ثَمَرِهِ وَمَا عَمِلَتْهُ أَیْدِیهِمْ أَفَلَا یَشْکُرُونَ، »
affinché mangiassero i Suoi frutti e quel che le loro mani non hanno procurato. Non saranno riconoscenti? (36:35)
Uno dei segni piu’ importanti dell’esistenza della rinascita dopo la morte, nel Giorno del Giudizio, e’ la rinascita della natura in primavera dopo la morte di essa in inverno. Dopo aver richiamato alla mente questo concetto, il Corano si sofferma sull’uva e i datteri, due frutti paradisiaci che tra l’altro secondo la scienza moderna, vanno considerati molto completi dal punto di vista nutrizionale.
Dalla riflessione su questi versetti possiamo trarre tantissime conclusioni, e noi ne citiamo tre:
Primo – La natura e’ il libro della Creazione di Dio, e lo studio attento di questo libro non puo’ che avvicinarci al Signore.
Secondo – L’uomo non puo’ assistere alla rinascita degli uomini morti come prova, ma puo’ assistere alla rinascita delle piante morte, tra l’inverno e la primavera.
Terzo – L’uomo deve essere grato al Signore per i frutti e i cibi da Lui donati ma la maggiorparte delle persone, non riflette su questi concetti ed e’ ingrata nei confronti del Creatore.
Davood Abbasi