Set 18, 2018 11:24 CET

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Anche oggi proseguiamo la lettura della trentasettesima del Corano, la sura As-Safat, o delle Schiere Angeliche, nome ispirato dal primo versetto, che parla delle file degli angeli che servono il Signore. Questo brano del Corano e’ stato trasmesso dall’Arcangelo Gabriele al profeta quando egli si trovava alla Mecca. Essa parla per lo piu’ delle basi del credo e della fede e ricorda soprattutto le azioni di Abramo per promuovore l’adorazione dell’unico Dio. La sura contiene anche delle spiegazioni sugli angeli e sui demoni creati dal fuoco, i Jinn.

Ecco i versetti 22 e 23 della sura As-Safat:  

«احْشُرُوا الَّذِینَ ظَلَمُوا وَأَزْوَاجَهُمْ وَمَا کَانُوا یَعْبُدُونَ»

“Riunite gli ingiusti e le loro spose e quelli che adoravano (37:22)

 

«مِن دُونِ اللَّـهِ فَاهْدُوهُمْ إِلَى صِرَاطِ الْجَحِیمِ»

all'infuori di Allah, e vengano condotti sulla via della Fornace. (37:23)

 

 

Proseguendo la descrizione del Giorno del Giudizio, riportata da questa parte della sura coranica delle Schiere Angeliche, si spiega che in quel giorno, Dio ordinera’ di dividere dagli altri i rinnegatori, le loro consorti e anche i falsi idoli che adoravano per condurli in direzione dell’inferno.

L’ingiustizia, il motivo principale della disgrazia di queste persone, puo’ essere di diversi tipi. Nella cultura coranica, la parola Dhulm (Ingiustizia) oltre al suo significato che si spiega in collegamento con il prossimo (commettere ingiustizie nei confronti degli altri o della società), assume anche un significato personale, ossia quello del commettere ingiustizia nei confronti di se stessi; chi non crede in Dio, nega la sua esistenza, o associa a lui delle divinita’, commette un’ingiustizia nei confronti della propria persona.

Un concetto che si ritrova nel versetto e’ che nel giorno del giudizio, saranno presenti anche gli idoli fasulli che certa gente ha adorato e questi idoli verranno condotti all’inferno; questi idoli, per quanto si evince, potrebbero essere a loro volta esseri umani, capi ingiusti, tiranni, dittatori.

Altri idoli che potrebbero essere fatti vivere sono le statue degli dei, e altre cose senz’anima che alcuni uomini hanno adorato durante la loro vita terrena.

Tutte queste persone verranno condotte verso l’inferno e punite e umiliata in questa maniera. Da questa breve riflessione sui versetti 22 e 23 possiamo quindi dedurre le seguenti conclusioni:

Primo – Nell’altra vita, ogni persona verra’ fatta resuscitare con chi aveva le stesse idee e con chi ha amato in questa vita, molte volte, anche la propria consorte. Se in vita la persona ha amato e adorato statue di legno e pietra, alla pari di una divinita’, verra’ accompagnato da queste.

Secondo – Nulla, nel giorno del giudizio, puo’ salvare i malfattori dal fuoco dell’inferno.

Ed ora passiamo ai versetti 24, 25 e 26 della sura As-Safat:

«وَقِفُوهُمْ إِنَّهُم مَّسْئُولُونَ»

Fermateli, devono essere interrogati.” (37:24)

 

«مَا لَکُمْ لَا تَنَاصَرُونَ»

“Perché ora non vi aiutate a vicenda?” (37:25)

 

«بَلْ هُمُ الْیَوْمَ مُسْتَسْلِمُونَ»

Ma in quel Giorno vorranno sottomettersi, (37:26)

 

Nei versetti precedenti abbiamo appreso che gli angeli, sono incaricati di raccogliere i malfattori e di condurli verso l’inferno. In questa parte si legge che agli angeli viene ordinato di fermare i malfattori perche’ prima dell’ingresso nell’inferno, devono rispondere ad una serie di domande. E’ chiaro che conosce ogni cosa e l’atto del chiedere non e’ dovuto alla mancanza di sapere ma probabilmente, ipotizzano gli esegeti del Corano, l’obbiettivo e’ far dire ai peccatori stessi quello che hanno fatto. Quando poi i peccatori rimangono allibiti e impotenti davanti alle domande che vengono poste loro, e che non lasciano loro altra via che ammettere le loro colpe, Dio chiede loro perche’ non si facciano aiutare dai loro alleati, e da quella moltitudine di forze del male a cui appartenevano. In quel giorno, i malfattori stessi ammetteranno che i ricchi e i potenti della terra sono incapaci di aiutarli, perche’ sono a loro volta al cospetto della giustizia divina. A quel punto tutti vorranno sottomettersi alla potenza del Signore, ma cio’ non avra’ valore, perche’ sara’ la loro unica scelta. Avrebbero trovato la felicita, se tale sottomissione fosse stata volontaria, scelta e inerente alla loro vita mondana.

Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:

Primo – Nell’altra vita dovremo rispondere; della nostra vita, di come abbiamo utilizzato questo dono, della giovinezza, dei nostri pensieri, delle nostre azioni…

Secondo – I ribelli e gli indomabili, nel giorno del giudizio, saranno tutti docili e sottomessi al Signore.

Terzo – Al contrario della vita terrena, nell’altra i malfattori non si possono aiutare a vicenda.

Ed ora leggiamo i versetti 27, 28, 29 e 30 della sura As-Safat:

«وَأَقْبَلَ بَعْضُهُمْ عَلَى بَعْضٍ یَتَسَاءَلُونَ»

e si rivolgeranno gli uni agli altri interrogandosi. (37:27)

 

«قَالُوا إِنَّکُمْ کُنتُمْ تَأْتُونَنَا عَنِ الْیَمِینِ»

Diranno: “Vi presentavate dalla parte destra”. (37:28)

 

«قَالُوا بَل لَّمْ تَکُونُوا مُؤْمِنِینَ»

Risponderanno: “Voi piuttosto, non eravate credenti: (37:29)

 

«وَمَا کَانَ لَنَا عَلَیْکُم مِّن سُلْطَانٍ بَلْ کُنتُمْ قَوْمًا طَاغِینَ»

non avevamo alcuna autorità su di voi! Eravate gente ribelle: (37:30)

 

Questi versetti raffigurano una delle scene del giorno del giudizio, quando capi dell’ingiustizia e seguaci si accusano a vicenda di essere i colpevoli ed i responsabili della disgrazia altrui.

I seguaci del male accusano i capi di essere loro i veri colpevoli, ma questi capi rispondono dicendo che erano quei loro seguaci a non essere credenti e che la colpa non e’ la loro. Dalla riflessione molto breve su questi versetti possiamo trarre le seguenti conclusioni:

Primo – Nel Giorno della Resurrezione, i malfattori cercano di addossare le proprie colpe ai propri comandanti, i capi dell’ingiustizia, che nel verbo coranico vengono detti Taghut, ma tale ragionamento non e’ accettabile perche’ nell’Islam ogni persona e’ ritenuta responsabile delle proprie azioni.

Secondo – I capi dell’ingiustizia, in questa vita, si fingono buoni e comprensivi, ma in realta’ non accettano alcuna responsabilita’ nei confronti di chi li segue.

Terzo – Non e’ possibile sostenere che l’ambiente ed i fattori esterni costringono l’uomo al peccato; e’ sempre la volonta’ della persona stessa che da vita al peccato.

Davood Abbasi