Set 18, 2018 11:48 CET

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Anche oggi proseguiamo la lettura della trentasettesima del Corano, la sura As-Safat, o delle Schiere Angeliche, nome ispirato dal primo versetto, che parla delle file degli angeli che servono il Signore. Questo brano del Corano e’ stato trasmesso dall’Arcangelo Gabriele al profeta quando egli si trovava alla Mecca. Essa parla per lo piu’ delle basi del credo e della fede e ricorda soprattutto le azioni di Abramo per promuovore l’adorazione dell’unico Dio. La sura contiene anche delle spiegazioni sugli angeli e sui demoni creati dal fuoco, i Jinn.

Ecco il versetto numero 39 della sura As-Safat:

«وَمَا تُجْزَوْنَ إِلَّا مَا کُنتُمْ تَعْمَلُونَ»

e non sarete compensati per altro che quel che avrete fatto; (37:39)

 

La punizione dei peccatori nell’altra vita, per volere di Dio, non proviene da una volonta’ di vendetta o odio; secondo il Corano, la punizione dell’altra vita e’ una conseguenza naturale e automatica delle azioni dei peccatori in questa; il versetto 39, si riferisce soprattutto a questa realta’, affiorata attraverso altre parti del Corano, che i peccati degli uomini nell’aldila’, assumeranno un vero e proprio aspetto come un fenomeno indipendente. Per spiegare meglio cio’ che vogliamo dire, facciamo un esempio. Nel codice stradale di tutti i paesi, l’alta velocita’ viene multata dalla legge, ma oltre alla multa, una conseguenza naturale ed automatica dell’alta velocita’ puo’ essere un incidente pericoloso. Le punizioni del Giorno del Giudizio sono di questo secondo tipo, e quindi non una cosa stabilita, ma l’esito delle azioni stesse.

Dalla riflessione su questi versetti apparendiamo che:

Primo – Le punizioni divine sono giuste, dato che sono completamente proporzionali ai peccati commessi dagli uomini.

Secondo – Il giorno del Giudizio, e’ il giorno della manifestazione dell’esito delle nostre azioni e dei nostri pensieri; li’ raccoglieremo, cio’ che abbiamo seminato in questa vita.

Ed ora leggiamo i versetti 40, 41, 42, 43 e 44 della sura As-Safat:

«إِلَّا عِبَادَ اللَّـهِ الْمُخْلَصِینَ»، ،،

eccetto i servi devoti di Allah: (37:40)

 

«أُولَـئِکَ لَهُمْ رِزْقٌ مَّعْلُومٌ»،

essi avranno una nota provvigione (37:41)

 

«فَوَاکِهُ  وَهُم مُّکْرَمُونَ»

di frutti e saranno colmati di onori (37:42)

 

«فِی جَنَّاتِ النَّعِیمِ»

nei Giardini della Delizia, (37:43)

«عَلَى سُرُرٍ مُّتَقَابِلِینَ»  

u giacigli rivolti gli uni verso gli altri. (37:44)

 

Questi versetti passano alla descrizione di coloro che si trovano in Paradiso e ricordano che i veri fedeli, sono lontani dalla punizione divina e che in Paradiso, costoro godono dei doni e dei piacieri piu’ svariati. Nel gergo coranico, il termine Mukhlis indica una persona che cerca di rendere pure le proprie azioni per il Signore; un termine simile ma dal significato diverso e’ Mukhlas, ossia colui il cui grado e’ stato innalzato da Dio per via della virtu’ acquisite.

Ad esempio, quando il Corano parla di Giuseppe, spiega che lui era un Mukhlas, ovvero una persona che per le sue doti formidabili, e la sua capacita’ nel sottrarsi al peccato, era stato innalzato ad un livello morale e spirituale incredibile dal Signore.

E’ naturale che fino a quando una persona non vuole incamminarsi nel sentiero di Dio e allontanarsi dai peccati, nessuno la puo’ obbligare; ma se qualcuno decide di iniziare questo cammino e fare ogni cosa per l’amore del cielo, Dio lo premiera’ senza il minimo dubbio.

Le persone benevole, nell’altra vita, vengono premiate non solo per cio’ che hanno effettivamente fatto, ma anche per tutti quei pensieri buoni che magari, non sono riusciti a realizzare.

Da questi versetti apprendiamo che:

Primo – Essere al servizio di Dio, rende pure le persone.

Secondo – La punizione dei criminali avviene in base alla giustizia divina e proporzionalmente alle loro malefatte. Il premio delle persone benefattrici e’ invece superiore a cio’ che si sono veramente meritate, e cio’ e’ la manifestazione della bonta’ e della generosita’ divina.

Terzo – In Paradiso, i piaceri saranno spirituali e materiali, spirituali ma anche corporei e ognuno potra’ godere senza limiti.

Quarto -  Incontrare i beneffatori, stare accanto a loro e avere la loro amicizia sara’ uno dei doni spirituali del Paradiso.

Ed ora passiamo alla lettura dei versetti 45, 46, 47, 48 e 49 della sura As-Safat:

«یُطَافُ عَلَیْهِم بِکَأْسٍ مِّن مَّعِینٍ»،

Girerà tra loro una coppa di [bevanda] sorgiva, (37:45)

 

«بَیْضَاءَ لَذَّةٍ لِّلشَّارِبِینَ»

chiara e deliziosa da bersi, (37:46)

 

«لَا فِیهَا غَوْلٌ وَلَا هُمْ عَنْهَا یُنزَفُونَ»

che non produce ubriachezza, né stordimento. (37:47)

 

«وَعِندَهُمْ قَاصِرَاتُ الطَّرْفِ عِینٌ»

E accanto a loro ci saranno quelle dagli sguardi casti, dagli occhi grandi, (37:48)

 

«کَأَنَّهُنَّ بَیْضٌ مَّکْنُونٌ»  

simili a uova nascoste (37:49)

 

Alla fine di questa parte, il Corano spiega che in Paradiso, i benefattori si appoggiano a dei cuscini e che si trovano in compagnia e in allegria. Intorno ai loro troni girano dei servitori che offrono loro vino paradisiaco, differente da quello mondano, dato che non provoca ebbrezza e non rende folli le persone.

Poi i versetti parlano delle consorti paradisiache amano solo i propri mariti e ignorano gli altri; donne dal volto affascinante che rimangono nascoste agli altri, come un uovo che una gallina nasconde quando lo sta covando. Da questi versetti apprendiamo che:

Primo – La resurrezione degli uomini sara’ corporea e in Paradiso ci saranno piacieri materiali come all’inferno ci saranno punizioni materiali.

Secondo – Il bianco e’ uno dei colori del Paradiso ed e’ simbolo della luce, della purezza e della bellezza.

Terzo – Le donne del Paradiso sono belle e attraenti ed allo stesso tempo sono caste e fedeli.

Davood Abbasi